Torsoli di mela

0
1227
Illustrazione di Federica Consogno, Torsoli di mela

Torsoli di mela

Quel giorno conquistammo la cima in silenzio, le gambe erano indurite dalla mulattiera e l’iride dipinta dai petali fini del tarassaco.
La cima era solo il nostro punto di partenza, anche se ancora non lo sapevo.
Mio fratello buttò lo zaino a terra facendo sbattere la borraccia sulle pietre, ero pochi passi davanti a lui, mi girai di scatto per riprenderlo perché la borraccia poteva ammaccarsi ma quegli occhi lucidi mi ammutolirono.
Aveva uno sguardo talmente profondo mentre scrutava l’orizzonte che sembrava stesse dipingendo il muoversi delle nuvole.
Purtroppo sapevo a cosa stava pensando.
Dopo essermi seduto presi due mele dallo zaino, le sfregai sulla stoffa rigida dei pantaloni in panno cardato e gliene porsi una, prima di addentare avidamente la mia.
La guardò e sorrise, tornando immediatamente a fissare il cielo come se non ne avesse mai visto uno prima.
-Allora, vediamo chi la lancia più lontano?-
Disse con un tono di sfida dopo l’ ultimo morso.
Sorrisi rispondendo:
– Ade non puoi vincere, negli ultimi due anni non ho fatto altro che camminare, scalare montagne con quarantacinque chili di attrezzatura sulla schiena…-
-Al mio tre-
Era un ordine, ma questa volta non mi dispiaceva obbedire.
Cosi al suo tre lanciammo i torsoli il più lontano possibile e ovviamente il mio cadde più lontano.
Mi stavo girando di scatto verso di lui sorridendo con un ” Hai visto ho vinto io” pronto a varcare le labbra, ma la sua mano mi strinse il ginocchio e giuro non so perché, quella stretta aveva il sapore di un abbraccio.
Lo guardai come se non lo avessi mai visto prima e nei suoi occhi vidi muoversi le nuvole, aveva quindici anni in meno di me ma in quel momento ero io il più piccolo.
– Se noi due fossimo quei torsoli di mela- disse -in questo momento io sarei più indietro rispetto a te, in quel caso verresti a recuperarmi?-
Le nuvole si fermarono ed anche gli insetti,
i fili d’erba, i granelli di polline, il vento.
-Certo che verrei a recuperarti che domande mi fai-
-Però quando vi hanno chiamato siete partiti tu e papà, mentre noi siamo rimasti qui-
Si fermò il sangue e si fermò il respiro, si fermò il tempo nel momento in cui il vento ricominciò a far danzare i granelli di polline.
-Noi l abbiamo fatto per difendervi, papà è morto con onore e io ripartirò dopodomani, come puoi dirmi questo?-
Furono le uniche parole che riuscii a pronunciare.
Chinò la testa.
-L ultima volta ero con papà e lui disse la stessa cosa.
Lanciò la mela più lontano di me e quando gli domandai se sarebbe venuto a riprendermi nel caso in cui fossi rimasto indietro rispose:
-Certo che verrei a recuperarti che domande mi fai-
Ma adesso tu hai pulito le mele sui suoi pantaloni della divisa e dopodomani andrai via per difendermi, ed io non so se la prossima volta verrò qui da solo a lanciare una mela.
Voi andate via per difenderci ma in fondo ci lasciate soli, ci lasciate indietro, pensaci, se nessuno partisse le famiglie resterebbero unite, e se tutti rimanessero a casa la guerra non ci sarebbe.
Sai la natura ha cercato di insegnarcelo, ma noi siamo sordi.
Sarebbe bello se in guerra non si sparassero pallottole ma solo torsoli di mela, perché il metallo rimane metallo per centinaia di anni, mentre dai torsoli di mela nascono gli alberi. Pensa ci sono alcuni fiori che per spargere i propri semi li sparano più lontano possibile, proprio come fate con i colpi di mortaio, ma i vostri cadendo portando morte e dolore mentre i semi donano alla terra nuova vita.
Guarda laggiù.-
Disse indicando un punto qualche decina di metri sotto di noi.
– Lo vedi quell’ albero di mele? È quello di papà, quando mi manca mi appoggio al tronco e penso alle sue mani, che avevano sempre odore di terra-
Piangevo mentre le sue parole tagliavano le mie certezze.
Mio padre mori tra le mie braccia, un colpo di fucile gli perforó l’arteria femorale, fece in tempo solo a tirare fuori un vecchio orologio e dirmi:
-Il tuo fratellino un giorno sarà un uomo, questo orologio è per lui, se sentirà la mia mancanza digli di poggiare la schiena sul tronco di un albero di mele, chiudere gli occhi e ascoltare il ticchettio delle lancette perdersi nel vento.-
Il mio fratellino era già un uomo.
Presi l orologio dalla tasca e lo poggiai davanti a lui.
Ci abbracciammo forte e lui sorrise.
Che bel ricordo, è passato poco più di mese ed io lo rivivo mentre gli scarponi corrono vicino al mio volto coperto di polvere,
mentre il sangue mi schizza fuori da un foro nel petto arrossando la terra e le grida fanno a gara con i colpi di mortaio.
E penso che sarebbe fantastico fare la guerra lanciandosi torsoli di mela.

Illustrazione di Federica Consogno (Bistro)

* La poesia ha partecipato al contest letterario a premi sezione poesie Lo Scrivo Da Me del 30 settembre.