Un fiore di speranza

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Un Fiore di Speranza

Era un Natale diverso, con poche risate e il pensiero dei morti ancora nella mente.
In cucina, preparavo il panettone, come ogni anno. La tavola, colma di zucchero, uova, canditi e farina, dava l’impressione di una fabbrica di dolciumi. In verità, mi stancavo a stare in piedi così a lungo e con gli occhiali che si appannavano facilmente. Quell’anno, sarei stata sola a festeggiarlo, con la televisione accesa, la Santa Messa da San Pietro, il solito Concerto e una sfilza di preghiere dette ad alta voce per dare ai muri la possibilità di assorbire quei suoni.
Di certo, non sarebbero mancati i cartoni animati e tutto quel mondo colorato e infantile che portavo ancora dentro, nonostante l’età avanzata. “Che bello sentirsi ancora bambini con i capelli bianchi, le rughe sul viso e le occhiaie che sembravano borse della spesa!”

Quando la neve, iniziò a cadere e il cielo coperto di bianco, pareva assente, una dolce malinconia si distese dal cuore alla pelle. Mi sedetti accanto alla stufa, tenendo d’occhio il forno. Qualche lacrima, fuggì via, senza darmi tempo di pensare. Il passato, era ancora lì, preciso e tangibili. Ogni fotogramma, di ciò che era stato, ritornava: ingrandito, pungente, tremendamente vicino. Anche le voci tornavano a farmi compagnia, con la stessa cadenza di allora. Voci d’amore, d’affetto e di bene che la fine aveva spento per sempre. Le lacrime scesero ancora più in fretta e mi fece sobbalzare da quel torpore lo squillo del forno. Un odore caldo e invitante, si diffuse ovunque, mentre la neve continuava a cadere, ricoprendo le montagne, gli alberi, i tetti delle case. La notte della Vigilia, tagliai a fette il panettone sulla tavola imbandita. Preparai i piatti, i più belli che avessi e ne disposi una fatte per ciascuno dei commensali che non sarebbero mai più tornati. Anch’io, dopo la Messa, ne gustai una porzione, insieme ad un bicchiere di spumante. Quando fui sul punto di andare a letto, mi ricordai di deporne un pezzo sulla finestra, per tutti quegli uccellini a cui nessuno faceva mai festa.
L’indomani, 25 Dicembre, Giorno di Natale, mi svegliai più tardi e piuttosto stordita, forse dal quel bicchiere di spumante della sera prima, che non ero solita bere.
In bagno, mi misi in ordine come si conviene e rinfrescai il trucco con una spruzzata di profumo; pregustando una buona tazza di caffè. Arrivata in cucina, fui sul punto di cadere, quando vidi quei cinque piatti da dessert, completamente vuoti. Mi sedetti di traverso con il cuore che batteva furiosamente. Con la mano, mi tappai la bocca e piansi dolorosamente forte e a lungo.

Qualcuno, nottetempo, era venuto a prendersi la sua porzione d’amore per farmi vivere un Natale di Speranza e di Fede.
Anche sul davanzale, il panettone era sparito e al suo posto si ergeva un magnifico fiore rosso; fuori stagione!

Maria Rosa Oneto 

#mimosadimare