Volevo essere Madame Bovary

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Anilda Ibrahimi
Volevo essere Madame Bovary

La protagonista, Hera, di questo romanzo, nata a Tirana con una borda di studio arriva in Italia.
Vive a Roma, ha un ruolo pubblico, nessuno si accorge delle sue origini, ha due figli e un matrimonio deludente, fermo nella noia: un matrimonio occidentale, civile e senza strappi.

In Albania lei torna con il suo amante, come una Madame Bovary consapevole, torna a riannodare i fili, a capire che cosa è successo e che cosa è diventata.

Il suo amante è albanese e fa rumore mangiando, il suo amante ha una moglie che gli stira le camicie e che gliele compra, che gli lava le mutande e gli cucina cose buone. La moglie è brutta, rassicurante perché
“così almeno sono sicuro che non mi tradisce”.

Quell’uomo che ha conosciuto la libertà durante l’adolescenza è ancora totalmente invischiato in qualcosa di arcaico e comodo a cui non sa rinunciare.

E’ l’Albania o è il maschio? E’ stato il comunismo o è il cambiamento epocale che scoraggia, che ci coglie sempre impreparati? Questi gli interrogativi che Hera si fa.

Una scrittura scorrevole e con umorismo che rende la lettura molto piacevole.

Anna