Un altro orribile caso di stalking

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Lo sfogo di A. : “Sono stanca di dovermi guardare le spalle ovunque vada, sono nel mirino del mio ex compagno, pretendo una maggior tutela dalle istituzioni!”

 

Cari lettori della rubrica “Il salotto rosa”, in questo quarto appuntamento diamo spazio ad una testimonianza molto molto forte, che vuole essere di sollecito alle autorità competenti di legiferare al più presto e di mettere in atto una più efficace tutela verso le donne vittime di violenza e stalking.

Non meno importante vuole essere il secondo messaggio di  A., che sprona tutte le donne picchiate e abusate fisicamente e psicologicamente dal proprio compagno a denunciare!!! Denunciare sempre, anche quando pensiamo che le cose non possano cambiare e nessuno verrà punito, o ancor peggio quando crediamo di non essere prese sul serio e tutelate da nessuno!!!

Forza donne, ricordate che l’unione fa la forza e se vorremo tutte assieme, combattendo e sostenendoci l’un l’altra, possiamo cambiare tante cose, avere nuove leggi e tutele più efficaci, poter vivere una vita finalmente normale, senza la continua paura di doversi guardare le spalle e di essere aggredite all’improvviso…paura con la quale ormai la nostra amica A. convive da anni…

A .non si è mai sposata, si è fidanzata con M nel 1993, quando dopo aver vinto una borsa di studio nella sua città natale, decide di andare nella capitale per vivere una nuova vita, realizzando finalmente i suoi sogni, che erano sempre stati messi da parte per realizzare quelli dei genitori. Così sbarca a Roma dove si sbizzarrisce ad arredare alberghi lussuosi grazie alla sua laurea in Interior decor, fortemente voluta dai suoi.  A. si sente libera di iscriversi finalmente al corso di laurea in Psicologia dell’età evolutiva, da sempre la sua passione e, per caso, in un ristorante, incontra M, con cui andrà a vivere dopo 8 mesi. La coppia mette al mondo il primo figlio, che qui chiameremo Luca, oggi un bellissimo ragazzo 22enne e poi Daniele, nome di fantasia, la cui nascita ha cambiato tantissime cose nella relazione di coppia.

Dopo un anno e mezzo, infatti, si scopre che quest’ultimo è un bambino speciale, seppur il suo lieve autismo non sia stato diagnosticato con precisione ed esattezza dai medici, nei primi anni. M. inizia ad avere comportamenti strani, come di vergogna nei confronti degli altri, per la patologia di Daniele, ma il suo disagio non si ferma a questo: sfocia infatti in aggressioni verbali, poi fisiche, verso la compagna dal 2003, atteggiamenti questi che erano già venuti fuori precedentemente, ma che non erano così evidenti. A. dopo l’incontro con M., diventa segretaria tutto fare della multinazionale di famiglia del compagno, che grazie ai buoni guadagni, le da la possibilità di effettuare visite specialistiche e terapie mirate per il suo piccolo Daniele, che la porteranno a girare l’Europa, senza preoccupazioni economiche.

M delega tutta la responsabilità cura dei figli ad A., non presentandosi mai agli incontri con psicologi e quelli tra psicologi e genitori che condividono lo stesso problema, poiché le domande dei professionisti iniziano a metterlo in crisi, non avendo delle risposte e credendo poco nei risultati della terapia. M. però, non è il solo della famiglia a vergognarsi di Daniele: spesso ad A. si chiede di lasciare a casa  il piccolo, per evitare imbarazzo, nelle occasioni più importanti, come la comunione del figlio della cognata.

I piani di terapia previsti per Daniele sono molto impegnativi e A. si ritrova a rientrare quasi sempre   a casa a pomeriggio inoltrato, lasciando Luca con la tata. Una sera del 2008 c’è la prima aggressione fisica importante, verificatasi dopo una discussione su alcune decisioni da prendere per il bene del piccolo e da cui M. , secondo le accuse di A., se ne tira sempre fuori, negandole così un supporto morale e desertando gli incontri con gli psicologi che seguono il caso. A. scopre che in quel periodo il suo compagno assume degli psicofarmaci  ed ha una passione smodata per le armi: compra bene presto 2 fucili a pompa,  varie pistole e un macchinario per prepararsi le munizioni. Il venerdì inizia a partecipare a svariati tornei di tiro a segno, spostandosi di città in città e assentandosi sempre da casa fino alla domenica, lasciando A. e i ragazzi a soli.

Questa situazione di abbandono e solitudine, complicata dall’avere una famiglia lontana e un bambino bisognoso di cure ed attenzioni, esaspera A., che nel 2009 pone il compagno di fronte ad un out-out: restare con loro o andare via per sempre! M. non si perde d’animo e le fa una proposta di matrimonio, portandola a Castel Gandolfo, dove le confida un suo tradimento.

Il giorno dopo i 2 si recano al municipio per fissare la data delle nozze ma, per un caso fortuito, comunicano loro di ripresentarsi più in là, mancando l’addetto  per un mese a causa di un brutto incidente. A.e M. non faranno mai ritorno al comune, perchè intanto accadono dei fatti che fanno precipitare la situazione. Essendo segretaria della sua azienda, A. un giorno si ritrova da sola nell’ufficio del compagno e complice il pc lasciato acceso distrattamente, scopre di ben due relazioni clandestine vissute contemporaneamente dal convivente con 2 donne che frequentavano in coppia: una è la madre di un bambino speciale con cui si usciva spesso a cena fuori e l’altra è la cognata di una sua vicina di casa.  A. allora affronta questa sua “amica”, che per tutta risposta, in una lettera, le spiega di essere dispiaciuta e di aver creduto alle parole di M. che si dichiarava ormai libero sentimentalmente e le promette, costernata, di chiudere subito questa relazione.

Daniele a 6 anni inizia ad avere dei miglioramenti, acquisisce una buona proprietà di linguaggio e nel frattempo A.   frequenta all’Università un corso di Grafologia e Psicomotricità, per poter aiutare ancor meglio suo  figlio, continuando il lavoro svolto dai professionisti del centro, a casa.. Crea così delle terapie domestiche, includendo anche il  compagno e Luca, a cui  insegna una tecnica per comunicare con Daniele. Si tratta di una comunicazione aumentativa che si serve di immagini per raccontare storie e chiacchierare. Grazie ai suoi miglioramenti, Daniela inizia a riferire alla maestra ciò che accade a casa:  in particolare ciò che succede nel 2010, sotto i suoi occhi.

I dottori congedano A. con 40 giorni di convalescenza per risanare la ferita molto profonda e due stampelle. A casa, con l’aiuto delle amiche prepara le valigie per sé e per i  figli, mentre aspetta il fratello che con l’aereo vien giù a riprenderli, dopo aver lasciato le chiavi di casa ai carabinieri per poterla perquisire nei giorni seguenti: vengono trovate armi e munizioni . Purtroppo le forze dell’ordine non sono le sole, oltre ad una persona fidata, ad avere il copione delle chiavi: ogni notte, dopo il lavoro,  il mostro rientra a casa a dormire e grazie alle testimonianze di un’amica che si reca il giorno dopo a prendere delle cose che A. ha dimenticato di portare con sè, scopre che tutti i suoi vestiti, scarpe e cappotti, con un coltello sono stati fatti a pezzi. Tutti gli effetti personali di A. sono ridotti a brandelli, molti vestiti sono tagliati proprio in alto a sinistra, come a volerle squarciare il cuore…tutto è andato distrutto…

A.una volta raggiunti i familiari, si rivolge ad un avvocato che le consiglia di proporre a M. una collaborazione, senza ulteriori denunce, ma questi, senza mezzi rifiuta, dicendole di avere ormai la propria vita ed una nuova donna. Da quel giorno inizia una vera e propria odissea: da tutti i conti bancari che condivideva con la sua compagna, l’orco preleva tutto, spostando il denaro liquido su nuovi conti e libretti bancari, lasciandola senza un euro, letteralmente a mani vuote. Grazie ad un commercialista scopre dell’altro: gran parte del patrimonio accumulato grazie al loro lavoro nell’azienda, era stato sperperato in spese folli con le amanti del momento… soldi e soldi dissoluti in alberghi lussuosi, come quella volta a Parigi, dove per festeggiare il capodanno ci aveva portato una sua amica, adducendo poi la scusa del lavoro.

240 mila euro sprecati tra vizi e capricci, gioielli ed armi, regali per sé e per altre donne, mentre A. ogni giorno cercava di portare avanti il suo lavoro, la casa, i figli , sobbarcandosi insomma tutto il peso che una famiglia comporta, sentendosi sola, con il problema di Daniele. Quante cose vengono fuori …

Qualche giorno dopo, M. ha il coraggio di chiedere alla povera A. di ritirare la denuncia in cambio di un po’ di soldi che le permettano di mangiare giornaliermente e lei acconsente. Con l’aiuto di un validissimo e strapagato avvocato così riesce a far archiviare la pratica di questa aggressione violenta, che di solito, non vengono e non possono essere archiviate in virtù della loro gravità…ma i soldi fanno miracoli, si sa.

A. cede a questo ricatto morale per non gravare sui suoi, che adesso la ospitano insieme ai suoi 2 figli e chiede che venga fatta una perizia medica, dove si evince il disturbo di doppia personalità di M., 350 pagine che evidenziano il carattere pericoloso, maniaco e compulsivo ossessivo che gli costa l’allontanamento immediato da A. e dai figli. Ma l’illustre avvocato assetato più di soldi che di giustizia, con nonchalance chiede al giudice , un anno e mezzo dopo, che il suo assistito possa rivedere periodicamente i figli.

Nella sua casa natale purtroppo non può restare, denunciata per sequestro di minori, ed è costretta a scendere a Roma, nelle vicinanze del suo carnefice.

A. si reca al tribunale dei minori per spiegare la situazione e la sua paura, ma le impongono di restare in città per rendersi disponibile nelle indagini. M non versa alcun assegno di mantenimento per i figli, né un assegno per pagare le terapie di Daniele. Tutti vengono chiamati a sottoporsi alla perizia psichiatrica, da cui emerge che Luca, ormai 18enne, presenta la stessa aggressività e temperamento pericoloso del padre, che gli costa lo stesso allontanamento da A. e dal fratellino.

Purtroppo M. riesce a far valere i propri diritti e a vedere il figlio di cui tanto si vergognava, in modalità protetta, ossia con la presenza di assistenti sociali, che senza prendere in considerazione gli esiti negativi della perizia, non hanno mai interrotto questi incontri assurdi, dove spesso A. è stata aggredita davanti a tutti dal suo ex compagno. M. le ribadisce di continuo che il lavoro iniziato con lei non è ancora concluso, facendole intendere con una minaccia velata che farà una brutta fine e che fin quando non avverrà, non sarà soddisfatto. Nonostante tutto ciò, nessuno prende provvedimenti e A., tornata a Roma vive, come tutt’oggi, in una costante paura di essere assassinata per strada. Neppure fare la spesa è una cosa semplice per lei, ornai sempre all’erta e abituata a guardarsi le spalle anche in un supermercato come il dover tornare a casa prima che faccia buio, cioè non dopo le 16 quando è inverno.

A.non ha il diritto di tornare nella sua regione, da sua madre, da suo padre e da suo fratello, al sicuro, perché così facendo toglierebbe la possibilità ad M. di vedere suo figlio, pena la perdita della potestà genitoriale.

Dopo varie battaglie, però, finalmente a M. viene tolta la sua di potestà, mentre al bimbo viene assegnato dal tribunale dei minori uno specialista che dovrà seguirlo in maniera costante per buttar fuori tutta la violenza psicologica e fisica esercitata dal padre sulla madre, di cui troppe volte ne è stato spettatore.

A.è ancora a pochi chilometri dal carnefice, poiché è qui che Daniele frequenta la sua scuola e riceve il sostegno specializzato di un ottima insegnante e separarsene d’improvviso, per un bimbo con tanta delicatezza emotiva, sarebbe troppo traumatico. A. attualmente è prossima a chiedere il trasferimento di tutta la documentazione al nord, purchè gli assistenti sociali e il giudice siano d’accordo. A. vorrebbe essere tutelata in questo lasso di tempo che speriamo sia il più breve possibile e attraverso i media e varie associazioni a favore dei diritti delle donne sta supplicando aiuto, un aiuto che chiede le venga dato sì da tutti noi, moralmente ed umanamente, ma soprattutto a livello pratico dalle istituzioni, affinchè questa non sia l’ennesima tragedia annunciata, ma una storia a lieto fine dove A., lontana dal mostro, possa rivivere pienamente la sua vita e dove, il mostro cattivo e minaccioso venga punito e rinchiuso prima che sia troppo tardi!!!

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Giorgia Linho
Sono nata a Napoli, 31 anni fa, in un freddo sabato di novembre. Ho studiato per assistente sociale presso l'Università "Federico 2". Amo la lettura fin dalla più tenera età e scrivo per passione solo da poco. Madre di un bambino di 9 anni, amo viaggiare e conoscere nuove culture e realtà.