Tra Storia e realtà la Torre dell’Orologio pubblico a Galatina

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Una premessa alla storia centenaria dell’orologio pubblico di Galatina va fatta, oggi, a 155 anni dalla sua nascita vede il punto più basso del suo tempo. Il tempo, già il tempo, orologi come questo lo catturano, lo segnano, accompagnano la storia del borgo con le sue vicissitudini ed affetti. Ancora oggi che non segna da qualche anno lo scorrere delle ore, guarda con aria soddisfatta e tronfia quel tratto di strada che porta alla piazza principale. Meravigliosa poi la vista che dalla piazza S. Pietro si ottiene guardando insieme il barocco forbito della chiesa matrice galatinese, con il tratto di Corso Vittorio Emanuele che si chiude come quinta teatrale con la vista della torre dell’orologio pubblico. La torre dell’orologio ha avuto una storia complessa passata dapprima dall’essere la cappella privata dell’allora palazzo rococò Greco-Bardoscia, costruita probabilmente negli stessi anni dell’edificio nel 1789, per poi essere donata al municipio della città, che a quel tempo ancora si trovava al Sedile oggi sede dei vigili urbani. Qualche anno dopo la sua nascita, da cappella privata del palazzo, viene adibita inizialmente come corpo di guardia da parte dell’allora amministrazione comunale.Ingranaggi 1 Una volta infatti, nei comuni più importanti della provincia, vi era la presenza di una caserma delle guardie nazionali, tutto questo avveniva al tempo dei Borbone. Nel 1850 al suo interno vi erano ospitati ben 250 militari, mentre qualche anno dopo, con l’unità d’Italia, la torre si trasforma in torre civica che ospitava l’orologio pubblico. Fu proprio nel corpo di guardia che il 21 ottobre 1860, fu svolto a Galatina il plebiscito per l’Unità d’Italia in cui si decise di far nascere il nuovo stato italiano con Vittorio Emanuele II primo re d’Italia, una monarchia costituzionale che da subito voleva il consenso delle popolazioni meridionali strappate al cugino Francesco II di Borbone. Qualche mese dopo il plebiscito, il sindaco di quel momento a Galatina, Antonio Dolce, decise di ampliare ed abbellire il centro della città con una torre dedicata al nuovo monarca ed un orologio nuovo di zecca, in bella vista, tutto questo avveniva il 2 giugno 1861, per un tragico gioco del destino, 85 anni dopo, il 2 giugno del 1946 vi fu il referendum in cui gli italiani dovevano scegliere tra la monarchia e la repubblica, decretando la fine della monarchia sabauda. Ma torniamo al nostro orologio che fu illuminato elettricamente al suo interno la prima volta nel 1913. Il mio compito oggi è quello di raccontarvi, mentre salgo i 21 scalini scomodissimi di una scala a chiocciola che portano sul terrazzo della torre, il senso del gesto che sto compiendo, ma la fatica non è finita lì, perchè vi sono altri 15 ripidi scalini che portano nella stanza dell’orologio pubblico, sotto la pioggia ho ripetuto gli stessi gesti di un tempo, ho ricaricato ed oliato la macchina meccanica costruita a Napoli dalla famiglia Caccialupi nel 1878, questa la data stampigliata sul pendolo che dà il ritmo al motore meccanico dell’orologio. Gli ingranaggi vanno oliati e curati giornalmente, un tempo avevano delle tacche che collegate ad un filo di ferro ogni quarto di ora facevano suonare la campana più piccola posta in alto di chi guarda l’orologio pubblico dall’esterno, mentre la campana in basso suonava il passare di ogni ora, altri ingranaggi alimentati da pesi di pietra leccese invece danno la possibilità tirandoli con un carrucola in alto a dare l’autonomia di massimo 30 ore all’orologio. Questa mattina ho fatto proprio questo, son salito ho ripreso fra le mani i vecchi attrezzi che servono a far funzionare la macchina dell’orologio, ritrovando per qualche istante quel ricordo indelebile delle tante mattine passate lassù a dare corda al vecchio orologio che ho trovato alquanto imbruttito e rovinato.Orologio 1879 Gli anni si fanno sentire, ma il suo meccanismo meccanico ancora integro avrebbe bisogno di cure per tornare a segnare il tempo. Da qualche anno il mancato rinnovo dell’appalto per la gestione e manutenzione dell’orologio pubblico hanno fermato gli ingranaggi meccanici. Voglio fornirvi ora delle curiosità sull’orologio pubblico, il diametro in centimetri risulta essere di 120, mentre la lancetta che segna le ore è lunga ben 40 centimetri, quella dei minuti 50 centimetri, il numero quattro in numeri latini non è scritto così ” IV ” ma così ” IIII ” , la campana più piccola pesa kg. 150, quella grande 200 kg. entrambe in bronzo sono datate 1762, quindi nate prima dell’orologio a cui sono legate. Infine un appello agli amministratori di questa città per far riprendere il cammino di questo antico orologio, prima che la situazione precipiti. L’ingresso aperto, direi spalancato della sala che contiene l’apparato meccanico dell’orologio, pone lo stesso alla mercè dei colombi, che hanno già riempito di piume e sterco i preziosi ingranaggi. Facciamo qualcosa, facciamo ripartire il tempo dell’orologio, con esso magari riparte anche l’orgoglio cittadino.

Raimondo Rodia