Un estratto da “Ombra di Luna”

0
1147

“Come ti chiami?”, le chiese, all’improvviso. La sua voce sembrò quasi infrangere il silenzio, come un vetro che andava in frantumi. Diana si accigliò.

“Mi hai rapita, e non sai neppure come mi chiamo?”, sbottò, contrariata.

“Non ha importanza. Se non vuoi dirmelo, posso anche fare a meno di saperlo”, rispose, asciutto.

“Insomma! Chi diavolo sei? Perché mi hai rapita se nemmeno mi conosci? Che cosa vuoi da me?” Il tono di Diana si era fatto acuto e stizzito. La paura e la fame erano cattive consigliere, in quel frangente.

“Stai zitta! La tua voce mi infastidisce!”, le intimò, tappandosi le orecchie con le mani.

“Ci sarà un motivo per cui mi stai tenendo chiusa qui!”, esclamò, furiosa. Lui non rispose: continuava a proteggersi le orecchie con le mani. Diana fu oltremodo infastidita da quel comportamento a dir poco infantile.

“Se non ti servo a niente, allora riportami a casa!”, urlò ancora più forte, per farsi sentire comunque.

“Adesso basta! Ti ho già detto di tacere!”, sbottò. Ora era veramente furioso e la sua voce si era fatta quasi un ringhio sommesso,  poco comprensibile e animalesco. I suoi occhi erano diventati più chiari, e in loro si leggeva una nota ferina, selvaggia.

Diana indietreggiò, spaventata. Un pensiero terrificante si stava facendo strada nella sua mente. Possibile che fosse…? Ma certo! Come aveva fatto a non pensarci prima? L’intuizione la colpì come una saetta, annientandola.

“Sei uno di loro”, disse, la voce tremante.

Lui la fissò, più stupito che arrabbiato.

“Cosa hai detto?”

“Sei uno di loro. Tu sei uno di loro!”, ripeté, alzando la voce.

“Uno di loro? Che cosa vuoi dire?”

“Sei un lupo mannaro”, sussurrò, quasi impaurita dalle sue stesse parole.

“Cosa? Ma che stai dicendo?”. Ma la sua voce si era fatta d’improvviso più fievole, tremula.

“È inutile che cerchi di nasconderlo. Te lo leggo negli occhi. Sei un licantropo!”, sputò fuori, terrorizzata.

“Tu sei completamente pazza”.

“Io non sono pazza, e tu sei un licantropo. Sei uno di quegli sporchi bastardi che hanno ucciso i miei genitori. Sei un maledetto licantropo!”, urlò, furiosa.

Inaspettatamente, vincendo ogni paura, spinta dalla rabbia che cresceva dentro di lei, si lanciò contro il ragazzo, finendogli addosso e prendendolo a pugni sul petto, duro come la roccia.

“Che diavolo…! Allontanati! Vattene!”, urlò, ma il suo grido sembrava più di spavento, che di rabbia. La scostò da sé violentemente. Diana sentì le unghie del ragazzo affondarle nella pelle delle  braccia, e gridò di dolore. Lui si ritrasse. Usciva sangue dai suoi avambracci, dove l’aveva ferita. Per un istante, Diana fissò la macchia scura allargarsi sulla manica del maglione, poi tornò a guardare il ragazzo, e notò che i lineamenti del viso erano visibilmente cambiati: i capelli erano più folti, l’attaccatura della fronte più bassa, il naso allungato, le sopracciglia più grandi e unite, il ghigno accigliato e malevolo. Senza lasciarle il tempo neppure di urlare, lui si lanciò fuori dalla porta e la sprangò dietro di sé.

Come inebetita, Diana rimase lì ferma ad aspettare che accadesse qualcosa, con il cuore che le scoppiava nel petto. Dopo un tempo che non avrebbe saputo definire, forse pochi istanti, forse decine di minuti, la porta si riaprì e apparve Michael, tornato umano in tutto e per tutto.