Stone Town

0
276

È bello sognare e immaginare di visitare  posti esotici anche in questi periodi dove, tra ristrettezze sanitarie ed economiche, in pochi possono permetterselo. Un luogo affascinante è Stone Town, capitale di Zanzibar.

Stone Town è una perla africana, ricca di colori e gioielli. L’Unesco (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization) nel 2000, ha inserito la città nel prestigioso elenco dei patrimoni mondiali dell’umanità.

Lo ha fatto come riconoscimento dell’importanza storica, artistica ed architettonica di quella che un tempo è stata un crocevia e uno snodo importante dell’Africa e del commercio tra oriente e occidente. 

Mji Mkongwe (in Swahili: “città vecchia”), è la parte storica di Zanzibar City, posta sull’isola di Unguja (Zanzibar). Stone Town è una tipica città costiera Swahili e un porto commerciale. La città presenta un’architettura che si è evoluta nei secoli, con presenza di tante culture e popoli diversi. La presenza di elementi Swahili, Arabi, Persiani, Indiani ed Europei la rendono unica come testimonianza multiculturale del XIX secolo.

E così spuntano attrazioni turistiche di vario tipo, come il Palazzo delle meraviglie o “Beit-al-Ajaib”, che oggi ospita il “Museo della cultura Zanzibari e Swahili” e che in passato era la residenza ufficiale del Sultano regnante.

Costruito nel 1883 e poi ristrutturato dopo il bombardamento navale del 1896, il palazzo fu usato, prima come residenza dei sultani, poi come sede del governo coloniale, e infine come sede del partito di governo dopo la rivoluzione. È chiamato in questo modo poiché fu il primo edificio di Zanzibar ad avere la corrente elettrica e il primo in tutta l’Africa orientale ad avere l’ascensore. 

Sempre in zona ecco il Forte della città, o “Ngome Kongwe”, risalente al XVII secolo, il Palazzo del Sultano e le due Cattedrali di Stone Town (quella cattolica e quella anglicana).

Visitandola, a primo impatto, a dir la verità, Stone Town può intimorire, vista la facilità di perdersi nei mille dedali intrecciati, ma una volta presa un po’ di confidenza si riesce a girare senza problemi. Oltretutto Zanzibar è sicura e considerata poco pericolosa.

Una cosa che puo interessare sono le diverse escursioni guidate tra cui il tour delle spezie, che permette di raggiungere le piantagioni, dove vengono illustrati gli usi di frutti, spezie e radici. Questo perché le spezie sono considerate una fonte vitale per le isole di Zanzibar e una visita guidata di una di queste piantagioni permette di scoprire tanti aspetti legati alla coltivazione della cannella, dei chiodi di garofano e di tante altre spezie diffuse nell’area.

Tra i luoghi interessanti da vedere c’e il Palace Museum, un grande edificio a tre piani, circondato da mura merlate. L’edificio fu costruito alla fine del XIX secolo per ospitare la famiglia reale e dopo la rivoluzione del 1964, venne utilizzato come edificio governativo. Infine, nel 1994, cambiò ancora nome ed uso, diventando un museo sulla famiglia reale locale. Un piano è dedicato al sultano Khalifa Bin Haroub e alle sue due mogli, mentre in una stanza sono conservati gli oggetti, i vestiti e i mobili preferiti della principessa Salme, figlia del sultano Said.

A pochi metri sorge il Vecchio Dispensario o Dispensario Ithnashiri, sede del Centro Culturale. Fu costruito fra il 1887 e il 1894 per volere di Tharia Topan, ricco mercante indiano ismailita. È uno dei palazzi meglio decorati di Stone Town, con balconi intagliati, stucchi e mosaici alle finestre. All’interno un piccolo museo sulla storia di Zanzibar, con foto d’epoca del lungomare. 

Il mercato di Darajani, i Giardini di Forodhani e i Bagni Persiani, del XIX secolo, costruiti per volere dei Sultano Barghash bin Said, completano un primo gruppo di attrazioni architettoniche di Stone Town.

Anche l’Old Fort o Ngome kongwe in swahili, il vecchio forte arabo costruito nel XVII secolo dagli arabi del sultanato di Oman a difesa della città dagli attacchi delle navi europee, è ancora presente ed oggi, in questa fortezza, si celebra ogni anno a metà febbraio il Sauti Za Busara ( in swaili “la via della saggezza” ), ovvero il più importante festival musicale dell’Africa orientale. Tanti musicisti provenienti da Mali, Marocco, Kenya, Senegal, Ghana, Sud Africa, Nigeria, Uganda, Tanzania e Zanzibar e altri stati africani, si esibiscono in un mix di suoni e di colori.

Passeggiando per la città si scoprono le porte intagliate di Stone Town, molte delle quali costellate di punte in ottone e incise con scene del corano. Le porte di ogni casa indicavano un tempo la ricchezza e lo status sociale del proprietario, un altro aspetto originale di questo luogo affascinante.

Ma ciò che rende magico questo luogo è la multiculturalità. Profumi, colori stili rimandano ad Africa, Europa, Asia, Medio Oriente. Lo shopping è uno degli aspetti che intriga, proprio per questi motivi. Tra i vicoli sparsi alla rinfusa di Stone Town, nascondono centinaia di bazar, con commercianti e artigiani che vendono ogni cosa: oggetti vari, casse di legno intagliato, tessuti indiani per l’ abbigliamento, spezie, cesti intrecciati a mano, parei colorati, creme per il corpo aromatiche con spezie indigene. Veramente di tutto, in gran parte molto caratteristico.

L’ambiente e il paesaggio non sono da meno, parliamo di Africa, un continente che ancora regala tanti luoghi naturali e selvaggi e tanti paesaggi incredibili. Il panorama cittadino che si ammira a Stone Town, sia girando per i vicoli, sia ammirandola dall’alto dal Tower Restaurant Top, che si innalza più in alto delle altre costruzioni dando un punto di ossercazione privilegiato, è un toccasana di relax e colori, specie al tramonto.

E poi c’è la musica, non può mancare in un luogo del genere, dove si incontrano mille influenze. E infatti qui spicca il taarab, mix di poesia classica Swahili, accompagnata da ritmo percussivo e melodia, con influenze provenienti dal Medio Oriente, dall’India, dall’Africa e dall’Europa. 

Anche l’Italia come sempre, ci mette del suo e cosi l’antico palazzo, un tempo dimora del consigliere religioso del sultano dell’Oman, il Mashariki Palace, è stato restrutturato da un un italiano che ha creato un hotel di 18 camere con soffitti in pietra alti, stucchi, letti arbabi intagliati. Resta un luogo fresco per soggiornare, viste le spesse mura di pietra bianca che creano un raffreddamento naturale.

Un’altra attrazione locale è lo street food di Zanzibar a Forodhani Gardens. Raggiungerlo è molto facile, essendo sul lungomare, a sud del porto dei traghetti. Qui si vive un’esperienza divertente, essendoci decine di bancarelle con il cibo esposto, da cui scegliere cibi per comporre il proprio piatto. Si trovano soprattutto spiedini di ogni tipo, samosa, somiglianti ai panzerotti fritti ripieni, cheese naan, una specie di piadina al formaggio, banane fritte.
Tipici del posto sono l’urojo, una zuppa di latte di cocco con polpettine di ceci e la Zanzibar pizza, un ibrido tra una crepe e un’omelette ripiena.

La pizza zanzibar viene fatta sul momento ed è da provare, il resto va preso con le molle, essendoci chi vende spiedini di pesce riscaldati come freschi, quindi, come in molti posti turistici, occorre fare attenzione alle sole.

In generale il pesce fresco, il curry di pesce piccante e altre specialità, rendono la cucina Swahili originale ed interessante. Qui si sono organizzati anche per insegnarla, con corsi di cucina all’interno delle case di Zanzibar, spesso accopagnate da visite, fattorie e mercati. 

Curiosità 

Ci sono locali a Stone Town dove ascoltare musica locale e assaggiare le ricette locali, o bere il Dawa, un cocktail con gin locale Konyagi o vodka e miele. 

Un’altra curiosità locale è l’abito femminile tipico, il kanga. Questi vestiti in cotone, mostrano disegni vivaci accompagnati da un ” methali ” (proverbio Swahili), che di solito è un lamento enigmatico a tema amore, relazioni ed opinione politica di chi lo indossa . Sempre legato al mondo femminile sono le spezie utilizzate come medicinali per la bellezza: la curcuma, per esempio, come cura per l’acne. Ma ogni spezia qui ha una precisa indicazione curativa e di bellezza.

Un grande personaggio della musica è legato a Zanzibar, parliamo di Farrokh Bulsara, alias Freddie Mercury, nato a Zanzibar nel 1946. Freddie ha lasciato Zanzibar fin da ragazzo, ma qui è rimasta la sua ex casa a Kenyatta Street, con relativo museo, situato al piano terra, che ricostruisce la vita di Freddie, la frequentazione della scuola a Panchgani, in India, e raccoglie diversi cimeli, come il suo certificato di nascita, una mostra fotografica e tante testimonianze.

Un aspetto meno allegro legato a quest’isola è il commercio di schiavi attivo qui fino al 1873, Zanzibar ha avuto un florido commercio di schiavi, Fino a 30.000 persone all’anno venivano imprigionate in condizioni penose prima di essere vendute. Una triste realtà, che però è storia e si può rivivere in una visita guidata della cattedrale anglicana, che venne costruita dai missionari britannici sul luogo dove gli schiavi venivano legati e frustati. Qui si può vedere l’interno delle squallide cantine senza finestre sotto terra, dove fino a 75 schiavi venivano tenuti in buco, senza cibo, senza aria fresca né servizi igienici. Uno scempio.

Nei secoli scorsi tra l’altro i più ricchi e potenti mercanti di schiavi locali, disponevano di veri e propri eserciti e controllavano militarmente l’entroterra, dalla Tanzania allo Zambia, dall’Uganda al Congo. Organizzazioni paramilitari al servizio  dei mercanti.

In pieno centro, in un vicolo posto sempre tra Kenyatta e Shangani Street, è situata la casa di Tippu Tip, uno spietato trafficante di schiavi. Una casa sfarzosa con una bellissima porta d’ingresso e una botola nei pressi del varco d’accesso. Questa, tramite un cunicolo sotterraneo, metteva in comunicazione la casa del negriero, dove venivano smistati gli schiavi, con un attracco vicino alla spiaggia.

La triste tratta e la vendite degli schiavi a Stone Town, aveva luogo nel quartiere di Mkunazini. Oggi nel punto esatto dove sorgeva il palo della fustigazione è stato eretto un altare, nel 1873, a ricordo del sacrificio di migliaia di africani vittime di questo orrendo traffico. 

Le spiagge

Sono il punto di forza di Zanzibar con milioni di turisti da tutto il mondo la visitano soprattutto per le sue rinomate spiagge affacciate sull’affascinante Oceano Indiano.

Verso nord si trovano tratti stupendi di sabbia bianca finissima che può scomparire a tratti, ogni giorno a causa delle maree. Ci sono spiagge per tutti i gusti, alcune ideali per lo sport e il beach volley, altre dedicate alle feste nei chioschi e bar, durante le notti di luna piena, Kendwa ad esempio. Le note Matemwe e Pongwe sono romantiche e paradisiache, adatte ai viaggi di nozze o alle coppie. Nungwi, con le capanne, boutique, hotel e resort di lusso per tutte le tasche, si trova vicino ad un villaggio di pescatori ed è molto pittoresca.

Una menzione la meritano le aziende di immersione. Qui infatti i subacquei hanno la possibilità di svolgere bellissime immersioni in acque cristalline e ricche di vita marina. Mnemba Atoll, a largo della costa nord –est dell’isola, con le sue barriere coralline e i i tanti e particolari pesci è di fatto, un grande acquario esotico. Qui tante specie, tra cui le tartarughe marine e i delfini vengono avvistati spessissimo. 

Tutto questo e altro ancora contribuisce a rendere Stone Town e la sua Zanzibar una delle mete più amate dagli amanti del mare.

L.D.