Vado a Napoli e poi..muoio

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Vado a Napoli e poi… muoio

Di Daniela Carelli

Recensione di Elena Ungini

Fabrizio vive a Milano, lavora a Milano ed è leghista, figlio di leghisti. Non può soffrire le persone del sud, che giudica pigre, indolenti e sfaticate.

Immaginate il suo disappunto quando, al lavoro, gli affiancano Linda, giovane e avvenente napoletana, da poco trasferitasi a Milano. Dopo un primo periodo di diffidenza e di scarsa considerazione nei confronti della ragazza, Fabrizio è costretto ad ammettere che, in realtà, la  nuova venuta è decisamente più efficiente della collega precedente, e anche più carina. Ma la giovane non è solo la classica bellezza mediterranea, è anche intelligente, colta e simpatica, e Fabrizio comincia a notarlo, suo malgrado. Sono però i “roccocò” e i “susamielli”, dolci tipici napoletani fatti in casa dalla mamma di Linda, a conquistarlo definitivamente. Quasi senza rendersene conto, Fabrizio si trova inesorabilmente legato a Linda e si fidanza con lei, che lo convince a passare il Natale con la sua famiglia, nell’ultimo posto dove lui avrebbe mai sospettato di andare: Napoli.

Qui, dopo essere stato accolto calorosamente da tutta la famiglia, si trova a fare i conti con una città ben diversa da quella che aveva creduto; una città dalle mille sfumature, fatta di presepi, di vedute mozzafiato, di fritti misti venduti agli angoli delle strade, di chiese mistiche che sanno infondere un senso di pace e risvegliare la fede nel profondo; una città che vive, che pulsa, che ama, dove si riesce a sentire il calore della gente, dove si è ancora capaci di scherzare e di perdonare, dove non si litiga, ma si discute animatamente, per dimenticare tutto un istante dopo; una città dove le credenze popolari si fondono al mistero della nascita di Cristo, dove sacro e pagano si mischiano insieme su una tavola imbandita a festa, dove la povertà si nasconde nei vicoli accanto alle vie luminose e pulite dei turisti, e dove persino il ragù viene preparato con atavico rispetto, recitando preghiere; una città dove alle volte la delinquenza è una scelta obbligata, e chi si rifiuta di accettare questo è costretto a lottare aspramente, per tutta la vita.

Che dire di questo libro? Bello, scritto in maniera impeccabile, spesso con riferimenti storici e artistici notevoli. Un libro ironico, divertente, accattivante, a tratti commovente, che denota una passione immensa dell’autrice per la sua città natale, una passione che ne pervade le pagine, rendendo la storia meravigliosamente più vera e sentita, facendo quasi toccare con mano le innumerevoli meraviglie di questo luogo: la sua cultura, le sue tradizioni, la sua cucina, i suoi contrasti.

Fa davvero venire voglia di farsi un giro per Napoli e, in fondo al libro, troviamo persino le mappe degli itinerari percorsi da Linda e Fabrizio. Che aspettiamo, allora? Leggiamo questo libro e facciamoci un giro per questa stupenda città.