Vanità

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Vanità

Copiose son le umane debolezze
e basta volger il cò(1) tutt’intorno
che spuntàn peccatucci e nefandezze,
ma dal momento ch’accade ogni giorno,
di rado se ne notàn le fattezze.
Chi poi della virtù vuol ‘l suo ritorno,
è peggio di chi al diavol fa carezze
giacchè si vanta più d’un’unicorno
mostrando le sue futili prodezze.
Costoro tuttavia son poca cosa
rispetto a chi è privato di beltà
o chi ha li peli bianchi e pel rugosa,
che scarsi d’occhi, specchi ed onestà,
s’atteggiano mettendosi in gran posa
com’imitar delle divinità.
Ci son poi quelli gonfi di se stessi
che sventolano titoli meschini
com’a voler nasconder che son fessi,
o quelli che son peggio dei cretini
per cariche che rendonli commessi.
Ma a primeggiar su tutti i vanitosi
c’è quella folta schiera di soggetti
formata da stoltissimi studiosi
che credon solo lor d’esser perfetti
perché veri custodi della gnosi(2);
per non parlar nemmeno degli artisti,
convinti di far opre(3) da maèstri
quand’è che in verità risultàn tristi:
chi pitta tele che son sol’impiastri,
chi fa componimenti assai intimisti
magari con versi e rime ad incastri!
Ma che si vuol da quest’umanità?
Già assai grama, caduca e mortale
lasciamole la vuota vanità
come placebo al male generale.

1. il cò: il capo, la testa.
2. gnosi: conoscenza, sapere.
3. opre:opere.

Romanza con musica di Donatella Rettore 

Alessandro Genovese
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