Sguardi dalle Dolomiti #3 – Il Bosconero

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Testo e foto di Giulio Zucchetto per Incontrarte Feltre |

Il gruppo del Bosconero è una delle meraviglie silenziose delle Dolomiti. Collocato tra le valli del Piave e del Maè, la cui confluenza è a Longarone, ha una struttura che può vagamente ricordare una T maiuscola.
E’ molto improbabile che vi possiate imbattere in affollate comitive: le vie d’accesso richiedono una certa fatica, tale da scoraggiare i turisti domenicali delle più note e docili località dolomitiche.

Ha un fascino particolare. Non è il classico scenario da cartolina, con la casetta in legno addobbata di fiori a ridosso di fotogeniche montagne. Non ci sono nemmeno cabinovie ad incoraggiare l’ascesa in quota. Ma ha un contatto ancora intatto con la natura, a tratti selvaggio, che non delude il vero appassionato di montagna.
La visuale è stupenda, la sua posizione permette di abbracciare i principali gruppi dolomitici da una prospettiva meno usuale. E il silenzio del contesto aiuta ad assecondare il flusso dei propri pensieri, lontani dalla confusione.

E’ un gruppo completo, non manca nulla: pareti imponenti (tra le più alte delle Dolomiti); cime facili ed altre più impegnative; bivacchi; un rifugio molto accogliente; una valle selvaggia (Tovanella) e accessi più accoglienti. Tuttavia l’aspetto più affascinante e poco conosciuto è un altro. Al suo interno vive l’essere vivente più vecchio delle Dolomiti: il Lares del Belo, un larice la cui età è stimata tra gli 800 ed i 1000 anni.

Raggiungibile dal Rifugio Bosconero è situato all’imbocco del ghiaione che risale fino alla forcella de la Toanella. Più che la sua dimensione, comunque ragguardevole per trovarsi attorno i 2000 metri, è la sua collocazione a colpire d’impatto: a ridosso di imponenti pareti alte centinaia di metri, dà l’impressione che ne venga quasi schiacciato.

Eppure vive, dominando come un saggio Re la vallata circostante, giovando di quei raggi di sole che filtrano tra le rocce. L’ambiente è molto severo e colpisce la forza di questo albero: anche il profano se ne accorge subito. Soprattutto confrontandolo con i pochi larici che si vedono lì attorno, molto più piccoli e non di rado con le cime spezzate per le valanghe e le cadute di massi. Difficile descrivere la sensazione che trasmette, vale la pena di andare a conoscerlo.