Ti parlerò

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Ti parlerò

Ti parlerò di come il vento scardina le foglie.
Di quel ruggito di mare che investe il litorale.
Di quegli sguardi, ammantati d’azzurro che lasciano tracce sonore sugli alberi di ulivo.
Vedrai le case, piccole e addossate, vestirsi di cielo e offrire finestre spalancate alla vertigine del mondo.
Sarà un paesaggio di terra, carne ed anima, quello posseduto dal mio cuore. Canzoni melodiose e moccoli di candela ad accendere la notte di nuovi colori.

Ti amo come il mio ventre. Pelle colorata e stanca, tracce di vita che ancora, palpitano dentro. Non temo la morte, che non mi potrà portare via da questo luogo dove la mano di Dio ha messo la Sua firma. Germogli, sbocciati in primavera, quando tutto si ridesta e corri incontro al domani con le mani in tasca. Penso e ancora, rimugino il da farsi. Il tempo a mia disposizione è poco e va fatto fruttare.
Canto per ritornare bambina, per imitare gli usignoli; per truccare con acini d’uva i capelli imbiancati, perché l’emozione sia sempre disarmante e fracassona. Piatti e tamburi, trombe e chitarre elettriche e una sfilza di strumenti che percorrono la via.

Seguo il ritmo, almeno con il pensiero e gusci di noci, rotolano per le scarpate. È un andare: disordinato e caotico, che crea illusioni e fragranze di pensieri. Mi abbandono sull’erba,
dove pare che l’esistenza si rinfranchi.
Ascolto estasiata, il vibrare mutevole del Creato. Il respiro delle montagne più alte. Il fruscio degli scoiattoli che altalenano da un ramo all’altro. Scende il fiume come un ritornello appena ridestato. Un cane lo segue, abbaiando forte. Un delirio di passione, disegna le gote di benessere e sana allegria. Mi sporgo, dove la natura crea una cuna frondosa e resto in attesa di una pace che non arriva!

Maria Rosa Oneto