Sono un cretino

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Lo ammetto, ti uso, non riesco a farne a meno.
 
Mi servi per stare meglio, come l’alba per un cieco, come il ” clac ” della serratura che apre la cella dentro cui piango la prigionia del tempo che scorre, come la sveglia dei sensi e dei motori interni, come una candela quando il sole, là fuori, l’hanno spento da millenni.
 
In questo modo tu mi servi.
 
Mi serve la tua iride marrone come il tronco delle querce, perché ogni crepa nera è profonda quando tutta la mia esistenza, e se potessi in una di quelle crepe io ci vivrei
in silenzio, sotto la coperta innocente dei tuoi pensieri, osservando il mondo grazie ai tuoi occhi che ancora non conoscono la fame d’amore, che ancora non sanno vedere il rancore.
 
Io uso il tuo respiro per riprendere fiato.
Uso i tuoi “perché”, piccoli e curiosi padri delle mie nuove domande.
Uso gli sbadigli, i passi incerti e coraggiosi che muovi, le sillabe, uso le canzoni che hai vergogna di cantare.
 
Alza la testa e guarda in alto, il cielo merita il tuo sguardo.
Poi – Lo sai? – quando siamo lontani io faccio lo stesso e sempre riconosco nel cielo una parte di te.
 
Io sono un irresponsabile.
Io sono un cretino.
A me le cose le sta insegnando un bambino.
 
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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.