Tamarindo

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Il mondo fitoterapico è molto più ampio di quanto si immagini. In giro per il mondo sono state scoperte tante piante, erbe, frutti in grado di avere un effetto benefico sul nostro organismo.

Oggi abbiamo a che fare col Tamarindo, un albero tropicale della famiglia delle Fabaceae o Leguminose. È l’unica specie del genere Tamarindus e, dall’Africa Orientale, si è diffuso in tutte le aree tropicali. È un sempreverde che può raggiungere i 30 metri di altezza. I suoi frutti sono costituiti da baccelli con dentro dai 4 ai 12 semi.

Si tratta di una pianta sfruttata per tanti scopi: ornamentali, alimentari, fitoterapici e medicinali. In Italia è noto lo sciroppo di tamarindo, ma in Asia ad esempio è molto sfruttata anche la polpa come spezia. Un altro nome con cui è conosciuto è dattero d’India. Lo si può trovare anche sotto forma di polpa scura senza semi.

Chimicamente il Tamarindo è composto per il 31 % da acqua, il 57 % da zuccheri, il 5 % da fibre alimentari, il 2,6 % da ceneri, il 2,8 % da proteine e lo 0,6 % da grassi. È ricco di minerali come fosforo, potassio, zinco, rame, selenio, magnesio, calcio e sodio. Il gusto acido è dato dell’acido tartarico. Infine il Tamarindo è anche un discreto concentrato di vitamine: A. B1, B2, B3, B5, B6, Vitamina C, E, K, J oltre a Beta-carotene.

Proprietà

La pianta del tamarindo e le sue proprietà erano già note nell’antichità. Presso le popolazioni arabe, che lo chiamarono Tamara Hindi(dattero indiano), si faceva già uso di questo vegetale.

Le proprietà del Tamarindo sono diverse, e non potrebbe essere altrimenti visto le tante sostanze contenute in esso. Innanzitutto ha proprietà digestive.

Interviene a livello gastrico ed di digestione ma anche come regolatore intestinale. Ciò è dovuto alla presenza di acidi organici.

A livello epatico risulta decongestionante e protettivo, facilita lo svuotamento della cistifellea e previene i disturbi biliari. Inoltre recenti studi hanno dimostrato che gli estratti di tamarindo contengono polifenoli che proteggono le cellule del fegato.

Poi abbiamo un importante effetto antibatterico ed antinfettivo, utile in chiave reumatica. In India utilizzano il Tamarindo per il mal di denti sfruttando le qualità antinfiammatorie e analgesiche.

Il T. è rimineralizzante e rinfrescante ed in estate è utile come reintegrato di sali, specie per chi fa lavori usuranti o per gli sportivi. È utile come antipiretico e tonificante.

L’acido Ellagico e Caffeico conferiscono anche qualità antiossidanti a questa pianta. Un altra, ulteriore, qualità si ha a livello cardiovascolare. Il suo contenuto di fibra è infatti utile a ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e a previenire la formazione di pericolose placche.

La presenza del potassio, un vasodilatatore, interviene poi abbassando la pressione rilassando le pareti dei vasi e favorendo il flusso.

Altra caratteristica positiva del tamarindo è la sua capacità di garantire il corretto numero di globuli rossi e combattere l’anemia, essendo fonte di ferro.

Riduce inoltre l’assorbimento dei carboidrati che possono facilmente essere convertiti in zuccheri dall’organismo evitando picchi glicemici e diabete.

Dunque una pianta multifunzionale, che si può dire sia un bel rimedio per parecchie disfunzioni dell’organismo.

Uso

Sciroppo al Tamarindo. Diffuso qui in Italia si ottiene nel seguente modo:

Ingredienti:

  • 800 gr di polpa di tamarindo;
  • zucchero;
  • due litri d’acqua.

Procedimento:

Far bollire l’acqua ed aggiungere in seguito la polpa da far bollire per altri 15 minuti a fuoco lento. Al termine di questa operazione va filtrato il tutto ed aggiunto l’equivalente del doppio del suo peso in zucchero.

Poi si fa bollire un’altra mezz’ora e si lascia raffreddare. Lo sciroppo a questo punto è pronto e si conserva in bottiglie a chiusura ermetica.

Lo sciroppo può essere consumato diluito in acqua o per la preparazione di granite.

Ogni 100 grammi di Tamarindo ha circa 239 calorie. In altri paesi si consuma la polpa che si può trovare, ad esempio nei negozi indiani o asiatici. È infatti parte del curry indiano e in Asia si usa come spezia o condimento di verdure e stufati vari.

La polpa disidratata la si può trovare in negozi specializzati come erboristerie e negozi etnici mentre i frutti freschi risultano introvabili o quasi in Italia. La polpa la si lascia in ammollo nell’acqua calda per qualche ora, poi la si strizza e si utilizza la sua acqua solo dopo averla filtrata.

Dai semi contenuti nella polpa si ricava la “gomma di tamarindo”.

Anche le foglie sembrano avere proprietà curative, nelle Filippine si utilizzano per la preparazione di tisane atte a curare la malaria.

I frutti del tamarindo sono commestibili anche se da noi non si trovano. I frutti maturi sono dolci e possono essere usati per dessert o bevande.

La polpa, dicevamo, è usata come spezia  nella cucina asiatica e in quella sud-americana.

Il tamarindo è un componente importante della dieta del Sud dell’ India, dove lo si usa per preparare il Sambhar (zuppa di legumi speziata, con molte verdure), il riso pulihora e altri piatti locali.

In Messico  e usato come dolce, mentre nel SudEst Asiatico lo usano sotto forma di spuntini, soprattutto seccato e salato, seccato e candito o come bevanda rinfrescante.

Tralasciando tanti altri utilizzi che questa pianta ha, grazie al suo legno e ad altre caratteristiche, a livello alimentare lo si usa anche nel Cocktail Poko Loko. Buoni anche succhi e marmellata estratti dalla polpa.

Insomma una pianta tra le più efficaci e potenti per il benessere dell’organismo.