Un incredibile domenica nelle campagne di Galatina tra mura messapiche e cripte rupestri

0
709

Una domenica che inizia presto con un cielo plumbeo e qualche goccia di pioggia, tanto vento ma anche voglia di scoprire luoghi della storia nascosti e sepolti.

Per tutti il ritrovo è l’ingresso della vecchia ( si fa per dire ) fiera del Salento fino a pochi anni fa vanto e gloria della cittadina. Galatina di fatto oltre al bellissimo centro storico, alla battaglia del pasticciotto e alla riproposizione del mito della Taranta, un archetipo della narrazione che oggi si fa della tradizione, della storia, della cultura in questi nostri luoghi.

Ma bando alle ciance, ordino al gruppo che si è ritrovato intorno a me di spostarsi in un altra zona intorno alla masseria di San Giuseppe per iniziare a raccontare questi luoghi oggi rurali ma pregni di storia misteriosa e sconosciuta ai molti. Iniziamo dal giardino di delizia una sorta di Eden riproposto in terra con alberi di alto fusto tra cui alcune bellissime querce e palme a riproporre il classico giardino all’Inglese, mentre alcune siepi in basso ripropongono il classico giardino geometrico detto all’Italiana.

A chiudere questo piccolo paradiso in terra, una grande grotta artificiale, con il pavimento in ciottoli e pareti ruvide con conchiglie ed imitazioni di stalattiti, i sedili in pietra e le piccole fontanelle chiudono il primo racconto di questa masseria poi trasformata in casa residenziale dai Galluccio, con alle spalle un bellissimo bosco chiuso di sacre querce ed un giardino frutteto con voliera e coffe house per il relax dei proprietari. Accanto le case dei coloni, che lavoravano ai circa 45 ettari di terreni che una volta costituivano la masseria San Giuseppe.

Una scritta sulla finestra in numeri arabi 1930 e latini IX ( anche se in verità era l’ottavo anno dell’era fascista ), infatti a quel tempo era in uso durante il ventennio la doppia dicitura. Tutto ci ricorda la nascita di queste case coloniche dove viveva il massaro e la sua famiglia, in ultimo ricordiamo la presenza di un ” Palombaro ” cioè una torre cilindrica senza tetto che veniva usata per l’allevamento dei colombi.

Ci spostiamo di pochi metri per scoprire altre bellezze. Un campo oggi pieno di erbacce, nasconde tre grandi cisterne che creano attraverso canali in pietra una forma di approvvigionamento e rilascio della sacra acqua per usi irrigui. Rimangono nel banco di roccia i passaggi, le carrarecce di antichi carri e poi dal nulla un bethel ad indicare la sacralità del luogo che stiamo calpestando. Il bethel è la pietra che Giacobbe ha utilizzato come cuscino, e che in seguito al sogno profetico è stata chiamata “Beth-El”, che significa “Casa di Dio”, ma anche un luogo terribile. Giacobbe nel suo sonno travagliato riconobbe che “Certamente l’Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo”, ed ebbe paura e disse: “Questo luogo è terribile! Qui è la casa di Dio e la Porta del Cielo “.

La pietra per questo motivo venne unta con l’olio sacro, “consacrata” dunque, così come si fa con un re, ed eretta come stele. Dal termine “beth-el” è derivato poi il greco “betylos”, il latino “betilus” e il nostro “betilo”. Il nostro betilo può essere considerato come un omphalos, cioè un ombelico, una pietra sacra posta ad indicare un luogo ben preciso, carico di sacralità come conseguenza di una manifestazione divina. Questo significa che il potere divino alberga all’interno della pietra, rendendola del tutto speciale.

Ma le sorprese non finiscono qui ancora pochi passi per scoprire le mura megalitiche, qui entriamo nel mito, la città Messapica di Kallìa da non confondere con Kaillìa ( Ceglie Messapica ), questa nostra si trovava a metà strada tra Sallentia ( antica Soleto ) e Kalatas ( antica Galatone ), oggi posta nella zona del casale di Tabelle nell’alveo del fiume Asso. Le mura con enormi conci di tufo disposti in doppia fila, oggi si estendono per diverse decine di metri con un angolo rinforzato.

Ancora con negli occhi la meraviglia di queste scoperte ci spostiamo verso l’antica chiesa dedicata a San Giovanni, non dimenticando la masseria Scalfo oggi proprietà Mengoli con la sua torre che troneggia su questa zona ricca di grotte, vore e doline carsiche. Dell’antica chiesa di San Giovanni oggi rimane solo l’abside ottagonale insieme ad una parte della prima campata che non è caduta in rovina, sotto di essa una cripta con affreschi bizantini probabilmente la famosa Grottella, oggi coperta da una costruzione.

A ricordare il convento e la chiesa rimangono un iscrizione greca sul terrazzo della chiesa, il simbolo del centro sacro graffito più volte nelle pareti, un magnifico e simbolico arco in pietra leccese coperto oggi da calce. Ci siamo spostati poi di alcuni metri per osservare un frantoio ipogeo riscoperto pochi anni fa per caso perchè posto sulla traiettoria di una strada comunale nata più di trenta anni fa.

Infine la chiesa dei Grotti, qui termina la nostra passeggiata domenicale con la chiesa dell’inizio del XVII secolo che si pone come avancorpo della cripta dei Grotti con splendidi affreschi che dormono nel buio eterno di questa nostra storia che non valorizza luoghi e tradizioni, oggi interessati ad essere lottizzati.

La presenza tra di noi dell’assessore Loredana Tundo che ha la delega ai lavori pubblici ed urbanistica, già presente con il sottoscritto nei giorni precedenti per organizzare con i privati il giro che abbiamo fatto oggi, promette un attenzione ed un maggiore impegno da parte dell’amministrazione di Galatina per questi luoghi da ri-scoprire e valorizzare.

Nasce durante la passeggiata la mia proposta di costituire un comitato che si occupi di costituire una commissione che si occupi di organizzare esattamente tra un anno il falò di San Giovanni.

Oltre la presenza del nostro amministratore, storici locali, ricercatori, guide turistiche, associazioni ecologiche, agronomi, proveniente da ogni angolo del Salento, hanno promesso un impegno da oggi in avanti a difesa di questi incredibili paesaggi magici.

Raimondo Rodia