Una pietra d’inciampo per non dimenticare l’orrore nazista

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Siamo nei giorni in cui si ricorda la shoah ebraica, un termine usato per indicare lo sterminio del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale.

Quest’anno la nostra ” Giornata della Memoria ” riguarda una storia nata a Colonia in Germania nel 1992.

Si tratta delle pietre d’inciampo in tedesco Stolpersteine, un’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig. In pratica una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

L’iniziativa a macchia d’olio presto è stata messa in atto in diversi paesi europei e consiste nell’incorporare nel selciato stradale delle città, davanti alle ultime abitazioni delle vittime di deportazioni, dei blocchi in pietra ricoperti da una piastra di ottone posta sulla faccia superiore.

L’espressione ” inciampo ” deve intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino o si imbatte, anche casualmente, nell’opera.

L’espressione “pietra di inciampo” è mutuata dai Vangeli in particolare dalla lettera ai Romani di San Paolo che racconta :

” Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso “.

Le pietre d’inciampo vengono posate in memoria delle vittime del nazismo, indipendentemente da etnia e religione. 

La prima ad esempio fu posata a Colonia in ricordo degli oltre mille tra Sinti e Rom deportati nel maggio del 1940.

Tra le pietre d’inciampo che esistono in Italia come sempre mi soffermo sul Salento per raccontare di Francesco Moschettini che nella nostra ricerca delle pietre d’inciampo risulta presente due volte.

Ecco la storia di Francesco Moschettini, che nacque a Ginosa in provincia di Taranto a causa di sua madre Maria Ricciardi che fece nascere il piccolo Francesco nella casa dei suoi genitori.

Nacque il 21 novembre 1914, ma il piccolo visse la sua infanzia ed adolescenza a Martano provincia di Lecce, dove viveva insieme al padre Achille Moschettini in uno dei più bei palazzi del paese grecanico, palazzo Pino-Moschettini.

Il nostro Francesco successivamente si era laureato in Ingegneria Elettrotecnica al Politecnico di Milano, come molti giovani venne arruolato nella regia Marina allo scoppio della guerra.

Dopo l’8 settembre 1943 passò nel Corpo dei Vigili del Fuoco di Milano e proprio qui egli aderisce segretamente alla Resistenza.

Nei sotterranei del Politecnico di Milano con l’aiuto del suo docente Enzo Boeri installa un centro radio clandestino e un centralino telefonico, eludendo le ricerche del controspionaggio tedesco, assicurando così l’efficienza del servizio informazioni del CLN ” Comitato Liberazione Nazionale ” Alta Italia.

A seguito però di una delazione viene arrestato il 21 settembre 1944. È deportato prima a Bolzano ed il 20 novembre 1944 a Mauthausen.

Muore a Gusen il 24 gennaio 1945. La pietra d’inciampo si trova a Milano in via Giuriati, 17 dove viveva a quel tempo.

In Puglia, concentrate nelle tre provincie Salentine si trovano oggi 12 pietre d’inciampo: una ad Ostuni in provincia di Brindisi, una a Taranto e ben 10 in provincia di Lecce, distribuite 7 a Copertino e 3 a Monteroni di Lecce.

Proprio a Copertino vi è un omonimo Francesco Moschettini nato a Copertino il 5 dicembre 1920, morto a Krefeld il 28 febbraio 1944.

Era un soldato del 9º Reggimento Artiglieria. Fu arrestato dai nazisti e internato in Germania per eseguire lavori forzati. Venne assassinato a Fichtenhain, un campo nei pressi di Krefeld.

La pietra d’inciampo la trovate a Copertino in via Vittorio Veneto, 5.

A Copertino ricordiamo Giovanni Polo (Copertino, 5 gennaio 1910 – Wien-Schwechat, 6 giugno 1944). Fu arrestato per ragioni politiche il 19 settembre 1943 e deportato al campo di concentramento di Dachau dove venne immatricolato con il triangolo rosso dei politici.

Successivamente fu trasferito al campo di concentramento di Mauthausen e poi al sottocampo Wien-Schwechat dove morì, la sua pietra la trovate a Copertino in via e Galantuomo, 10.

Sempre a Copertino Luigi Cirfera (Copertino, 3 giugno 1912 – Feld, 30 giugno 1944). Era soldato del 48º Reggimento fanteria. Morì nel villaggio tedesco di Feld, la sua pietra in Via Leonardo da Vinci, 44.

Angelo Antonio Dell’Anna (Copertino, 21 febbraio 1907 – Amburgo, 27 aprile 1944). Era un soldato del 50º Reggimento fanteria.

È sepolto nel cimitero militare italiano di Amburgo. pietra d’inciampo a Copertino Via Isonzo, 75.

Antonio Greco (Copertino, 5 dicembre 1919 morto in località sconosciuta 1º marzo 1945). Era soldato del 47º Reggimento fanteria. È sepolto nel cimitero militare italiano di Francoforte la sua pietra presso la masseria Mollone.

Vincenzo Valentino (Copertino, 4 agosto 1912 – Brakel, 11 aprile 1945). Era brigadiere della Legione di Bari, la sua pietra la trovate in via Oronzo Quarta, 34/B a Copertino.

Infine Cosimo Verdesca (Copertino, 11 giugno 1900 – Lendringsen, 20 marzo 1945). Era carabiniere della Legione di Bari.

È sepolto nel cimitero militare italiano di Francoforte, la sua pietra commemorativa in Via Sant’Angelo.

Ricordiamo anche le tre pietre d’inciampo a Monteroni di Lecce Salvatore Murciato o Murciano (Monteroni di Lecce, 2 settembre 1923 – Vienna, 3 novembre 1944). Era carabiniere della Legione di Trieste.

Fu arrestato il 10 settembre 1943 e deportato nell’Ostmark. Fu sepolto nel cimitero militare italiano di Mauthausen. La sua pietra si trova a Monteroni in Via Filiberto Monteroni, 85.

Cosimo Paladini (Monteroni di Lecce, 4 aprile 1914 – Neunkirchen, 24 gennaio 1945). Era soldato del 47º Reggimento Fanteria. Fu arrestato il 9 settembre 1943 e deportato nel Saarland.

Fu sepolto nel cimitero militare italiano di Francoforte sul Meno. trovate la sua pietra in via S. Michele Mocavero, 13 a Monteroni.

In ultimo Antonio Giovanni Pallara (Monteroni di Lecce, 1º maggio 1918 – Sandbostel, 6 aprile 1945). Era sottotenente del 48º Reggimento Fanteria. Fu arrestato il 9 settembre 1943 e deportato in Bassa Sassonia.

Una commemorazione difficile da dimenticare quella delle ormai quasi ottantamila pietre d’inciampo, che ci segnalano storie e intrecci che non ci devono far dimenticare mai i terribili accadimenti che hanno incendiato l’Europa nella seconda guerra mondiale.

Raimondo Rodia