Un enclave albanese nel Salento, S.Marzano di S.Giuseppe

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Nel giorno dedicato a S. Giuseppe, vi parlerò oggi di una realtà salentina ricca di tradizioni antiche e mentre ancora fumano i resti dell’enorme falò dedicato al santo, ci apprestiamo a raccontarvi anche attraverso un video, la nostra giornata a S. Marzano di S. Giuseppe. Il 18 marzo con l’accensione di uno dei Falò più suggestivi d’Italia si aprono i festeggiamenti per S. Giuseppe tanto amato, da essere stato inserito nel nome stesso del comune. Parliamo del grande “Zjar i Madhe” (in lingua Arbereshe di San Marzano significa fuoco grande), il più antico del Sud Italia, infatti nasce nel lontano 18 marzo del 1866 ( 150 anni ). La particolarità di questo enorme Falò in onore a San Giuseppe, consiste nel trasportare enormi fascine di ulivo a bordo di traini, carrozze, tirati da più di 50 cavalli. Oltre ai cavalli ci sono 2000-3000 fedeli che trasportano sotto braccio la loro personale fascina di ulivo mondato in onore al Santo Patrono. Nella processione è presente la statua del Santo Patrono San Giuseppe, accompagnato dalle Autorità e non mancano i costumi tipici Arbereshe. La processione si snoda su un percorso di circa 3 km. Percorrendo le vie principali della cittadina di San Marzano.

S. Marzano processione Durante la processione alcuni cavalli si inginocchiano davanti a San Giuseppe, lo fanno in segno di forte devozione, il tutto tra migliaia di curiosi e fedeli che giungono da ogni parte del Sud Italia. Questo rito si svolge ogni anno il 18 marzo dalle 15 alle 23, orario in cui viene acceso il grande “Zjar i Madhe”. Ma ecco il racconto della giornata. Eccoci arrivati a San Marzano, ci accoglie piazza Casalini, dove si affaccia l’enorme mole del palazzo marchesale. San Marzano di San Giuseppe è un’enclave albanese nel cuore della provincia tarantina e a ricordarci tutto questo è il busto dell’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Scanderbergh un’opera dell’artista albanese Arapi Bujar un opera del 2005 fatta in occasione del VI centenario della nascita della nascita dell’eroe nzionale epirota. Come non parlare poi dei comignoli in stile arbereshe che ogni tanto punteggiano l’orizzonte cittadino. Nella piazza principale abbiamo conosciuto il signor Solito che pazientemente ha raccolto negli anni le foto ingiallite dei sammarzanesi del passato, il signor Solito è presidente di un’ associazione e lui stesso è stato protagonista del film – documentario su Cosimo Mazzeo conosciuto come il terribile brigante Pizzicchicco. Nonostante si dica che i sammarzanesi siano molto chiusi in poco tempo ho fatto amicizia con dei simpatici anziani seduti alle panchine della piazza principale. Con loro ho discusso della loro lingua , tradizioni e della loro cultura e sicuramente sono andato via più ricco di quanto ero prima. La chiesa matrice fondata probabilmente già dal 1530 data dell’arrivo dei primi coloni albanesi e di rito greco inizialmente era dedicata a S. Venerdia o S. Parasceve poi succesivamente a S. Carlo Borromeo nel passaggio al rito latino. Con i miei accompagnatori di giornata ci siamo introdotti in luoghi nascosti e poco visibili di San Marzano come il giardino del palazzo marchesale, le scuderie che oggi sono un’enorme salone dalla volta a botte, con da un lato le vecchie mangiatoie del cavalli mentre dall’altro lato curiosamente, nello spazio adibito al riposo dei cavalli vi è tracciato sul muro ancora il loro nome ad imperituro ricordo. Altro luogo quasi inaccessibile del paese perchè privato è la chiesa di S Gennaro che funge da cappella del palazzo marchesale. Da segnalare la piccola tribuna collegata ancora con le stanze del palazzo da dove i proprietari accedevano, il busto di San Gennaro nell’altare maggiore voluto dalla famiglia Bonelli proprietaria del palazzo baronale prima degli attuali Casalini. Un ringraziamento particolare va fatto al dottor Carlo Casalini per la disponibilità a farci visitare questi luoghi nascosti.

Abbiamo lasciato l’abitato di San Marzano per raggiungere il santuario rupestre denominato Madonna delle Grazie che si trova all’interno di una gravina con interessanti aggrottamenti e la cripta interamente scavata nella roccia, ma prima di entrare nella cripta abbiamo osservato le antiche carrarecce di una strada già usata al tempo dei romani che attraversa parte della gravina e ci racconta l’antico insediamento cultuale del luogo. Non molto distante da qui vi era il tracciato della “ Regina viarum ” cioè la via Appia che nell’ultimo tratto portava da Taranto a Brindisi dove si concludeva con le due colonne ancora esistenti nel porto. Dei tanti affreschi presenti una volta nella cripta rimangono superstiti ed in buono stato di conservazione un S. Giorgio cavaliere ed una ieratica S. Barbara simile a quella presente a Casaranello. Anche l’affresco con la madonna infonde un senso di calma e dolcezza, qui la vergine viene festeggiata ogni anno al modo orientale, il 2 luglio deposizione delle vesti ed 15 agosto per la dormitio virginis . Prima di lasciare questo luogo in compagnia di Vincenzo abbiamo visto alcune tombe del XIII sec. Nella parte ovest della cripta dove probabilmente vi era l’ingresso principale della stessa. Alcuni luoghi di San Marzano non sono stati ripresi ma fanno parte integralmente della storia e della tradizione Sammarzanese come la casa rossa, uno dei primi nuclei della nascita del casale, il vecchio stabilimento dell’amaro Borsci San Marzano conosciuto ed apprezzato ovunque ed infine un cenno va sicuramente fatto al corposo vino locale proveniente per lo più dal vitigno Primitivo che grazie alla cantina Feudi di San Marzano sta ottenendo un successo anche fuori dai confini regionali.Torniamo in strada per raggiungere la diga del Pappadai. A voi tutti che mi leggete qui, vi do appuntamento nel tacco d’Italia per godere dal vivo tradizioni, cultura e storia nel cuore del mediterraneo. A voi un video al riguardo.

Raimondo Rodia