Vegani, vegetariani, onnivori, carnivori: Quale futuro?

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Il futuro dell’alimentazione è un rebus o forse un tabù. I pranzetti prelibati alla “vecchia maniera” saranno sempre più radi. Tra carne creata in laboratorio, pasta e farine a base di insetti, alimenti di origine vegetale al gusto di hamburger, sostituti del pesce; il vecchio catalogo degli ingredienti rischia di essere ben scombussolato. 

Negli Stati Uniti tra giugno 2017 e giugno 2018 le vendite di alimenti a base vegetale sono cresciute di oltre il 20%, superando un valore di 3,3 miliardi di dollari. Numeri di un certo rilievo per un fenomeno che soprattutto oltre oceano è considerato di nicchia. In Europa invece, negli ultimi 4 anni, le vendite di alimenti sostituti della carne sono aumentate del 451%, mentre online le ricerche a tema sono quadruplicate tra 2012 e 2017. Ciò che è vegetariano o vegano o addirittura macrobiotico, crudista, persino fruttariano, crea intetesse.

E ovviamente molti marchi importanti a livello globale se ne sono accorti e stanno muovendo passi decisi vesrso questi trend. Recenti articoli riportano come Danone abbia investito 60 milioni di dollari per espandere la produzione di bevande a base vegetale nella divisione del Nord America.

D’altro canto Just Eat, che si occupa di del food delivery on demand, ha registrato un aumento del 987% nella ricerca di alimenti vegani e vegetariani nelle ricerche effettuate dai suoi utenti. Persino McDonald’s ha introdotto il Burger McVegan in Finlandia e Svezia.

Tyson Food uno dei maggiori produttori di carne al mondo ha acquisito tempo fa il 5% di Beyond Meat, un’azienda che dal 2009 crea in laboratorio sostituti vegetali della carne. Il trend dunque sembra essere proprio questo e negli ultimi anni lo sviluppo di questi prodotti è cresciuto vertiginosamente.

Negli Stati Uniti il latte vegetale lo scorso anno è cresciuto del 9% rispetto a un -6% delle vendite di latte vaccino, lo stesso vale per una serie di altri sostituti dei prodotti lattiero-caseari con tassi di crescita vertiginosi: +131% per le panne e +55% per gli yogurt.

Ci sono poi le “fake meat”, carni create in laboratorio tramite proteine estratte da legumi o da altri vegetali, fenomeno cavalcato da tante company americane tra cui la Beyond Meat, approdata anche in Italia con il suo “fake burger” 100% vegetale acquisito dalla società bolognese Well Done. Negli Stati Uniti il Beyond Burger è già distribuito in oltre 10mila punti vendita tra GDO e Food Service, mentre l’Italia è il secondo Paese in Europa ad accogliere la novità dopo la Gran Bretagna.

Il trend della “rivoluzione vegetale” ci dice che un consumatore su otto si dichiara vegano o vegetariano e tre persone su dieci dicono di aver ridotto il consumo di carne nell’ultimo anno.

Ora, sappiamo bene quanto la gente si faccia influenzare dalle mode, anche nelle dichiarazioni, ma è comunque un dato di fatto che la tendenza sia in questa direzione.

La Tesco, una catena distributiva di piatti pronti leader nel panorama inglese, ha registrato un incremento del 25% allo scorso anno, nelle vendite di piatti vegani e vrgetariani. Chi lo fa, però, sembra non lo faccia in modo drastico e il tutto non si è al momento tradotto in un totale abbandono della carne.

Curioso il termine con cui si identifica questa massa di persone: Flexitariani, ovvero semi-vegetariani. Una sorta di ibrido tra onnivoro e vegetariano che consuma ptoteine animali solo in casi saltuari.

Sarà interessante vedere nei prossimi tempi se questa forma di consumo flessibile con drastica riduzione di proteine animali prevarrà oppure se prevarranno le diete totalmente vegane o vegetariane o quelle che prevedono l’introduzione di nuove proteine animali sinora mai concepite, almeno nei paesi occidentali, rivolte al consumo di insetti o altri animali sinora mai presi in considerazione. Ai posteri l’ardua sentenza.

L.D.

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