Wonder Boy

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Daniele Musto
Wonder Boy

Recensione a cura di Anna Cavestri 

È davvero meraviglioso questo ragazzo a cui ti affezioni fin da bambino, a 5 anni cominciano le sue traversie.
Una vita vissuta per precetti e per la teoria del callo. E già qui comincia il bello.

Maniele Dusto il suo nome, per tutti Wonder Boy, lasciato a cinque anni alla nonna paterna perché la madre “non lo voleva tra i maroni” e il padre meno che meno.

Una vera e propria penitenza con la nonna perché per le la vita è ”penitenza, espiazione e rinuncia “e soprattutto preghiera.
A Wonder non rimaneva che autoconsolarsi e per questo soprannominato pugnetta.

È alle medie quando la nonna si ammala:demenza senile .
Wonder viene affidato prima all’autista della nonna, poi scopertosi filibustiere, dalla clausura con la nonna a veri e propri bordelli dentro casa, donne e alcol tanto che pure lui finiva ubriaco.
Sì innamora perdutamente di una compagna di scuola che non lo guarda manco di striscio .
Muore la nonna e sparisce l’autista e le si presenta la nuova tutrice legale fino alla maggiore età.

Perché?
Quando finalmente prende in mano la sua vita è una rocambolesca avventura in cui si intrecciano la sua volontà di diventare un medico ( e studia tantissimo). Poi nuovamente “la sorte “ inaspettata e fortunata che gli fa lasciare gli studi e lo porta a vivere situazioni e avventure di ogni tipo, in giro per il mondo, nelle quali tra il divertimento e la sregolatezza ogni tanto “si perde “.

Al suo fianco dal tempo dell’università il suo amico Monna che gli gestisce il patrimonio e lo tirerà ogni volta fuori dai guai in cui si caccia. Monna che da vero e unico amico si rivelerà il suo guaio.

È un libro dove imprevisti e colpi di scena si rincorrono, dove si perde il filo e lo si ritrova dalla parte in cui non te la aspetti.
È geniale, molto geniale, sia per la struttura che per il contenuto.
Ironico, sarcastico è da leggere perché è assicurato il divertimento ma anche delle belle riflessioni.

Anna