Villino Congedo Galatina una meraviglia tutta da scoprire

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Oggi vi racconto di un piccolo capolavoro di arte abbandonato nelle campagne di Galatina. Si tratta di un villino finito di costruire nel 1925 da Giovanni Congedo, figlio di Giuseppe e nipote del famoso ed illustre Orazio Congedo, che a ben due lastre marmoree a Galatina che ricordano che il nostro Orazio ha retto per molti decenni sia le sorti dell’Ospedale Civico di Galatina, allora ubicato nell’ex convento dei Carmelitani di via Siciliani, sia l’Orfanotrofio di via Scalfo, ieri proprietà dello stesso Scalfo, oggi IPAB Istituto Immacolata ed altro ancora. I Congedo di questo ramo hanno avuto tanta fortuna e si ritagliarono un ruolo importante nella vita cittadina tanto che il loro stemma campeggia in due palazzi in via Orazio Congedo, uno conosciuto a Galatina come ” A Retu la Gilli ” questo sicuramente era il palazzo dei Congedo che possedevano una quota parte del feudo di Aruca, nel 1683 apparteneva ad un certo Giampietro Congedo. Entrando dal grande portale bugnato al n.35 di via Congedo una volta via S. Andrea per la presenza di una chiesa distrutta e sostituita oggi nel culto a S. Rita, si trova l’enorme palazzo con lo scalone alla destra dell’atrio, appena superato il portale di ingresso. Oggi la strada pubblica sbuca dalla parte opposta fino al cosidetto Arco Andriani. Il 1835 fu diviso fra i fratelli Fedele, Francesco Saverio, Paolo, Antonio, Maria figli di Salvatore Congedo, dove nell’atto si indica come palazzo nuovo…attaccato al palazzo vecchio e di una galleria con balconate, di questo ramo dei Congedo era la proprietà allora della masseria Tre Pigni tra gli antichi casali di Pisano e Pisanello. Proprio di fronte all’ingresso del palazzo nel 1680 gli eredi di Giampietro Congedo costruirono la cappella votiva dedicata ai santi Domenico e Nicola proprio dove oggi sorge palazzo Cavoti piccolo. Interessante anche la storia del palazzo Congedo al n. 29 dell’omonima strada, oggi acquistata da Mario Percuoco, ma residenza della famiglia de Agricolis, dove agli inizi del 1400 nacque Stefano, il vescovo di Otranto trucidato dai Turchi ad Otranto nel 1480. I Congedo hanno ancora il bellissimo palazzo che si affaccia in piazza Alighieri tra PizzaMania e Dorabella e sono stati proprietari per anni del palazzo delle Tarantate una volta Tondi-Vignola, oggi Tedesco Marra. Qualche giorno fa ho conosciuto Antonio Congedo, in una villa nei pressi del nuovo resort Lucrezio sulla provinciale Noha – Collepasso. Dopo una breve chiacchierata mi ha invitato a visitare il villino Congedo terminato nel 1924 dallo zio Giovanni, lo stesso zio che ha lasciato in eredità ad Antonio l’incombenza del villino che si trova sulla strada vicinale denominata del Duca. L’ingresso una piccola foresta indomabile, tra alti pini e inestricabili siepi di pittosporo diventate alberi, da quando 13 anni fa il proprietario Giovanni a causa di un ictus ha lasciato a malincuore questa terra, la villa in stile gotico ti accoglie con la sua magnificenza, un bellissimo porticato con scale avvolgenti in pietra leccese accolgono i visitatori, i balconi del porticato con la trama più volte ripetuta del simbolo esoterico della triplice cinta, mentre in alto si ripete ossessivamente l’archetto trilobato. Tre formelle di ceramica della ditta Garrisi di Galatina raccontano le stagioni su disegno di Pietro Mangia. Le tre formelle vennero commissionate negli anni 60′ del XX secolo quando le ceramiche Garrisi erano all’apice del loro successo, dieci anni dopo la grande ceramica artistica Garrisi chiude, non prima di aver prodotto il bellissimo calvario di via Luce ( 1973 ) sul fianco del santuario mariano costruito da Monsignor Gabriele Adarzo de Santader, opera di Giuseppe Cisotta con l’artistiche ceramiche Garrisi che raccontano anche il famoso miracolo della ” luce ” in ceramica della stessa ditta anche la lunetta all’ingresso del santuario.

Ma torniamo al nostro villino, il resto lascia solo presagire la bellezza dei luoghi, oggi violentati ed abbandonati. Il nostro Antonio, poverino fa quello che può, la villa aperta e senza barriere spesso accoglie vandali che hanno distrutto buona parte del coffee house in metallo all’interno del giardino chiuso. L’interno della villa tra palline da golf ( una passione dello zio ) e innumerevoli lampadine ad incandescenza, vi sono ancora sparse riviste sexy e la polvere sembra si sia impossessata di tutto. Il resto del giardino, tra palme ed alberi da frutto, conducono sul retro fino alla vecchia dependance coperta da vite americana, mentre un Autobianchi d’epoca fa bella mostra di sè. Un peccato quasi mortale l’abbandono di questo villino, speriamo che torni presto ai vecchi fasti di una volta.

Raimondo Rodia