Siamo stati per sempre

0
672

Siamo stati tanto vicini da riuscire a fermare il tempo, ma non per sempre.

Sicuramente una frazione di eternità conserva il peso di quell’attimo in cui, separati solo dal soffio di un vento con in braccio il ronzio delle api e il canto delle gazze, davvero riuscimmo ad essere una cosa sola.

Restando liberi di essere.
Siamo stati vicini come cielo e mare per chi osserva l’orizzonte o come lembi di una ferita che nel volersi riavvicinare sanno di essere già cicatrice.
Quel mondo era completo, non serviva altro per renderlo perfetto.
Ma non ti bastava.
Lentamente, poco per volta, con delicatezza, sei riuscito a togliermi dalla terra per chiudere dentro un vaso le mie radici.
Mi volevi per te.
Ed io, lentamente, ho iniziato a morire.

CONDIVIDI
Articolo precedenteLA CORDA E L’ARTIGLIO
Articolo successivoAlessandra, più forte di prima, racconta la sua battaglia contro il cancro.
Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.