Sinfonia

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Prologo
A Rebecca
con affetto e malinconia.

“Un bacio varrà pure qualcosa? Un fiore in bocca sboccerà prima di appassire. Anche i più timidi sospiri sembreranno rombi nei nostri ricordi.
Avrei fatto a pezzi il tempo di quella notte se avessi saputo ciò che sarebbe successo: non sarebbe rimasto niente…niente oltre la cadaverica salma e qualche falena da compagnia.
Eppure non si vive di veggenza. Non si vive di “se” e il passato è l’unica cosa certa.
Io ammetto: con difficoltà spezzerò le catene di ciò che si è creato.
E forse…forse la prossima volta mi ricorderò di schiattare il tempo per restare a contemplare le tue pietre lunari.
Ma oggi mi addormenterò, ancora, così, nel torpore di una notte senza un tuo “buonanotte”, sperando che almeno tu non ci sia nei miei sogni.
L’indomani, ancora, ci ritroveremo a parlare con il tutto avvolto da una nube d’incenso.
Certe volte non credo in niente. Ma questa volta confido che tutto ciò sia una favola con uno svolgimento troppo tumultuoso.”

 

Sinfonia

Non mi fermerò a guardare
il fogliame delle tue note,
ma suonerò la sinfonia
dalla tua carne d’avorio,
tra le ombre scarlatte
di questo autunno.

Il tuo corpo è uno strumento
cosmico e l’anima uno spartito:
ti sfiorerò con delicatezza e forza,
seguendo i ritmi del metronomo
dei tuoi sospiri e gemiti.

Io direttore che muove la bacchetta,
mi destreggerò in sommesse melodie
proibite dalle tue labbra umide e
timidi fremiti nell’anfiteatro di candido
raso.

E la candida rosa accoglierà la sinfonia
alata che s’impossesserà di te:
un giubilo non sobrio della resina
che scivolerà lentamente via.

Eugenio Kaen