Torniamo a volare, fantaviaggi: Tokio

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Tokyo Tower illuminata

In quel pomeriggio primaverile ero pronto, raggiante, entusiasta. Il cielo era azzurro e una brezza di scirocco soffiava, mentre uscivo di casa col mio trolley. Mi aspettavano 10 giorni in un altro mondo, a 10.000km di distanza da casa. Non ero mai stato così distante e già questo era una novità.

Sapevo tanto del Giappone, mi aveva da sempre affascinato, con le sue atmosfere surreali, le sue tradizioni antiche e le sue modernità. Di fatto sapevo che sarebbe stato come recarsi su un altro pianeta per qualche giorno.

Salii sull’aereo, in attesa di viaggiare per tante ore. Dopo il check in, mi accomodai sulle poltrone della corsia di destra dell’aereo, più verso la coda, potevo scorgere le grandi ali che riflettevano il sole della sera. Un altro giorno se ne andava.

Pensai ” sarà una serata lunghissima, lunga 24 ore “. In effetti il viaggio è bello lungo, poi io in volo non prendo sonno, un pò di belle letture sarebbero state necessarie.

Dopo il decollo il sole, rosso sopra l’orizzonte, appariva e spariva ad ogni piccola o grande perturbazione.

Mentre osservavo le ali dell’aereo e le luci di segnalazione e guardavo il sole, il cielo e le nuvole, le voci dello speaker dell’aereo quasi non le udivo. I pensieri volavano, proprio come l’aereo. Pensieri di vita, minuti su minuti, ognitanto il sonno prendeva il sopravvento e restavo in dormiveglia, tra i rumori attutiti dell’aereo.

Sbarcato a Tokio era sempre sera, ma l’aria era diversa. I profumi, gli odori, persino i colori sembravano di una consistenza diversa. Ero sbarcato sul pianeta Giappone.

Mi ero organizzato molto bene per quel viaggio, mi sarei mosso solo in Japan Rail, acquistai il Pass per gli spostamenti a Tokio e dintorni e ovviamente per la metro. Tokio più che una città è una regione.

Treni e metropolitane sono ultra confortevoli, moderni, e solitamente puntuali.

Con 7, 8000 yen a notte (corrispondenti allora a70 € ) trovai una sistemazione in una zona tranquilla, vicina alla metro, con una lavanderia a gettoni aperta h24.

La receptionist parlava un inglese sciolto che manco nei miei sogni. Il jet lag si faceva sentire, ma l’eccitazione era tale e il tempo così limitato che la stanchezza spariva. Sarei rimasto qui tre giorni, per poi spostarmi in una guest house di due camere, meno lussuosa dell’hotel, con un bagno termale e una stanzetta per i pasti.

Dopo un’ora in hotel già sprizzavo dalla voglia di uscire. Così mi infilati la giacca ed entrai in ascensore. Avevo già una discreta fame e sapevo che a Tokyo Tripadvisor & c. sarebbero serviti a poco, di punti di ristoro è strapieno. Ho pensato, mi faccio una passeggiata e il primo posto che mi ispira mi ci infilo dentro.

Risultato? Dopo 2 ore ero ancora a passeggio ad ammirare le luci della metropoli e di posti che non mi ispiravano ce n’erano ben pochi, non riuscivo a scegliere e la fame saliva vertiginosamente.

Nei pressi della stazione di Ueno, dove ero arrivato 4 ore prima e non lontano dal mio albergo, mi arrendo ed entro in un sushi reastaurant. Le portate sono coloratissime e squisite, l’arredamento moderno color mogano. Il locale è un pò buio, ma piacevole, faccio anche conoscenza con una coppia di turisti francesi.

Alle 22 ore locali decisi di rientrare in albergo, la cottura si faceva sentire. La notte passò in dormiveglia il jet lag aveva colpito.

La mattina seguente mi godetti una colazione occidentale e andai alla scoperta del distretto di Taito. Arrivai nel quartiere di Asakusa e già vidi tradizione e modernità ovunque. Con molta curiosità mi recai nel tempio di Senso-Ji, uno dei più belli e venerati di tutta Tokyo.

Tempio di Senso-Ji

Qui, il contrasto tra nuovo e antico mi sembrò più mercato che nelle nostre città, forse perché una basilica romanica o gotica siamo abituati a vederle inserite nel contesto delle nostre città. Quindi credo sia solo una sensazione.

Il Tempio Senso-ji è il più visitato di tutta la capitale, soprattutto con un tour guidato, quindi trovai un pò di “casino”. D’altronde è il tempio buddhista più antico presente a Tokyo. I Giap, tra cui quelli del servizio nel mio hotel, mi suggerivano di mangiare cracker al tè verde o di riso in uno dei  locali presenti ai lati di Nakamise-dori. Ma ero ancora pieno dalla colazione.

La fondazione dell’edificio religioso risale ai primi anni del VII secolo ed è dedicato alla dea Kannon, la madre della guarigione e la divinità della misericordia, secondo il dettame buddhista.

Nei dintorni un abitato moderno che tuttavia ricorda però l’aspetto della città tradizionale.  Ristoranti e negozi, che richiamano lo stile di vita della vecchia Shitamachi mi afascinavano, mi persi dunque in un mondo lontano.

Un vicolo del quartiere di Asakusa

Poi, siccome ogni capitale moderna ospita un’icona in altezza, Tokyo ha la sua SkyTree a rappresentarla. Non potevo non vederla da vicino.

SkyTree Tokyo

Se a Parigi c’è la Torre Eiffel, a Vienna la Torre del Danubio, Tokyo si presenta ai turisti con la SkyTree. La torre si sviluppa per un’altezza di 634 metri ed è l’edificio più alto della capitale giapponese. Sorge nei pressi del quartiere Asakusa, e qui trovo numerosi ristoranti e caffè, in grado di ospitare oltre duemila persone. 

La città scorreva e in mezz’ora a piedi arrivai nel quartiere d Ueno. Sapevo che li si trovano alcuni musei locali, tra cui il Museo Nazionale di Tokyo e un bel parco. Decisi di mangiare un boccone e passeggiare nel parco come un qualsiasi giovane giapponese in fuga dai serrati ritmi di lavoro. Sensazione strana, passeggiare per un parco di Tokyo a pausa pranzo.

Dopo un pò mi imbattei in due splendidi templi come Benten-Do e il Toshogu. Sono due templi splendidi, decorati, immersi nel verde. Mi fermai ad osservarli, provai a capire una cultura affascinante e lontana dalla mia. Nessuna risposta, se non fascino.

Decisi di saltare il seppur interessante museo e farmi una bella passeggiata nella zona di Yanaka, quartiere dall’aspetto tradizionale  Qui trovai i mercati tipici e l’antico Giappone.

Una strada del quartiere di Yanaka

A giornata inoltrata decisi di vedermi la Tokyo cosmopolita: Shibuya

Presi la Linea Ginzae e raggiunsi il quartiere cosmopolita per eccellenza, ritrovo dei giovani e fucina delle mode più bizzarre made in Japan. 

L’incrocio, attraversato di continuo da fiumi di persone anche nei festeggiamenti di ogni fine anno, è diventato un’icona della città. Qui è tutto scintillante, ci sono torri di acciaio e vetro e grandi centri commerciali, tra i più importanti della megalopoli.

Ma siccome lo shopping compulsivo e il consumismo estremo mi davano l’orticaria, mi rifugiai in librerie fornitissime, cercai negozi particolari. Intorno c’erano strani ristoranti tra cui alcuni in versione mini, per non più di 4 persone!! Trovare posto? Un miracolo.

Shibuya è un concentrato di contrasti, un “casino” affascinante, con una densità di negozi e persone tipica dell’Asia Orientale. Ma in quel momento minacciava di scoppiare un temporale e così mi rifugiai in un localino e mi presi un Umeshu con ghiaccio.

Nel frattempo chiiaccherai in inglese “maccheronico” con la barista giapponese che parlava un inglese “sushionico”. Capii che aveva visitato Siena, Firenze, Roma, Milano, Napoli e Venezia 3 anni prima. Pensai..è proprio vero l’uomo è un animale curioso, è attratto dalle cose diverse e lontane dalle peopre abitudini.

Passato il temporale salutai Aiko ( la barista ) e prosegii la visita del quartiere, tutto mo bello, ma non durai molto li, dopo due ore decisi di virare verso Ginza, quartiere dedicato al lusso di importazione di Tokyo. Qui provai a curiosare, volevo vedere il “giapponese che ostenta” . Non molto diverso dall’italiano che ostenta, dunque cambiai di nuovo meta e visitai il Museo di Nezu, una bellissima collezione di arte antica, una meraviglia.

Korea Koryŏ dynasty, dated 1306

Tanti esempi di arte orientale antica, legata alle antiche filosofie. Verso sera decisi che era ora di mangiare, guardo tripadvisor? Dicono serva a poco, sembra che solo tra il 10 e il 30% dei locali giapponesi siano presenti in piattaforma ed è molto difficile per chi apprezza la cucina giapponese trovarsi male.

Cenai in un localino grazioso, telefonai a casa, ripensai alla lunga e intensa giornata, salii sulla metro e rietrai in albergo. Cotto.

Dormii, nonostante il fuso.

Il secondo giorno iniziai con una colazione nipponica a base di riso bianco, Tamagoyaki ( una specie di omelette ) e salmone affumicato, verdure e fagioli di soia.  Impressioni? Proteica, poco grassa, mi sentivo energico e ler nulla appesantito. Dovevo pianificare cosa fare e dove andare, le cose da fare erano tantissime: praticamente in ogni area di Tokyo ci sono opportunità, luoghi, attività ricreative, curiosità di ogni genere. Musei, templi, santuari sono apprezzabili anche da chi non ama andar per musei e monumenti. Oltretutto gli ingressi a templi e santuari sono quasi sempre gratuiti.

Uscii dall’hotel, tirava un pò di vento, l’aria sapeva di oceano, la temperatura era gradevole e c’era pure il sole, meglio di cosi?

Decisi di dirigermi verso il distretto di Sumida. lì, si trova la Torre Sukai Tsuri, l’alta torre delle telecomunicazioni da cui si può vedere la grandissima area urbana e quasi tutta la regione del Kanto. Si trova presso la Stazione di Oshiage. Quante volte ho immaginato Tokyo pensando proprio a questa iconica torre? Ora sono qui.

Mi feci scattare una foto da due turisti americani e con la Linea Hanzomon raggiunsi la Stazione di Kinshicho. Da questa puntai al quartiere di Ryogoku a piedi.

Questo è un quartiere chiave, qui sorge il Parco di Yokoamicho (Memoriale per le vittime dei bombardamenti del 1945), ma sorgono anche il Museo del Grande Terremoto del Kanto, il Museo di Edo-Tokyo, il Museo della Spada Giapponese e il Parco di Sumida. Tutti musei potenzialmente interessanti per i miei gusti.

Decisi però di saltarli in massa, purtroppo non avevo molto tempo e volevo vedere bene la città. Così dopo qualche foto tornai sui miei passi, ripresi la Linea Hanzomon e poi la Linea Oedo fino alla Stazione di Kiyosumi-shirakawa. E poi arrivai alla Stazione di Jimbocho, nel cuore di Kanda.

In area stazione pullulavano le librerie vecchio stampo, entrai a vederne una, per pura curiosità, dato che un libro in Giapponese non è nelle mie possibilità comprensive.

Mi diressi quindi verso il Ponte di Hijiri, dove passai in una zona che descrivono ad alta densità di universitari. Mi sentii in un cartoon anni 80 con tanti Tetsuiya, Kaori, Satomi e conpagnia bella, ma questa è deformazione dovuta all’età.

Arrivai nei pressi di Yushima Seido, storico tempio confuciano dall’architettura sopraffina.

Yushima Seido

Il tempio è un luogo che ha radici profonde nella storia del paese. Risale al periodo Edo ed è dedicato alla figura di Confucio e alla storia del Confucianesimo, che soprattutto in passato rappresentava la filosofia e la dottrina principale del Giappone.

Pur essendo meno accattivante dal punto di vista architettonico dei templi shintoisti o buddhisti ha la caratteristica di stimolare in maniera impressionante la riflessione, nel suo silenzioso giardino interno. Seppur immerso in una metropoli di 15 milioni di abitanti regala un clima assolutamente meditativo. Non a caso è il tempio dove gli studenti universitari vengono a concentrarsi e pregare nel periodo di esami.

Poco distante passai anche a dare un occhiata al Santuario di Kanda, uno dei luoghi di culto schintoisti più venerati a Tokyo. Un tempio di oltre 1200 anni, più volte ricostruito e restaurato dopo terremoti o incendi, ora è luogo di ritrovo prediletto per i tecnofili giapponesi. Qui c’è un pò più di confusione ma dal punto di vista architettonico il Santuario ruba gli occhi, molto bello e colorato.

Dopo un pranzo veloce presso un minimarket, evitai di dirigermi al Tokyo Domu, un complesso dell’intrattenimento ( negozi, ristoranti e un famoso parco dei divertimenti ). Non amavo i parchi divertimenti per cui proseguii a piedi e mi gustai la città. Arrivai al Koishikawa Koraku-En, uno dei giardini più belli di Tokyo. 

Avevo però un problema, dovevo cambiare i soldi…trovai un bancomat, in realtà ci misi un pò a trovarlo, ma dopo più di mezz’ora ne vidi uno.

Decisi di prendere la metro e riavvicinarmi alla zona del mio albergo, nel pomeriggio mi godetti la zona di Ueno vicino all’hotel.

Al termine del secondo giorno mi sembrava di essere a Tokyo da 10 giorni, due giornate intense e per ora tutto molto affascinante e piacevole. Una città ricca di opportunità e sorprese.

La mattina dopo una colazione anglosassone e quindi bella sostanziosa, decisi di passare una giornata in compagnia di Reiko. Chi è? La ragazza della reception, che decise di accompagnarmi nella visita a Chiyoda e Shibuya. Girerò in scooter, pensai, per le strade di Tokyo..ero proprio fortunato.

Reiko era molto gentile e a modo, mi prese in simpatia dal primo giorno, sarà che sono da solo a 10.000km da casa, sarà lo spirito ospitale, fatto sta che sapevo che avrei passato una piacevole giornata e con lei e avrei goduto delle “dritte super” di una cera abitante di Tokyo.

Niente metro dunque, partimmo in scooter per le ordinate strade di Tokyo, sensazione stranissima. Ero su uno scooter con una Edochiana ( Figli di Edo ), cosi vengono chiamati dai giapponesi i cittadini di Tokyo, sfrecciai nel traffico pressoché assente, qui tutti usavano i mezzi pubblici e anche lo scooter come quello di Reiko era più unico che raro.

Mi portò a vedere un paio di negozi di artigianato tipico ( quello vero ) giapponese, acquistai qualche souvenir e accettai i consigli da Reiko.

Così decisi di visitare il Santuario di Yasukuni 

Santuario di Yasukuni

È un Santuario risalente al Periodo Meiji, un luogo di culto che qui viene dedicato alla venerazione delle anime dei caduti per la nazione giapponese.

Ogni anno non mancano anche le polemiche, mi spiega Reiko, tra i caduti ci sono criminali di guerra ovviamente osteggiati sopratutto da Cina e Corea Del Sud. Tutto il mondo è paese.

Non entrai nel merito e ascoltai, mentre saliva l’attesa per uno dei momenti più attesi di tutto il viaggio, la fioritura dei ciliegi a Chidorigafuchi.

Chidorigafuchi

Si tratta di un fossato con alberi di ciliegio, che fiorisce proprio in questo periodo, tra marzo e aprile. Uno dei posti più suggestivi di Tokyo senza dubbio. Reiko si diede da fare per affittare una barchetta a remi con cui ammirare la bellezza dei grandi rami degli alberi che arrivava quasi a lambire l’acqua.

Faceva parte un tempo del giardino della residenza imperiale. Questa era una varietà di ciliegio da fiore, non da frutto. Davvero molto bello, come immaginavo questo spettacolo di colori. Incredibile poi come gli stessi abitanti di Tokyo si fermino ad ammirare lo spettacolo anche in pausa lavoro.

Iniziammo ad aver fame e Reiko mi portò in un sushi bar li vicino, dove per ringraziarla le offrii un pranzo. Dopo un oretta di piacevolissime chiacchere che avrei volentieri continuato con reciprche domande su mondi lontani, ci rimettemmo in moto.

Raggiungemmo poi il bel tempio di Tokyo-Dai-Jingu, dedicato al culto di alcune divinità dello shintoismo. Lo guardammo velocemente ma meritava un po di sosta. Il tempo però correva e le cose da vedere erano parecchie.

Reiko poi mi portò in zona lusso a Omote-sando ovvero la via delle botteghe del lusso e delle grandi firme, una sorta di via Montenapoleone in salsa giapponese. Li vicino lambimmo il Parco di Yoyogi e il Santuario Meiji.

Omote-sando

In questa zona si trova uno dei punti clou di Tokyo che ha per oggetto l’incrocio di Shibuya (un altro ha per protagonista la stazione, con la statua del celebre cane Hachiko): si tratta dell’incrocio pedonale più affollato al mondo.

In un solo giorno viene attraversato da due milioni di persone. Ogni qualvolta il semaforo diventa verde, centinaia di persone attraversano la strada. 

Lo attraversammo pure noi, ovviamente.

La giornata con Reiko terminò qui, ci salutammo, una bella foto ricordo insieme e la promessa di risentirci e rivederci magari in Italia. Non scorderò la sue gentilezza.

Anche il terzo giorno se n’è andato, con tanti ticordi negli occhi e nel cuore.

La sera cenai in zona albergo e poi mi recai alla guest house. Qui la signora padrona di casa mi accolse in modo cordiale, secondo le usanze locali. Una donna sulla cinquantina mi mostrò la mia stanza e il bagno comune con gli altri ospiti, una copia di turisti olandesi. Per fortuna la Guest House era piccola, con due stanze  e la coppia orange era molto discreta e pulita.

Le guest hanno parti comuni il rischio è di avere a che fare con persone poco educate o non pulite. Mi sdraiai sul letto comodo ad una piazza e mezzo, basso, in stile giapponese, riguardai un pò di foto della giornata e iniziai già ad immaginare il giorno successivo.

La mattina successiva il tempo era variabile ma la luce era molto bella, partii, dopo un’abbondante ma leggera colazione: destinazione Shinjuku, il centro della vita notturna della città.

Preferii far colazione fuori, i fornelli erano occupati e volevo partire presto per poter sfruttare al meglio la giornata. La signora Chinatsu, la padrona della guest, si dimostrò molto sveglia e attenta, mi allungò un vassoietto mini con prelibatezze a base di pesce e riso da lei preparate che mi infilai nello zaino ringraziando con tanto di inchino.

Shinjuku si trovava ad occidente e già dal mattino mi accorsi che il quartiere non era solo divertimento, offriva molto di più.

Ad esempio il Museo Storico di Shinjuku, museo sulla storia dell’area, fin dai tempi della preistoria, il Museo del Giocattolo, che era anche un grande spazio per il gioco. Scelsi il secondo, saranno i ricordi dei cartoon giapponesi. Molto carino, consigliato anche senza bambini.

Dopo la bella e divertente visita, mi spostai li vicino, al Parco Nazionale Shinjuku-Gyoen, grande parco con numerosi giardini di diversa concezione. Moltissime piante, colori splendidi e un senso di pace che rende impensabile di essere a Tokyo. La stagione primaverile in cui mi trovavo e quella autunnale, rendevano i colori spettacolari.

Parco Nazionale Shinjuku-Gyoen

Il fatto che sorga tra gli alti grattacieli del quartiere di Shinjuku lo rende, per certi versi, simile a Central Park. La fioritura dei ciliegi, in quel momento al culmine, rese tutto meraviglioso. Scopro che questo parco Gyoen è stato il primo a Tokyo ad ospitare le orchidee, in alcune serre dentro all’enorme giardino.

L’area è composta da tre diversi tipi di giardino: Giapponese, Inglese, Francese. Una varietà botanica incredibile che rende il parco un gioiello.

Finita la mia siesta nel parco, mi recai nella zona attorno alla Stazione di Shinjuku dove ci sono molti negozi dedicati all’elettronica e al gioco. Decisi di cercare qualcosa e feci qualche acquisto. 

Andai anche a vedere il centro commerciale Isetan, uno fei più noti e grandi di Tokyo, molto bello ma ci rimasi poco, mi sembrava tempo sprecato.

Sempre nel quartiere Shinjuku, un’attrazione che non mi potevo perdere è il Golden Gai. Decisi di passarci tardo pomeriggio e serata. Qui alla sera ci sono circa 200 minibar e me ne giro un po’…faccio anche conoscenza e senza quasi accorgermene arrivo alle 23 ore locali.

I locali sono piccoli, massimo da 5 o 10 persone, mi accompagnava una guida consigliata in hotel due giorni prima, che mi suggeriva i locali migliori. I piccoli bar del Golden Gai mi racconta, ospitavano spesso importanti personalità giapponesi del mondo dello spettacolo. Per l’una, lievemente alticcio, rientrai alla guest house, assieme alla guida Hidoku che ringraziai per la serata e salutai.

Il quinto giorno mi alzai un pò più tardi dopo la serata, pronto a visitare Akihabara e Roppongi.

Questa volta mi scaldo un po’ di latte di riso trovato al centro commerciale il giorno prima e me lo bevo acvompagnato con qualcosa che ricorda vagamente delle brioches. Alle 10 mi muovo con la Linea Hibiya della Tokyo Metoro e giungo alla Stazione di Akihabara, la “città elettrica” e luogo eletto per gli appassionati di anime e manga.

L’area più ampia di cui fa parte Akihabara è Sotokanda, un’area da vivere per la sua vivacità.

Qui decisi di visitare i locali a tema. Si trovava di tutto, cameriere vestite a tema diverso da locale a locale, una bella trovata, divertente. Non sto a raccontare tutti i temi e travestimenti, sono talmente tanti che dovrei dilungarmi troppo.

Sembra tutto naturale qui, pensai; anche vestirsi a tema, non c’è aria di artefazione, tutto sembra essere al posto giusto. Insomma sembra un mondo a parte e non ha l’aria di un parco divertimenti. La guida mi aiutava a destreggiarmi tra le innumerevoli proposte.

Il pranzo passò piacevole, trovai un caffè, non era il nostro caffè, ma ne avevo bevuti di peggiori. Ripartii in direzione Rappongi, un quartiere noto per le ambasciate e la vita notturna, ma anche per i musei d’arte moderna e il parco Sakura-Koen dove ammirare i ciliegi. A far da contorno, gli immancabili, immensi, centri commerciali.

Avendo già visto lo spettacolo dei ciliegi in fiore, bypassai il parco e decisi di fare una passeggiata veloce nel quartiere, per poi spostarmi verso  Minato e dare un occhiata al Museo di Nezu, una ricca collezione di reperti e opere dell’arte antica dell’Estremo Oriente.

Interno del Museo Nezu, Tokyo

Li vicino mi recai in zona Meguro, dove passa il fiume, dove sinceramente l’area era un pò affollata, quindi decisi di passar serata altrove.

Mi recai nei quartieri moderni di Shiodome e Takanawa, interessante area di Minato a sud di Ginza. In questa zona vidi parte della Tokyo moderna, il centro finanziario con alcuni dei grattacieli più alti della città (Shiodome), il Giardino di Hamarikyu, lo storico tempio Sengaku-Ji e alcuni musei.

Veduta parziale del quartiere Shiodome
Sengaku-Ji

Contrasti incredibili, anche In questa zona, dove passai una bella serata anche grazie alla temperatura mite e alla compagna di una guida simpaticissima.

Il sesto giorno, dopo un nuovo cambio Euro – Yen e una colazione anglosassone, mi diressi verso il Palazzo Imperiale.

Scorcio del Palazzo Imperiale di Tokyo

Si tratta di una residenza ufficiale nonché principale dell’Imperatore. Mi misi in fila come un vero giapponese per la visita guidata.

All’interno del complesso sorgono tante strutture tra cui il palazzo Kyūden, la residenza privata della Famiglia Imperiale. Davvero suggestivo, anche qui un micromondo immerso nella metropoli.

Bellissimi anche i giardini che ho prenotato on-line il giorno prima. Consiglierò la visita senz’altro a chi mi chiederà di Tokyo.

Il pomeriggio mi recai a Shimokitazawa, quartiere bohemien della città. Qui più che a Tokyo, sembrava di essere in un paesino: negozietti vintage ovunque. Essendo senza guida, mi persi. Recuperata la strada non senza qualche difficoltà, tornai alla guest house, dove passai una serata tranquilla di lettura.

Nel giorno settimo, uscii con calma, dopo una difficile chieccherata con la signora Chinatsu e con Paul e Clara, la coppia olandese. Mi diressi al Giardino Rikugien su consiglio della coppia.

Me lo descrivevano come il più bel giardino di paesaggi giapponesi di Tokyo. Ero curioso proprio vederlo. È stato costruito intorno al 1700 per il 5° Shogun Tokugawa.

Rikugien significa “giardino delle sei poesie ” e riproduce in miniatura 88 scene di poesie famose.

Il giardino è un esempio del periodo Edo, possiede una grande vasca centrale, circondata da colline artificiali e zone boschive. Il tutto collegato da una bella rete di sentieri. Indubbiamente vale la visita.

Giardino Rikugien

L’Isola artificiale di Odaiba e la Tokyo Tower completarono la giornata. La prima si rivelò un luogo molto turistico, da dove si ammira la skyline della città. Presente anche una copia in miniatura della Statua della Libertà. 

Isola artificiale di Odaibo, con la mini statua della libertà

La Tokyo Tower è un simbolo e come tale andava vista: utilizzata per le telecomunicazioni, nel design ricorda la Torre Eiffel. Qui salii fino in cima per godermi lo spettacolo, C’erano piattaforme di osservazione intermedie a 150 e 250 metri mi pare, ma già che c’ero andai fino in fondo, lo spettacolo serale di Tokyo valeva il prezzo del biglietto.

Tokyo Tower illuminata
Dalla Tokyo Tower

La sera rientrai pensando che avevo ancora due giorni prima di ripartire, avrei dovuto scegliere cos’altro vedere. Il villaggio Disneyland Tokyo decisi di non vederlo, immaginando qualcosa di non molto diverso da Eurodisney Paris o dai due parchi americani in California e Florida.

Andai invece ad Harajuku, il quartiere giovanile per eccellenza della capitale giapponese. Lo raggiunsi facilmente con la linea della metropolitana la mattina seguente. Qui il fulcro è la strada Takeshita Dori, con i suoi negozi, gli stand gastronomici e i fast food. Mi godetti il quartiere accompagnato da una guida locale, per qualche ora, acquistai souvenir.

Il pomeriggio raggiunsi il Mercato del pesce di Tsukiji. Mi incuriosiva il mercato ittico più grande del mondo, con una zona interna dedicata ai grossisti, famosa per l’asta dei tonni, e quella esterna dove il pesce viene lavorato e venduto al dettaglio.

All’interno si trovavano i migliori ristoranti di sushi di Tokyo, me ne feci consigliare uno, davvero delizioso e non potrebbe essere altrimenti.ma anche all’esterno sicuramente si può mangiare bene. 

Tornai alla guest felice come una pasqua e brindai con Paul e Clara a base di Sake, poi mi preparrai all’ultimo giorno: il giorno del Monte Fuji.

Il Monte Fuji è un’iconica montagna di Tokyo, uno dei luoghi simbolici di Tokyo e dell’intero Giappone.

Monte Fuji

Alle 7 ero pronto, zaino in spalla, mi diresdi al punto di partenza del bus. Avendo solo un giorno, evitai la scalata e optai per uno dei classici tour da Tokyo. Questo cono perfetto di 3776 mslm è conosciuto in tutto il mondo ed è stato rappresentato anche dalle stampe di Hokusai, ovvero le famose 36 vedute del Monte Fuji.

Intorno grotte, cascate, altipiani, laghi che rendono la regione dei Cinque Laghi una meta turistica frequentatissima. Passai una giornata indimenticabile, mi godetti ogni singolo momento, dalla partenza in autobus da Tokyo fino al Monte Fuji.

Ero accompagnato da un audioguida in Italiano. Arrivato al Monte Fuji salimmo fino alla quinta stazione. In seguito, dopo un pò di montagna e grandi paesaggi, proseguimmo con la crociera sul lago Ashi con vista sul monte. Il giro panoramico in funivia concluse la mia giornata. Un sogno. Ricorderò sempre questa escursione. 

Il giorno successivo, preparai le mie due valige e tristemente mi diressi verso l’aereoporto. Il sogno era stato bello, si tornava a casa. 

Tokyo mi resterà sempre impressa, coi suoi palazzi, i suoi templi, i suoi frenetici abitanti, i suoi ciliegi in fiore. Una città affascinante, in un mondo che non sembra il nostro.

Sayonara 

Il viaggiatore misterioso