Serotonina

0
334

Michel Houellebecq
Serotonina

A cura di Anna Cavestri 

Flaurent-Claude Labrouste è un quarantaseienne funzionario del Ministero dell’Agricoltura, ammalato di una forte depressione, che lo lascia a letto senza desideri, nemmeno quello di farsi una doccia. Uno psichiatra gli consiglia il Captorix, che ha come controindicazione l’assenza di stimoli sessuali. L’umore dell’uomo migliora di poco, ma si ritrova del tutto impotente. I suoi ricordi sono di un medio libertino, che ha avuto storie con donne diverse tra loro, come la giovane Camille ( l’amore assoluto) o l’ultima in ordine temporale, Yuzu. Yuzu, giapponese, completamente assorbita dal lusso e dalle comodità.

Ed è proprio il “disturbo esistenziale” dell’irriverente Florent a determinare il titolo del romanzo. Il protagonista, infatti, riesce in un modo o nell’altro ad andare avanti e lo fa grazie all’assunzione di dosi massicce del farmaco, che stimola la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore) e che riesce ad apportare benefici all’autostima nonostante gli effetti collaterali con cui bisogna fare i conti: nausea, scomparsa della libido e impotenza.

«È una piccola compressa bianca, ovale, divisibile»: questo, l’incipit del romanzo. E qui, forse, ci si potrebbe fermare per interrogarsi sulla possibilità che il protagonista del nuovo romanzo di Houellebecq («privo in fondo sia di motivi per vivere sia di motivi per morire») non sia solo un “singolo”, ma il generico rappresentante di un’intera società ripiegata su se stessa, insoddisfatta e incapace di evolversi in maniera positiva e costruttiva.
Florent, a un certo punto, decide di sparire. Prima si rifugia presso l’hotel Mercure di Parigi, dalle parti di Place d’Italie, poi sente di dover lasciare Parigi e il suo lavoro per andare verso l’unico amico di vecchia data che ha: Aymeric. Aymeric vive in Normandia, in una sorta di castello, è invecchiato, ma continua a fumare spinelli e a fare la vita da studente fuori corso.

In realtà è un ricco agricoltore che possiede mucche, ettari di terra e si sveglia alle cinque del mattino, ma sembra tutto inutile: la globalizzazione fa arrivare i prodotti dall’Argentina e dal Messico. Come funzionario agricolo, Flaurent, sa che i prodotti della Francia non trovano un mercato adeguato, ma non vuole portare le sue conclusioni pessimiste a Aymeric, che sta vivendo male il suo divorzio da sua moglie.Il periodo che trascorre dall’amico è l’unico periodo di Flaurent abbastanza buono, impara anche a sparare. Quando lascia l’amico è per andare da Camille e proporle una nuova vita.
E il Captorix, l’antidepressivo? Questa ultima fase del romanzo è sorprendente.
Al di là delle tante discussioni su questo libro, c’è da dire che il “taglio socio-esistenziale”, la scrittura caustica e le componenti dissacranti delle storie di Michel Houellebecq non lasciano mai indifferenti.

Si possono amare, o possono infastidire.

In un caso o nell’altro lasciano il segno, fanno riflettere, generano – appunto – dibattiti.

Anna