“Una bolla di sapone”

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Dipinto di Ettore Tito “Bolla di sapone” 1894

di Maria Rosa Oneto 

“Una bolla di sapone”

 

Quante albe ho tenuto sul cuore,

teneri germogli di un’aurora annunciata.

Spirava il vento

tra rossori d’arcobaleno,

gemme di grano maturo,

ondate di mare su scogliere lucide di sale.

Quante albe ho cantato alla vita,

in quel ventaglio di colori piovuti dall’alto,

su colline dove la primavera appariva nuda,

tra giardini con passi disciolti alla neve.

Quanti tramonti nelle sere chiare

disegnavano paesaggi d’amore, di fiaba.

Spruzzi di un azzurro velato

coprivano, le spalle, il capo reclinato,

orme di un andare veloce al limitare del Mondo.

Quanti tramonti ho lasciato cadere

oltre la notte più nera, nel silenzio privo di stelle,

nel solitario monologo di un’anima che sogna.

Quanti cieli si sono svelati, turgidi come boccioli di rosa,

offrendo allo sguardo i miracoli dell’oggi,

scenari di una bellezza incomparabile,

allegorie dove l’emozione smemora i contorni del reale

e la caducità terrena

svanisce in una bolla di sapone.