UNESCO, cos’è e che ruoli ha.

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La recente intenzione statunitense di uscite dall’Unesco ha destato perplessità e stupore nei confronti di una politica sempre più isolazionista dell’amministrazione Trump.
 
Per capire le conseguenze di una tale decisione bisogna capire che cosa è l’Unesco e qualo sono le sue funzioni.
 

L’Unesco, ovvero la United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization (in italiano Organizzazione delle Nazioni Unite per l’istruzione, la scienza e la cultura), è un’istituzione intergovernativa facente parte delle Nazioni Unite e nata il 4 novembre 1946 a Parigi. Il suo scopo è quello di preservare  il patrimonio culturale e artistico di tutto il mondo. Ma allo stesso tempo si propone di contribuire alla pace e alla sicurezza attraverso la promozione e collaborazione tra gli stati. I tramiti sono l’istruzione, la scienza e la cultura e il fine è il rispetto universale della giustizia, della legge, dei diritti dell’uomo e di tutte le libertà fondamentali che la Carta delle Nazioni Unite riconosce ai vari popoli, senza alcuna distinzione di razza, sesso, lingua o religione.

Un fine nobile che ha reso questa istituzione un simbolo di fratellanza tra i popoli ma soprattutto di diffusione culturale.

L’unesco è governata dalla Conferenza generale. I membri della Conferenza generale si incontrano ogni due anni con l’obbiettivo di regolare i lavori dell’agenzia specializzata e prendere nuove decisioni. Un agenda non troppo fitta dunque a testimonianza dei pochi sprechi. Inoltre, ogni quattro anni viene nominato un direttore generale.

Irina Bokova è l’attuale direttore generale ed ha il potere esecutivo e direttivo

Il direttore viene eletto su indicazione del Consiglio direttivo, composto da 58 stati membri. Ad aprile 2016 i membri Unesco erano 195 oltre a 10 stati associati. La sede dell’Unesco è Parigi.

Obbiettivo principale

L’obbiettivo principale Unesco è quello di identificare e proteggere i luoghi storici, naturali e artistici considerati di rilievo a livello mondiale. La base di tutto è la convenzione internazionale sul patrimonio dell’umanità, che è nata dalla Conferenza generale dell’Unesco nel 1972.

Importante ovviamente il ruolo dell’Italia che con i suoi 53 beni è il paese con il maggior numero dei patrimoni dell’umanità al mondo. Tra questi vi sono i centri storici di Napoli, Roma, Urbino, Firenze, Siena e Lucca e l’intera città di Venezia.

Ma di fatto i luoghi in Italia sono molti, e tanti, circa altri 40 luoghi da Nord a Sud, sono destinati a diventare patrimonio dell’umanità entro pochi anni.

Alcuni comunque già lo sono come gli scavi archeologici di Pompei, Villa Adriana a Tivoli, il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna e le isole Eolie, le Dolomiti.

Le uniche tre regioni italiane al momento, che non hanno beni in lista sono la Valle d’Aosta, il Molise e la Calabria.

Ma ha reale utiità questa istituzione?

Da sempre l’Unesco vive accompagnata da diffidenze e dubbi come quando nel periodo della guerra fredda, Stati Uniti e Regno Unito accusarono l’organizzazione di essere uno strumento controllato dai paesi comunisti e quindi abbandonare l’istituzione nel 1984 e nel 1985.

Dal 2011, nonostante il parere contrario di Stati Uniti e Israele, anche la Palestina è uno stato membro, grazie ai 107 voti a favore dell’Assemblea generale.

Ma la nuova amministrazione Trump sembra non digerire la cosa è così ancora una volta la politica e gli interessi particolari entrano in una istituzione che dovrebbe limitarsi a perseguire i suoi obbiettivi a tutela della cultura e della giustizia sociale…

L.D.

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