UCCELLI DI ROVO

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Corposo, approfondito, con descrizioni così minuziose da renderlo, talvolta, troppo lento. Ho terminato l’opera di Colleen McCullough, “Uccelli di rovo” che è stato uno dei romanzi più venduti al mondo quando è uscito e dal quale, poi, è stato tratta la fiction.

Una storia che inizia ai primi del Novecento, per concludersi alla fine degli anni Sessanta e che racconta tutte le vicissitudini di una famiglia trasferitasi dalla Nuova Zelanda in Australia e vede come figura predominante il cartinale Ralph de Bricassart, un uomo di fede, bello, prestante, disponibile che l’autrice descrive in ogni prospettiva. Non solo fisicamente mettendone in risalto la bellezza, il fascino indiscutibile, ma anche sottolineandone le debolezze di spirito, la fragilità dell’uomo in sé.

Meggie è solo una bambina quando lo incontra per la prima volta, ma il cardinale la colpisce sin da subito, con le sue attenzioni totalmente innocenti, ma poi crescendo l’innocenza si tramuta in qualcosa di più profondo e Meggie non riesce a fare a meno della sua presenza, tanto che ricercherà nelle figure maschili la somiglianza con Ralph e non riuscirà ad accontentarsi.

Intorno alla “figura religiosa” ruota tutta la famiglia Cleary, con le vicissitudini giornaliere, i tempi di siccità prolungata, le piogge esagerate, il caldo umido e soffocante. Le figure che più di altre risaltano sono quelle femminili: Fee all’inizio del romanzo, che pur occupandosi della casa e sfornando figli a non finire, ricopre comunque un ruolo importante all’interno della famiglia e vive grandi dolori, come la perdita di un figlio che poi ritroverà, la successiva perdita del marito e di un altro figlio, questa volta per sempre.

Dolore che ritorna anche con Meggie, l’unica figlia femmina dei Cleary che, una volta cresciuta si sposa con un uomo che non sa renderla felice, ma che la usa per soddisfare i suoi piaceri, le fa promesse da marinaio e poi fugge.

Le “donerà” una figlia, che lei riuscirà ad “estorcergli” con l’inganno e poi Meggie lo abbandonerà. E sarà qui che tornerà alla ribalta il cardinale de Bricassart che, questa volta, le farà un regalo enorme.

Il figlio Dane, di cui solo lei conserva il segreto, è figlio del prete e, crescendo, diventerà uguale al padre in tutto e per tutto. Ma anche per Meggie, i dolori da sopportare saranno moltissimi.

Ho notato che l’autrice ha creato tutte donne dal carattere forte, determinato, che non si piegano di fronte a nulla, nemmeno dinnanzi alla morte. Mentre ha fatto emergere la debolezza e la fragilità degli uomini in diverse occasioni.

Un romanzo che trapela emozioni forti, spesso contrastanti.