Val Tartano – Ponte del cielo

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Con @Ladolcevitaly oggi viaggiamo nel bergamasco dove scopriamo la Val di Tartano, nella grande area della Valtellina e il Ponte del cielo.

La Val di Tartano è la terza grande valle sul versante orobico della bassa Valtellina, subito dopo la Val Lesina e le Valli del Bitto di Gerola ed Albaredo.

Questa valle si congiunge con il fondovalle all’altezza del grande ed impressionante conoide del Tartano, posto all’altezza di Talamona. Qui infatti si nota l’enorme massa di detriti alluvionali che il torrente Tartano ha scaricato in migliaia di anni.

La Valle ha la forma di una Y, costituita, nella parte medio-bassa, da un orrido profondo che, all’altezza di Tàrtano (m. 1200), si apre e si biforca nei due rami della Val Lunga, ad est, e della Val Corta, ad Ovest.

La Val Corta si biforca poi, più avanti  nella Val di Lemma, ad est, e nella Val Bùdria, ad ovest.

La denominazione delle due valli corta e lunga non si riferisce all’estensione, ma all’antichità storica degli insediamenti. Mentre i “Lunghi” furono i primi colonizzatori della valle, provenienti dal versante orobico della bergamasca, i “Corti” vennero in un secondo momento.

Tributaria di destra della Val Tartano, fra Campo e Tartano, è la Val Vicima, nel comune di Forcola, in cima alla valle il passo di Vicima (m. 2234) permette il passaggio in Val Madre.

In generale i monti intorno alla valle si aggirano da altezze di 2000 fino a 2500 m.

Raggiungere la Val di Tartano da Milano è possibile facendo  la nuova ss 38 e uscendo alla seconda galleria di paniga, superando il fiume Adda ed alla successiva rotonda prendendo la terza uscita con indicazioni: Forcola 3km, Tartano 14 km.

Dopo poche centinaia di metri si lascia la strada Provinciale Pedemontana Orobica e si prende a destra la strada provinciale 11. Si percorre quindi una discreta salita lungo il Crap del Mezzodì, la strada costruita fra il 1956 ed il 1957, che ha consentito, per la prima volta, l’accesso alla valle di autoveicoli. Giunti a Campo Tartano, il paesino reso celebre dall’inaugurazione del Ponte nel Cielo (2018), posto in una splendida posizione panoramica, di cui scriveremo a breve.

Presso Campo, è stata costruito, sul torrente Tartano, la diga di Colombera, che serve una centrale ai piedi del versante occidentale del Crap del Mezzodì. 

La comunità della Val Tartano ha origini antiche. Le origine del nome sono celtiche: Tar(an), ovvero tuonare e Ten, ovvero dignità. Il suo significato potrebbe essere “colui che tuona o tuonante”.

In effetti forte è anche la sua somiglianza con la parola inglese thunder, tuono; non solo per il significato, ma anche per la grafia e la pronuncia. Taranu in Gallese, tralaltro, significa tuonare e nella
mitologia celtica Taranis era il dio del tuono, venerato sia in Gallia che in Britannia.

In epoca romana Taranis veniva comparato a Giove. Il nome è conosciuto grazie a Marco Anneo Lucano, poeta romano che nel suo poema Pharsalia lo descrive come una divinità celtica alla quale venivano tributati sacrifici umani, il cui simbolo era la ruota raggiata, allegoria del fulmine e legata al rombo di tuono. A Taranis veniva consacrata la quercia (dru) da cui prendono il nome i Druidi, gli antichi sacerdoti celtici.

In effetti alla fine del V secolo a.C. i Celti, abili lavoratori dei metalli e buoni allevatori di bovini e suini, scesero in Italia, come testimonia Plinio il Vecchio.

Vo sono testimonianze storiche che affermano che i Celti, tra V e III secolo a.C., dalla Val Brembana giunsero anche in alta Val Tartano, sembra per sfruttare le vene ricche di ferro de li Cadèli, la montagna dai cui fianchi nascono il Brembo, il Tartano e il Madre.

I boschi vennero tagliati per alimentare i forni fusori delle cave di ferro e la cosa proseguì anche col dominio dei Romani prima e nel XIV-XV secolo sotto i Visconti di Milano.

Addentrarsi indietro nei secoli a scoprire l’origine di queste popolazioni montanare è affascinante e si scoprono aneddoti e informazioni altrimenti sconosciute.

E così presto sorse una comunità di pastori-contadini che si ampliò e si diffuse nelle valli intorno. 

Da fonti locali si scopre anche come fosse usanza dei Celti chiamare le sorgenti d’acqua, per loro un passaggio della vita, con un attributo creato ad hoc. I nomi delle località lo testimoniano: Bitto da bitu, perenne, come indica Orsini in “Storia di Morbegno”; Brembo da brem, ovvero impetuoso, e Tartano da tarten, ovvero tuonante. 

Poi ci sono usanze locali che portano sempre alla tradizione celtica, come quella di esporre i teschi o le corna d’animali morti sulla baita o la ruota raggiata sulla casa, ad esempio.

A dire il vero non è ancora definito realmente da dove venga Tarteno, se, come sembra da una radice celtica o veneta oppure, come molti sostengono, etrusca.

Dopo la discesa dei Galli che rimasero stazionati in pianura e a fonfo valle, gli Etruschi superstiti si rifugiarono nelle valli laterali più impervie come la valle del Bitto, del Tartano, del Masino, Valmalenco, Valmadre, Val d’Ambria, Val Codera.

In queste valli troviamo tracce etrusche che si vedono anche dai tratti somatici come la testa rotonda mesaticefala, i capelli corvini, gli occhi tondi.

Nel Medio-evo, la valle apparteneva alla corte longobarda di Talamona, nella quale rientrava anche il primo nucleo di Morbegno. Poi, dopo il secolo XI, la valle divenne possesso feudale del vescovo di Como, che ne assegnò una parte ai Gaifassi, una potente famiglia ghibellina di Morbegno. 

Lo studioso Orsini riferisce come sia possibile che famiglie toscane e marchigiane si siano rifugiate in Val di Tartano, per sfuggire ai nemici: “Una parte ben maggiore andò a rifugiarsi nelle Valli del Bitto e del Tartano…

Questa mia ipotesi è suffragata da alcune considerazioni linguistiche: nella Val di Tartano, come a Bormio, permane la “u” toscana e non si usa la “u” lombarda” (op. cit.). 

Qui giunsero anche piccoli gruppi della comunità Walser, emigrati dal Vallese fra il 1200 ed il 1500. Grazie a loro fu introdotta la connessione, ad incastro, negli angoli, di grossi tronchi (detta nel dialetto della valle “scepàda” o “incucadüra”. Ecco il perché l’aspetto caratteristico di molte baite della valle, con un piano-terra in muratura ed un primo piano in legno.

Un evento importante si ebbe nel 1512, quando sulla Valtellina iniziò il dominio delle Tre Leghe Grigie. I nuovi signori stimarono la ricchezza complessiva di ogni comune della valle per capire le tasse che potevano ottenere dalla zona. Diedero vita agli Estimi generali del 1531. Questi documenti sono utilissimi per capire la situazione economica della valle.

Nel Cinquecento viene anche eretta a Tartano la chiesa di S. Barnaba (consacrata nel 1624, restaurata nel 1664 ed ampliata nel 1874), che apparteneva alla parrocchia di Talamona.

Sempre bel seicento, va detto che pure qui la peste colpì duro, tanto che perì quasi la metà della popolazione valtellinese, forse i due terzi, come stima lo studioso Orsini: la popolazione sarebbe scesa da 150.000 abitanti a meno di 40.000.

Il settecento fu invece molto più tranquillo e vi fu una bella ripresa, sia economica che demografica per la Val Tartano. Amministrativamente vi fu una bella riorganizzazione, a partire dal 1726 col rogito di Martino Mariani di Talamona, attraverso cui il comune di Talamona divise giuridicamente e orograficamente il territorio in tre nuclei: Talamona, Campo, e Tartano. Il territorio comprendente la Vallunga, Valcorta, Val di Lena (Val di Lemma). La sede comunale era in contrada Rondelli. 

La storia recente della Val Tartano è quella di tante aree montane italiane, svuotate e impoverite, ma mai piegate e sempre alla ricerca di un modo per valorizzare al meglio la bellezza della propria natura.

Ponte nel Cielo is a 234-metre-long pedestrian bridge suspended 140 metres above the valley floor, connecting Campo Tartano (alt. 1,034 m) and the verdant pastures of Frasnino (alt. 1,038 m). It is the highest Tibetan bridge in Europe!

Constructed by the Püstarèsc Consortium, the bridge consists of 700 boards made from Val Tartano larch.

Suitable for all ages, including children, it offers visitors and hikers unique panoramic views of the mountains, the lush Tartano valley, Colombera dam, the alpine pastures of Frasnino and lower Valtellina down to Lake Como.

A birdwatching site will be installed in the flat alpine clearing in Frasnino for the viewing of eagles and owls, as well as the capercaillie, which is the symbol of the Parco Regionale delle Orobie Valtellinesi.

La valle si presenta buia e ricca di angusti passaggi. Venire qui significa amare la natura anche nei suoi aspetti più estremi. E così, nel 2016, parte l’iniziativa di creare una passerella, un ponte tibetano che collega Campo Tartano con il maggengo Frasnino. Il modello segue altre strutture realizzate in Svizzera ed in Austria e in altre parti nel mondo, che hanno avuto un grande successo permettendo di ammirare dal vivo scorci altrimenti inimmaginabili.

Dal ponte tibetano di questa valle si può ammirare lo spettacolare scenario delle montagne della zona. Dalla sella di Campo Tartano alle imponenti vette e relativi ghiacciai delle Alpi Retiche; dalla verde vallata del Tartano alla la diga di Colombera, a tutto il fondovalle valtellinese che culmina nel lago di Como.

Non va sottovalutato lo sforzo dei soci del consorzio, in buon parte valligiani, ma non solo, che si sono dati da fare per realizzare questa grande opera che potrà essere di aiuto affinchè in futuro la Val Tartano non rimanga abbandonata a se stessa. Un simbolo anche della condivisione di gente operosa e attaccata alla propria terra 

Passate in questa angusta valle e provate il ponte tibetano..uno spettacolo affascinante per gli amanti della montagna…Fede.