SUDICI SUICIDI

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Conclusa la lettura del libro di Roberto Deangelis “Sudici Suicidi” pubblicato da Linee Infinite Edizioni, mi è rimasta una strana sensazione dentro.

Lo stile di questo autore è particolare: diretto, senza giri di parole, immediato e, al primo impatto, superficiale. In realtà, però, questo libro racchiude in sé riflessioni di un certo spessore, anche se l’autore avrebbe potuto approfondire meglio e con più accuratezza certi aspetti.

Il protagonista cerca un modo “degno” per suicidarsi e, prima di raggiungere il suo scopo, vuole vivere esperienze travolgenti. Si reca, dunque, in Thailandia e lì, frequentando “gogo bar” viene a contatto con un numero indefinito di ragazze con le quali si diverte facendo sesso e scambiando qualche parola.

Al di là della storia che, sinceramente, non mi è piaciuta in quanto ripetitiva, per certi versi banale, come già anticipato, l’autore pone l’attenzione su uno stato d’animo che impaurisce: la solitudine. Una sensazione che incute timore, che ci fa sentire annoiati, in combutta con i nostri fantasmi, che ci permette di pensare troppo, di vedere anche ciò che non si vuol vedere.

Per combattere la solitudine, spesso, ci si riempie di pochezza, di futilità. Si fanno cose banali, talvolta insensate, oppure ci si lascia trascinare in luoghi per noi inconsueti, ci si lascia guidare in vie sconosciute e pericolose, sino a perdere la nostra vera identità.

Si cerca lo sballo per tenere lontani i pensieri e si perde il senso della vita. Un po’ ciò che succede al protagonista di questo romanzo che l’autore avrebbe potuto sviluppare in maniera più approfondita, lasciando al lettore qualche spunto in più di riflessione.

Disponibile in cartaceo.