Il Tesoro di Tupac Amaru di Gabriele Poli. Recensione di Maggie Van Der Toorn

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Il Tesoro di Tupac Amaru di Gabriele Poli

 

“Alex Fabris, dopo il lavoro, sedeva nel suo studio, intento a scrivere senza voglia un articolo per il quotidiano della città. Aveva promesso al direttore di consegnargli entro il giorno dopo il materiale da pubblicare il lunedì successivo, ma la sua mente era altrove. L’articolo riguardava uno dei suoi numerosi viaggi in Perù, paese che amava sin da quando, giovane studente universitario, un’insperata vincita gli aveva permesso di fare un viaggio in quella nazione andina, affascinante e misteriosa, della quale poteva vantarsi di essere un appassionato studioso e oramai buon conoscitore.”

Il libro “Il tesoro di Tupac Amaru”, edito da Ondadurto Edizioni nel 2016 di Gabriele Poli, nato a Vicenza, Presidente dell’Associazione Socioculturale Latinoamericana “Magie delle Ande Onlus”, relatore presso la Fiera Internazionale del Libro di Lima (Perù) a luglio 2007, invitato dal Ministero Italiano degli Affari Esteri, collaboratore con la Scuola di Antropologia dell’Università San Agustín di Arequipa (Perù), narra l’intrigante storia di Alex, ricercatore ed appassionato di tradizioni peruviane, in un viaggio alla ricerca di un misterioso strumento che racchiude la mappa per scoprire il tesoro dell’ultimo re inca Tupac Amaru.

Si nota fin dai primi capitoli la consapevolezza con cui scrive l’autore, la profonda conoscenza e lo studio della cultura Inca, ma anche di quella Europea, e l’entusiasmo con cui prosegue la narrazione in tutte le, oltre trecento, pagine.

Gabriele è molto abile a descrivere i dettagli di un romanzo d’avventura, ma che ha una vena rosa, tinto di un leggero giallo in una rete di mistero. Infatti il lettore, pur stando seduto comodamente sulla propria poltrona, a casa sua, può captare dalle descrizioni acute un vero paesaggio, compreso di colori, odori e sensazioni che giungono direttamente al cuore e coinvolgono al tal punto che anche a fine lettura ci si immagina in una terra lontana. La maestria dell’autore sta proprio nel raccontare una storia complessa, rendendola semplice ed affascinante con parole efficaci, scelte accuratamente. Ci si affeziona poi ai personaggi, ai loro volti ma soprattutto alle loro voci perché Gabriele ha un talento superlativo nella distinzione dei dialoghi.

―A proposito, sapevi che anni fa in Polonia fu scoperto uno strumento inca? Pare si tratti di qualcosa che riguarda i calcoli, una specie di pallottoliere, immagino, gli rivelò Sani.

―Intendi un quipu?, chiese Fabris interessato.

―Può essere che si chiami così. Cos’è un quipu?

―Prima spiegami come sei venuto a conoscenza di questa cosa, non ne ho mai saputo nulla e mi pare strano che un quipu sia finito nella Polonia comunista, incalzò Alex incuriosito.

Un libro che fa riflettere, viaggiare, innamorare, in grado di trasportare il lettore attraverso le righe in un mondo affascinante dal quale non si vorrebbe più fare ritorno, per illudersi di accompagnare Alex nella sua ricerca e condividere ogni nuova scoperta.

Tutto era scuro; non sapevo se fosse giorno o notte. Non avevo diritto a nulla. Non potevo parlare nemmeno con le guardie. Se avessi alzato la voce o cantato, mi avrebbero punito con la camicia di forza. Questa tremenda situazione continuò fino al 2000, dopo la fuga in Giappone di Fujimori.

“Il tesoro di Tupac Amaru”, un vero tesoro di letteratura, scritto con grande umanità, un inno a tutte le culture, racchiuso in un prezioso cofanetto di carta, custodito da una copertina rossa fuoco e con tanto desiderio di essere letto.

Disponibile in tutte le librerie.

 

Maggie Van Der Toorn