Torino nera. Intervista a Nicholas Patrono, autore riminese

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Nicholas Patrono è nato nel 1995 e vive a Rimini. Laureato in Psicologia Criminologica e Forense all’Università di Torino, insegue da sempre la grande passione della sua vita, la scrittura. Questo romanzo, ambientato nella città che per due anni è stata la sua seconda casa, è il suo esordio assoluto.

Cinque domande all’autore di Torino Nera, il ventisettenne Nicholas Patrono.

 

1) Torino. Perché nera?
Molte leggende collegano Torino a esoterismo e satanismo, aspetti che hanno reso estremamenteaffascinante l’idea di ambientarvi un romanzo. Da qui il titolo: mi attirava l’idea di esplorare, tramite una classica indagine da giallo, il lato oscuro, malvagio e occulto della città. La storia che avevo in mente trattava tematiche oscure, fra cui omicidi, abusi e satanismo, perciò mi sembrava un titolo adatto.

2) Come definiresti il tuo romanzo d’esordio?
Un giallo a tinte noir. Ma preferirei, in verità, che fossero i lettori a definirlo come a loro più piace.

3) Quali scrittori ti hanno maggiormente influenzato?
Il mio scrittore preferito in assoluto è il Maestro King. Da lui ho cercato di rubare più che ho potuto in termini evocativi, ma sarebbe già un successo sperare di essermi anche solo lontanamente avvicinato.

Devo molto anche a Joe Lansdale, scrittore che amo per lo stile immediato e l’elemento grottesco / surreale. Torino Nera è sicuramente molto più vicina a Lansdale che a King.

4) I tuoi studi di psicologia criminologica e forense hanno influenzato la stesura del romanzo?
Assolutamente sì, sia perché Torino mi ha ospitato a fasi alterne per due anni durante l’Università, e ho quindi avuto modo di conoscere la città, sia per gli argomenti di studio che ho affrontato.
Studiare elementi di diritto e procedura penale mi ha aiutato a non muovermi alla cieca nella descrizione delle indagini, anche se sono consapevole della presenza di imprecisioni, una cosa con cui il mio lato ipercritico sarà costretto a fare pace.

Ma ancora più importante, per me, è non usare in maniera impropria termini del vocabolario psicologico, spesso utilizzati senza cognizione di causa in libri e film.

5) Come promuoverai il tuo romanzo?
Mi affiderò ai social e al passaparola. Mi piacerebbe organizzare una presentazione e / o parteciparea qualche fiera, sono idee in divenire che spero di concretizzare.