Un brano da “Progetto A.I.R.E.S.S. save the world

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“Eccoci qui”, cominciò Steve, lievemente imbarazzato all’idea di spogliarsi di fronte alla ragazza. Iniziò a sbottonarsi la camicia, ma si avvide che anche  Livienne si sentiva a disagio.

“Vado a fare una doccia”, propose lei. Aprì la valigia, che non aveva ancora avuto il tempo di disfare, e cercò della biancheria di ricambio. La prima cosa che le capitò fra le mani fu il completo che le aveva regalato Angela. Stava per riporlo, quando decise di prenderlo. Portò con sé anche altra biancheria, una vestaglia da camera e un castigato pigiamino azzurro, che aveva messo in valigia sapendo di dover dormire in camera con Steve.

Entrò nella stanza da bagno, chiuse la porta senza dare la chiave, aprì il getto dell’acqua calda e attese che scendesse della temperatura giusta. Si fece una doccia rigenerante, si asciugò nel morbido accappatoio rosa messo a disposizione delle clienti dell’albergo, si frizionò a lungo i capelli, finché non furono quasi asciutti, poi si tolse l’accappatoio e si chiese per l’ennesima volta cosa indossare: il completino rosa pesca, chiaramente provocante, o il pigiama che la copriva fino alle caviglie? Il completo rosa era lì, invitante. Non aveva ancora avuto modo di provarlo… non sapeva neppure se le stava bene. Prese coraggio e lo indossò, ammirando la sua immagine riflessa nel grande specchio del bagno. Era decisamente sexy, e lo sapeva. Che avrebbe fatto Steve, vedendola così? Il cuore le batteva forte. Infilò la vestaglia sopra il completo e si diresse a passo incerto verso la porta. Sapeva che Steve avrebbe potuto scoprire su di lei cose che neppure immaginava, vedendola così. C’era quella cicatrice… avrebbe dovuto dargli delle spiegazioni… ma la voglia di lasciarsi andare era tanta. Lo champagne le aveva leggermente annebbiato il cervello, se ne rendeva conto. Con la mano ancora sulla maniglia si chiese per l’ultima volta se era certa di quello che stava facendo. Alla fine abbassò la maniglia e uscì. La stanza era in penombra: l’unica fonte luminosa proveniva da una abat-jour sul comodino di Steve, che era già andato a letto e stava leggendo il dossier riguardante le sparizioni. A quanto pareva non si era ancora accorto della sua presenza nella stanza. Con il cuore che le martellava in gola Livienne si avvicinò al letto, decisa a lasciar cadere a terra la vestaglia e mostrare a Steve il suo succinto abbigliamento. Ma quando fu accanto al giovane si accorse che stava dormendo della grossa, con il fascicolo di carte ancora in mano. La tensione cadde di colpo. Prese delicatamente il plico di fogli dalle mani di Steve e lo posò sul comodino, poi spense la luce e, al buio, girò intorno al letto, si tolse la vestaglia e si infilò sotto le coperte, rannicchiandosi su se stessa per non avere freddo.

“Si vede che non era destino”, pensò.

Il trillo del telefono destò Steve decisamente presto, per uno che si stava prendendo la meritata licenza matrimoniale: erano le cinque e trenta del mattino. Steve prese il cellulare dal comodino e rispose, bofonchiando un:

“Pronto” ancora impastato di sonno.

“Steve, sono Dennis. C’è stato un altro rapimento: la ragazza cinese. Ti aspetto al ristorante, con il padrone dell’albergo”.

“Maledizione”, imprecò, chiudendo la comunicazione.

“Che succede?”, s’informò Livienne.

“La ragazza cinese è stata rapita. Non riesco a capire: non erano in viaggio di nozze! Perché il serial killer non ha tentato di rapire te, o Angel? Possibile che abbia fiutato qualcosa?”, ipotizzò, alzandosi nervosamente dal letto e infilandosi al volo un paio di jeans. Livienne sgusciò fuori da sotto le lenzuola e recuperò da terra la vestaglia, con la quale cercò di coprirsi il più velocemente possibile, ma Steve la afferrò per un braccio, guardandola piuttosto contrariato.

“Hai dormito così, questa notte?”. Lei arrossì, senza dire nulla.

“Maledizione, Livienne! E se ti avesse rapito? Hai idea di quello che potrebbe fare un rapitore a una donna come te… in queste condizioni?”

“Non ci ho pensato”, ammise.

Steve le lasciò andare la mano. Il braccialetto con i cuoricini tintinnò debolmente.

“Vestiti”, ordinò. Lei prese dalla valigia un abitino verde mare, si sfilò il negligé e indossò l’abito sul completo rosa. Quando alzò lo sguardo si rese conto che Steve non le aveva staccato gli occhi di dosso neppure un momento: era ancora nella medesima posizione, con la camicia in mano.

“Dennis ci sta aspettando”, puntualizzò, contrariata.

“Livienne, perché lo fai?”, chiese, riprendendo a vestirsi.

“Faccio cosa?”

“Perché mi provochi, se poi mi respingi! Insomma, se ieri sera non fossi stato addormentato, io… io non lo so come avrei reagito”, ammise. Lei non rispose. Si limitò ad aprire la porta e uscire, seguita da Steve.

“L’argomento è solo rimandato”, la sfidò, chiudendo la porta.