Tutto l’amore che manca

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Massimo Anania
Tutto l’amore che manca

Pino alla soglia dei 40 anni è in momento di grande crisi, “un vuoto cosmico“.
Rimasto senza lavoro, abbandonata dalla compagna, abbandonato il percorso terapeutico intrapreso , senza amici e dipendente da alcol e marijuana. Si trasferisce dall’Abruzzo a Torino per lavoro e con una ferita ancora aperta lasciata dal suo primo e grande amore da cui è stato tradito.

È un percorso faticoso il suo, tra momenti di lucidità razionale, che lo portano a pensare di essere forte ed in grado di superare le difficoltà, soprattutto la dipendenza e momenti in cui tra i fumi dell’erba e dell’alcol si perde in solitario sgomento.
Capta per caso un discorso :“ ho smesso per sempre di fumare quando sono tornato dove ho cominciato la prima volta “ , e con questo pensiero che frulla nella sua testa, come un messaggio mandato a lui, si fa forza.

In un percorso difficile ognuno ha i suoi tempi e la razionalità non basta. Pino se lo ripete come un mantra, “ devo cambiare a cominciare da quello che mangio “, ma continua a bere e fumare, tentando qualche goffo approccio con qualche donna, storie che non durano, sesso e non sempre, senza neanche affetto.
Ha un amico con cui si confida, un omino dei Lego ( i mattoncini colorati ) , con lui sì ,a volte se lo porta in tasca , e con lui, parte per ritornare al punto in cui ha iniziato a fumare.
Amsterdam, e in quei tre giorni che trascorre lì non si fa mancare niente, pensando che sarà l’ultima volta. Tre giorni in preda ad annebbiamenti, visioni e sbandamento. Per poi fare ritorno a Torino.

Un fatto di cronaca successo al suo paese d’origine ad una compagna di liceo, pare per mano dell’uomo con cui è stato tradito dalla sua prima fidanzata, minano il precario equilibrio in cui si trova. Forse anche per sanare la ferita d’amore bisogna tornare dove è iniziata?
Si sente pronto e parte verso il suo paese d’origine, quello stesso dove si dice essere nato Ponzio Pilato.
Lì c’è la sua famiglia e c’è Isabella la donna che non ha mai dimenticato.
Isabella sembra che lo aspetti e gli porge le braccia.
Pino è di nuovo preda della razionalità e dell’istinto, senza alcol e erba questa volta.
Potrà un lavaggio di mani essere salvifico in una situazione che non è quella che aveva immaginato?
Potrà guarire la sua ferita d’amore?

Un libro che lascia spazio a riflessioni, a fare i propri conti, ad interrogarsi con quello che ci manca ( ognuno il suo )
È scritto in seconda persona, come ci fosse un occhio sempre attento su Pino, un libro pieno di sorprese che a volte lasciano col fiato un po’ sospeso .
Una lettura interessante e scorrevole.

Anna