Una storia d’amore tra intrighi e passioni, raccontata nella pietra del centro storico di Galatina

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Un racconto per immagini questo mio, tutte provenienti da lati oscuri e poco conosciuti del centro storico di Galatina. Un modo come un altro per farvi conoscere attraverso le foto il dipanarsi di una storia ed ecco la prima immagine. Cedant tenebrae lumini et nox diurno sideri: Le tenebre si ritirino davanti al sole e la notte davanti alla stella che brilla durante il giorno.

Sourè

Insomma un fotoromanzo, un caleidoscopio di luce e pietra. Poco distante un cavaliere piega il suo collo e per sempre regala al luogo il suo amore segreto.Il cavaliere Sourè, dopo aver guadagnato onori e gloria in oriente, segue il sovrano angioino francese alla conquista del meridione d’Italia, con lui l’inseparabile amico di mille battaglie, il cavaliere francese della nobile casata dei De Baux ( Del Balzo ). Il nostro cavaliere abbraccia teneramente la dama poggiando il suo braccio sinistro sulla spalla di lei e con dolcezza accarezza la guancia sinistra della donna con la sua mano destra. Nel frattempo la donna reclina un attimo il capo all’indietro per poter veder meglio in faccia il suo uomo. Un luogo segreto di Galatina che racconta di un amore incompreso, eccolo trasposto in pietra a guardare per secoli quel balcone della sua amata ” E così con un bacio io muoio “. Una storia osteggiata dalle famiglie dei due con un figlio illegittimo anche lui pietrificato che distrutto dall’abbandono piange lacrime di sangue, intanto l’orribile Orco genitore insensibile della sua amata, che grida al vento e scrive sulla pietra : ” Una domus non alit duos canes “. Una casa non può dare da mangiare a due cani….. Intanto, il bene ed il male guardano l’ingresso della casa, perchè nessuno osi entrare ed anche loro nei secoli in pietra raccontano la loro storia.

 

La Chiesa era ben consapevole dell’analfabetismo diffuso della popolazione e fece un uso intenzionale dell’immagine per informarlo e soprattutto, per formarlo. Per un tempo assai lungo, nelle immagini dipinte o scolpite prevalse l’aspetto didattico ed ideologico su quello propriamente estetico. Anche i colori, oltre alle forme, divennero dei simboli. Accanto alle raffigurazioni del diavolo, l’iconografia medievale rappresentava e associava i simboli di morte a quelli diabolici, per evidenziare la contrapposizione duale tra l’anima e il corpo, la luce e il buio, la vita e la morte. In questo modo, anche la morte diviene un principio negativo legato al “male”, e la si “demonizza” (basti pensare alle varie danze macabre che, soprattutto dopo la peste nera, vengono rappresentante un po’ ovunque). Il diavolo, privo di bellezza e armonia proprio per rappresentare una ripugnante deformazione della natura umana e angelica, intesa come modello di bellezza e perfezione (umana e divina), nella rappresentazione folklorica assume, spesso, anche un carattere grottesco e burlesco (frequenti sono le parodie e storielle, che parlano delle sue sfide con i Santi, a suon di peti). L’eterna guerra tra il bene e il male è simboleggiata da scene di caccia con Satana cacciatore, che insegue le anime, in una simbologia rappresentativa in cui l’uomo è ritratto da animali da preda (il cervo, la lepre). Altre volte invece, l’uomo è un guer­riero che combatte con animali feroci, come il cinghiale, esprimendo in questo modo la lotta della virtù contro il peccato. La mela era ritenuta simbolo di bellezza e di prosperità.

Piange-sangue

 

Essa diventa inoltre il simbolo della differenza tra il bene e il male, tra l’obbedienza e la disobbedienza, tra l’amore e l’odio. Tra le simbologie più note troviamo: nella Bibbia la mela mangiata da Adamo ed Eva, nella mitologia greca il “pomo della discordia”, causa scatenante della guerra combattuta per dieci anni tra Greci e Troiani, oppure i “pomi delle Esperidi” come nella nostra foto del camino di palazzo Bardoscia. La mela può essere considerata una metafora universale del dare e ricevere amore, anche da un punto di vista fisico. Il pomo è simbolo di amore sensuale, del matrimonio che viene consumato, della bellezza, della gioventù e della fertilità; inoltre, nelle cerimonie nuziali è parte dei doni che adornano la tavola imbandita per l’occasione.

Su un piano spirituale invece, possiamo dire che la mela viene a rappresentare il potere dell’Amore, la devozione agli dei, il superamento della dualità e la comunione con gli dei. In altre parole, il nostro amore umano, anche nella sua espressione sensuale, è un modello l’unione tra un singolo individuo con il divino.

Caminetto-Palazzo-Bardoscia

Il melo, in molte leggende, cresce in giardini paradisiaci, come il Giardino dell’Eden, il Giardino delle Esperidi, Avalon, l’Isola delle Mele in cui Artù ferito fu condotto, e le Isole dei Beati. La mela è anche simbolo di saggezza, conoscenza, immortalità, desiderio. Questo solo l’inizio di un accattivante storia, non mancate il prossimo appuntamento di questa avvincente racconto in pietra.

Raimondo Rodia