Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio

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Remo Rapino
Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio .

Vincitore del premio Campiello 2020, questo è un gran bel romanzo.

“Lui è una vita di mezzo fra Don Chisciotte e Forest Gump, un personaggio ispirato da una canzone di De André e dalla volontà di raccontare una storia partendo dalla marginalità “ ( Remo Rapino )

Nato nel 1926, Liborio cresce con la madre e il nonno, finché non muoiono entrambi, per un incidente su un cantiere lui e per malattia lei. Del padre, che non ha mai conosciuto, sa che ha gli occhi scuri come i suoi. Rimasto solo, Liborio “cocciamatte” ( testa matta), come lo chiamavano in paese, ama la scuola, ma ha potuto frequentare solo le elementari e non si separa mai dal libro Cuore, regalatogli dal maestro. E così comincia il faticoso lavoro dal funaro e diventa garzone dal barbiere. Vive in un piccolo paese del Sud, da cui Liborio partirà per cercare fortuna a Milano dopo aver fatto il militare e perso ogni speranza per l’unica donna che amava andata in sposa ad un altro. In questo romanzo lo scrittore dà voce a un uomo che ne ha passate tante, usando la lingua parlata da Liborio, una lingua un po’ sconclusionata con termini dialettali ,(dall’esperienza di operaio in Lombardia e in Emilia al ricovero in manicomio per una lite in fabbrica, fino al ritorno al paese ).

Attraverso Liborio, Rapino racconta la storia del secolo passato, dalla guerra fino alle lotte operaie e agli scioperi degli anni 80.
A suo modo Liborio, con la sua fragilità e la grande forza di volontà è un eroe, incompreso, ai margini della società che nonostante tutto riesce ad avere un suo riscatto.

Pur con i suoi suoi limiti, affronta le tappe del suo tempo: guerra, migrazione, lavoro in fabbrica, ed anche l’esperienza del manicomio.
A Liborio ci si affeziona. Lui è un buono, semplice, ama i bambini e guardare le rondini che volano.
Perché “come mi diceva sempre il dottore Mattolini Alvise, ( lo psichiatra del manicomio): “però mica tanto matto sto Bonfiglio Liborio “
Alla fine del libro c’è il glossario delle parole usate con la traduzione italiana. Ma a parte qualche termine la lettura è scorrevole e piacevole e non manca l’ironia .

Non ho letto gli altri libri in concorso al Campiello, ma sono convinta che sia una vittoria meritata.

Anna