Un buffone in paradiso

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Romanze satiriche in stilnove- centesco

Un buffone in Paradiso

Non v’è davver momento più propizio
Ch’abbandonar la vita in pieno inverno;
Se poi t’accade giusto nel solstizio
C’è caso che non cuoci nell’inferno.
Lo dico p’esperienza mia diretta
Ch’al sol crepar, m’incontro il padreterno
E senza fan neppure la gavetta
In quel tedioso e scialbo purgatorio
E in più, con tanto d’ali e nuvoletta!

Non so se tutto questo è transitorio
Com’è già stata tutta l’esistenza,
Sicchè profitto e rendomi notorio:
“L’ ero un buffon di corte d’eccellenza
Ovvero che tra tutti quei buffoni
Sol’io godevo di special dispensa
Di trastullar il re con gli sfondoni…
E quando andavo a vuoto con pernacchie
O gl’intonavo comiche canzoni
Su quelle nobildonne tanto racchie.
A parte il mio talento naturale,
Che viver mi faceva tra agi e pacchie
Era pel mio aspetto sì anormale
Che ci scappava spesso una risata:
Col naso d’un grossore madornale
Sì degno di sfidare una patata
E l’occhio manco, che sfuggiva al destro,
Poteo sfilar tra maschere in parata.
Per chi diffida ancor ch’io non abbia estro,
Mi tocca sbuguardar già il buon dio
Senza rischiar nè rogo, nè capestro
Pel solo fatto c’ho già pagato il fio.

Oh mio Signor!
Non so se m’è concessa la favella
Ma dimandar sarebbe ‘l mio desìo
S’è verità verissima o nevella
Di come T’hai creato questo mondo
L’ empireo ed il sole come stella
E l’altro tema ch’al prio n’è secondo…
Indove e se, l’uomo è come te?
Per me Te sei ebbro e lui ti gira in tondo
Giacché del caos siam sempre alla mercè.
Non metrer sù quel broncio che n’ti dona…
Peraltro mal depone su di me
Che del buffon mi togli la corona!
Se sembro sì sfrontato e irriverente
È ch’a sentir quei Sai… sol tu perdona!

Alessandro Genovese