Terzo brano da “Oltre ogni confine”

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Quella notte accadde una cosa strana: per qualche tempo mi parve di dormire. Non sapevo dire se veramente avessi dormito, o se ero solo immersa in pensieri tanto profondi da non accorgermi del tempo che passava; so solo che il mattino giunse prima del previsto, totalmente inaspettato.

Piena di energia, come se mi fossi ricaricata completamente, mi avvicinai alla finestra aperta. Quello che vidi mi riempì di gioia e di meraviglia: un’alba radiosa s’insinuava tiepida, con pennellate rosee sul fondo ancora blu del cielo. Il profumo della notte lasciava il posto alla frescura del mattino, umido di rugiada e allietato da canti d’uccelli.

Per quanto tempo ancora avrei potuto godere di quello spettacolo? Non osai rispondere. Non volevo lasciarmi vincere dalla tristezza, in una giornata così bella. Il paesaggio andava pian piano rischiarandosi, finché uno sprazzo di luce sfolgorante accarezzò la linea scura dell’orizzonte. Sentii le braccia di Kevin stringermi la vita. Si era alzato senza che me ne fossi accorta, mi era giunto alle spalle e mi stava abbracciando. Le sue labbra si avvicinarono al mio orecchio e, parafrasando una frase di Shakespeare che avevamo sentito a teatro, sussurrò: “Lì c’è l’Oriente, e Giulia è il sole”.

Mi voltai a guardarlo. I suoi occhi, di solito tristi, erano animati da una strana luce, una luce che nulla aveva a che fare con il sole nascente, a meno che il suo sole nascente non fossi veramente io: mi stava fissando talmente intensamente che mi sentii svenire. Si avvicinò lentamente, impercettibilmente, e sfiorò le mie labbra con un tenero bacio. Schiusi le labbra e mi baciò di nuovo, questa volta con passione. Quando mi lasciò andare ero talmente stordita che dovette sorreggermi. Mi sentivo girare la testa.