Vento in scatola

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Marco Malvaldi – Glay Ghammouri
Vento in scatola.

A cura di Anna Cavestri 

Tutto si svolge dentro un carcere e come dice la fascetta “Per essere autenticamente liberi occorre conoscere il carcere “
Sì perché di luoghi comuni ne sappiamo tanti: “ li manteniamo in galera, mangiano, bevono, si fanno portare il cibo da fuori, non fanno un cavolo tutto il giorno…..ad libitum “
Malvaldi incontra il coautore del libro, durante un corso di scrittura tenuto nel carcere di Pisa, detenuto in Italia per un grave delitto.

Al centro del libro, che non è autobiografico, c’è un giovane tunisino, Salim, abile broker:” quando ero fuori, io facevo flash trading.

Speculazioni ad alta frequenza “ , ma Salim è finito in carcere ingiustamente, per motivi che niente hanno a che vedere col suo lavoro.
Grazie alla conoscenza del carcere e della vita al suo interno e delle complicate relazioni che si instaurano, Malvaldi mette insieme, con l’ironia che abbiamo conosciuto in altri suoi libri, una storia che non può che far riflettere.
Tutto quello che pensiamo di sapere della vita in una patria galera, ci viene ampliata dall’esperienza di chi in galera ci sta.
Sovraffollamento, cibo scadente e scarso, guardie penitenziarie che fanno turni sfiancanti per mancanza di personale, relazioni tra i detenuti. Il giovane Salim esperto cuoco che si ingegna a far da se quello che gli serve, è una persona sveglia, intelligente, capace a fare i conti e per questo messo a lavorare in ufficio.

Sì dentro al carcere c’è chi fa qualche lavoro, retribuito poco, ma lo fa: aiuto cuoco, spesino ( quello che prende gli ordini degli acquisti, per chi può permetterseli, rigorosamente quelli descritti in una lista), o aiuto in lavanderia, per cercare di occupare il tempo. L’unica cosa che non manca in carcere è “Il Tempo “. C’è chi studia, chi si laurea anche.
Ci sono detenuti di vario tipo ovviamente, quelli che bisogna rispettare, quelli che bisogna lasciare stare, quelli che condividono pacificamente una cella in quattro con un bagno in comune, una finestra tanto alta che vedi solo il cielo.

Quelli che si azzannano tra loro e con le guardie. Quelli che si suicidano. 
Al giovane tunisino, mentre sconta la sua ingiusta pena, capita qualcosa molto particolare, che lo porterà a fare delle scelte impreviste.
C’è tanta umanità dentro il carcere, anche tra i delinquenti c’è umanità, e questo messaggio passa chiaro in questo libro, non per tutti magari è facile provare pena e non bisogna per forza provarla, ma è altrettanto chiaro che la loro pena in carcere la scontano.
Ci sono in diverse carceri iniziative volte alla risocializzazione del detenuto, o semplicemente iniziative per offrire qualcosa di più che il carcere non è in grado di offrire, corsi di lettura, scrittura, piccoli laboratori, spesso modi per trascorrere meglio il tempo infinito.

È un libro che consiglio, la lettura è resa piacevole dai due autori, l’ironia come ho già detto e il contenuto di questa commedia piena di intrighi, che ad un certo punto sembra un giallo, sì perché il giovane tunisino qualcosa scopre, il vento in scatola proprio.

Anna