Villa Saetta e l’iscrizioni dei profughi Ebrei

0
3065

Questa mattina ho voluto dedicare un pensiero ed un azione per conoscere i luoghi che hanno visto passare tra il 1944 ed il 1947 gli Ebrei scampati all’olocausto nazista, la parola olocausto veniva usata nella Bibbia durante i sacrifici che si tenevano per ringraziare il signore ” YHVH “, nel quale l’animale veniva arso sull’altare, il significato della parola deriva dal greco olos ” tutto ” kaustos “bruciato “.

Il sacrificio dell’olocausto prevedeva che la vittima venisse completamente consumata dal fuoco sacro. Oggi, questo termine arcaico, lontano dalla nostra realtà viene usato per evocare o rievocare scenari potentemente legati a questa immagine, appunto l’olocausto nazista che consumava nei forni crematori milioni di persone, un olocausto nucleare. Ma si può parlare di sacrificio? Olocausto non è la parola migliore per indicare certi abomini dell’uomo, calza meglio forse Shoah ” Desolazione ” con cui gli ebrei ricordano i massacri della seconda guerra mondiale.

Ma eccomi all’ingresso del municipio di Nardò, mi aspettano Gianluca ed Agostino, faccio due chiacchiere con loro e scappo, mi aspetta villa Saetta oggi De Michele. Arrivo dopo pochi chilometri, parcheggio all’ingresso della villa, mi fanno compagnia i miei amici Rita ed Alfonso testimoni dell’evento,  ora la villa mi appare in tutto il suo splendore. Siamo a due passi da quello che ancora oggi viene denominato ” Posto di Blocco “.


(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Istituito proprio dai militari anglo-sassoni ed americani tra il dicembre del 1943, fino alla fine del 1947, per proteggere la zona tra le Cenate, S. Caterina, S. Maria al Bagno fino alle alture di Mondonuovo, presto riempite prima da slavi dell’est, che non si integrarono affatto con la popolazione locale, poi con le successive ondate di profughi Ebrei. Mentre spingo il pesante cancello in ferro dell’ingresso della villa, mi viene incontro Anna Campoli moglie di Carlo De Michele, attuale proprietario di villa Saetta. Non posso che rimanere sbalordito dal belvedere che si staglia di fronte a me, mentre un curatissimo giardino all’italiana con le sue siepi ai due lati dell’ingresso ammalia la vista.

La villa fu commissionata da Lorenzo Saetta, antenato degli attuali proprietari, che con gioia mi fanno vedere la casa. La villa risale al 1892, costruita su progetto dell’architetto Carlo Luigi Arditi. La villa offre una pianta originale, un prospetto curvilineo, davanti concavo e dietro convesso, due ali laterali squadrate che si traduce all’interno con due grandi saloni ellitici con soffiti a botte, un ingresso esagonale, la cucina spaziosa e ben curata, con ancora la cosidetta ” cucina economica a legna “,  poi ben quattro camere da letto, ciascuna con il proprio bagno e finestre munite di bifore con affaccio sul giardino circostante, proprio in una di esse troviamo la prima delle firme autografe di una profuga ebrea, si firma con la matita Susanna Prever o Brever con ben visibile la data 1946, incidendo la stella di David ben due volte. All’esterno della villa una zoccolatura in pietra leccese corre tutto intorno alla base della villa esaltando ancora di più l’intonaco bicolore a chiazze rettangolari alternate in senso verticale, nei colori tradizionali di Terra d’Otranto, il rosso pompeiano ed il giallo ocra. Elegantissime le finestre a bifora con dettagli neo-gotici con ispirazione arabesque sconfinante in quell’eclettismo proprio di queste architetture. In una di queste troviamo inciso falce e martello. Finito il giro dentro e fuori la villa, Anna mi accompagna sul terrazzo, dove in corrispondenza del portale d’ingresso si trova il ” Belvedere ” a cupola in stile moresco, con una grande trifora che funge d’affaccio. Nel belvedere strani disegni ed ancora altre firme sui muri. Un gruppo di firme di Ebrei tutte con la lettera Zeta, si inizia in alto con Zelig, si proprio come il titolo del film di Woody Allen, che fu preso in prestito da un noto locale cabarettistico di Milano. Poi leggiamo più in basso Zylber e Zohn 1945. Molto più strani i disegni, secondo Anna si tratta di una mappa, purtroppo ad oggi sono poco leggibili. In un altro disegno firmato vi è la caricatura del capoccione di profilo di un Ebreo, ma sono quasi del tutto scomparse. La villa ed i dintorni regalano molto altro. Una piccola grande avventura ancora tutta da svelare che ho voluto condividere con voi.

Raimondo Rodia

Ecco alcune foto:

 Foto e testo di Raimondo Rodia