Senilità

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“Senilità”

Poesia di Maria Rosa Oneto 

 

E siamo ancora qui

pulviscoli di senape

che il vento percuote e

caccia lontano senza perdono.

Un profumo di papaveri e clementine

ci viene incontro

come a rassicurarci

che la casa dove siamo nati

e ancora lì, straziata e malconcia

da anni di abbandono.

Pigolavano mesti

i pulcini sull’aia e un ragazzotto

senza pretese girava in tondo

in uno squilibrio tra il muro

e la magnolia.

Bordate di mare salivano i gradini

come pizzi ornati a mano

per una festa di paese.

L’unico rumore era un vecchio secchio

nel pozzo

che a seconda del respiro dell’aria

si doleva o taceva.

Camminavamo tenendoci per mano.

Gli occhi reclinati ad un vecchio pudore

che di fresco aveva conservato

l’orgoglio della giovinezza.

Le gambe tremolanti. I sorrisi che ballavano

sulle gengive

Soli procedevamo all’indietro:

voli di rondini, il suono di una foglia

tra le labbra, le corse rotolate fra le frasche

e gli alberi carichi di nidi

Le ginocchia sbucciate e

un’allegria da strapazzo che nessuno

avrebbe potuto fermare.

Siamo ancora qui

pulviscoli di senape

nel piatto vuoto di una senilità

intorpidita.