Uno di noi

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Daniele Zito
Uno di noi

Recensione a cura di Anna Cavestri 

È una tragedia quella che succede, e con la forma stilistica della tragedia greca viene raccontata.
I personaggi soggetti dell’azione( Noi ), il coro, che fa eco a quello che è successo, la vittima, il padre e tutti quelli che a vario titolo entrano nella tragedia.

Non è un racconto, parlano i pensieri delle persone, le coscienze, in versi e con ritmo incalzante.
Lo spunto da un fatto veramente successo.
Alcuni amici di vecchia data alla fine di una partita di calcetto danno fuoco a una baraccopoli, così per fare una bravata.

Persone apparentemente comuni, con una famiglia e anche con figli.
Noi:
“che vi avevo detto ?
È stato o non è stato
meglio di una scopata?
Visto quante fiamme?
visto come strillavano ?
che goduria ragazzi, che goduria
li abbiamo proprio castigati……….
abbiamo bonificato la zona
………… gli abbiamo fatto capire chi comanda…………….
La loro pacchia è finita
la nostra appena cominciata “

Così l’inizio. Ma un gesto così sconsiderato assume fin da subito la scena drammatica e tragica che rimarrà indelebile.

A bruciare non sono solo le baracche ma pure le persone, una bambina .
Coro:
…………..
“ ecco di nuovo l’orario di visita………
tra noi e loro una parete……….ci guarderanno…………….
e quella bambina
tutta escoriata
abbandonata su quel lettino
laggiù in fondo
è la più brava di tutti noi………….
………
povera bambina
chi può averti fatto tutto questo?
chi?
……………..,”
È un urlo questo libro, di rabbia e impotenza e nessuno si salva.
È una denuncia sicuramente contro chi agisce e pensa a farsi “ giustizia “ togliendo di mezzo la punta di un iceberg, che da fastidio, ma è una denuncia drammatica di tutto un paese che ha permesso che l’iceberg si formasse.
Al funerale c’erano tutti, il padre dietro la bara, “ non aveva più occhi, non aveva uno sguardo “, che ha perso tutto e che come gli altri “ giustiziati “ delle baracche veniva da molto lontano per riscattare una vita. ( “ prima gli italiani “ )
C’erano il medico, l’infermiere, il ministro, certo , attorniato dai giornalisti, “ c’era perfino l’ennesima fiaccolata “……….
C’erano gli “ assenti “.
Quante ne abbiamo viste di situazioni così?

Ci si può sentire solo all’unisono con le emozioni dello scrittore e provare la stessa rabbia.
Il libro è ben articolato da voce a tutti, ognuno con la sua versione, ognuno con la sua giustificazione che spesso non trova giustizia.
Chi passava lì per caso, chi non capiva quello che stava succedendo, chi pensa che è meglio non immischiarsi e la punta dell’iceberg diventa sempre più alta.

Il libro finisce col Corifeo ( nella tragedia greca rappresenta il capo del coro la voce più influente)
“Non preoccuparti
non temere
non disperare
la marea, piano piano
spazzerà via tutto
farà tabula rasa
piazza pulita di ogni cosa…

Lascerà soltanto le barchette
………………..
………….
ciascuna con il suo bel cadavere
rannicchiato sotto vela………….”

È un libro questo con finale aperto, c’è tanto da fare ancora, ognuno con la propria coscienza anche quando delega ad altri le sorti del paese e della vita propria e altrui.
E non è scontato che essere d’accordo o provare risentimento per fatti come questi porti davvero al cambiamento.
È una lettura che caldamente consiglio perché ascoltando la voce di tutti quelli che a vario titolo sono personaggi in questo libro, ci si fa l’idea di un insieme su cui c’è molto da riflettere e da discutere.

Anna