Un brano da “Oltre ogni confine”

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“Allora… Com’è che accade?”, chiese.

“Come accade cosa?”

“Come si fa a… Insomma… Come si trapassa?”

“Intendi dire com’è che si muore?”

“Sì. Vorrei saperlo, per essere preparato”.

“A dire la verità non lo so. Non so neppure in quale istante sono morta, di preciso. Diciamo che non me ne sono neppure accorta”.

“È doloroso?”

“Per me non lo è stato. Ma non so se è così per tutti”.

“Quand’è che te ne sei accorta, allora?”

“Quando il medico lo ha detto a mia madre. Quando ho capito che tutti mi passavano attraverso e che potevo spostarmi per la città in questo strano modo”.

“Quale modo?”

“Be’, veleggiando”.

“Veleggiando? Io ti vedo camminare, come una persona qualsiasi”.

“Sul serio? Io non me ne rendo conto. So che posso volare fino a centinaia di metri da terra”.

“È così che sei salita sulla terrazza?”

“Sì”.

“E puoi attraversare i muri e le cose”.

Non era una domanda: mi aveva visto farlo.

“Anche le persone mi passano attraverso. Tutti, tranne te”.

Allungò una mano e mi toccò di nuovo, quasi a volersi sincerare che fosse ancora così. Sentii le sue dita sfiorarmi la pelle. Mi accarezzò dolcemente un braccio e poi mi prese una mano. La fissò a lungo.

“È difficile crederti, in questo momento. Sei più vera di molte altre cose”.

I suoi occhi s’insinuarono nei miei, indagatori.

“Riesco persino a sentire il tuo profumo. Sai di mela verde”.

“È il mio bagnoschiuma”.

“Verrebbe voglia di morderti…”, rise.

Sospirai. Era bello stare con lui, a guardare il cielo azzurro, dove alcune nuvolette bianche scorrazzavano veloci, spinte dalla brezza primaverile. Chiusi gli occhi, lasciandomi andare alla sensazione di pace che mi aveva assalito.

“A cosa pensi?”

La sua voce era straordinariamente dolce.

“Penso che in questo momento non sento nessuna differenza, rispetto a quando ero in vita”.

“Provi sensazioni e emozioni? Oppure non riesci più a sentire niente?”

“Sento il sole sulla pelle, lo sento caldo, sento il profumo dei fiori, sento il soffio della brezza sul volto, sento la tua mano calda che mi sfiora”.

Mi stava ancora accarezzando la mano. Sentivo anche il cuore battere forte, e non riuscivo a spiegarmi perché, visto che, essendo morta, tecnicamente il cuore doveva essersi fermato. Forse non era così: dopotutto, anche il cervello e i polmoni stavano ancora funzionando.

“Non ci capisco niente”, ammisi.

“Cos’è che non capisci?”

“Perché sono ancora qui?”

“Per salvare me. Lo hai detto tu stessa”.

Gli sorrisi. Sembrava tutto così semplice, al suo fianco. Passò un dito sul profilo del mio viso e sentii il cuore palpitarmi in gola. Non avrei dovuto provare emozioni così forti: dopotutto ero morta!