Se chiudo gli occhi. Simona Sparaco. Recensione di Antonella Gagliardo

0
635

Se chiudo gli occhi

Simona Sparaco 

Giunti 2014

268 pp.

 

Questa è la storia di Viola, di una donna come tante che sebbene ancora giovane non riesce più ad emanare quella luce che alla sua età dovrebbe accecare.

È’ sbiadita Viola, opaca, chiusa in matrimonio con Paolo ormai privo di emozioni, di slanci, persa nei suoi maglioni troppo grandi che nascondono quella femminilità ormai sopita.

È anche mamma ,e la sua bambina è l’unica ragione che la spinge ogni mattina fare un lavoro che non ama, e ogni sera ad addormentarsi ogni accanto ad un uomo che nemmeno la tocca più.

Questa sua condizione di rassegnazione arriva da lontano ,dalla sua infanzia , da quella bambina che ha sempre cercato l’attenzione di un padre sfuggente , un padre /artista; Oliviero, lo scultore che nel gesso ci mette quasi tutta la sua anima , tutto il suo amore.

Oliviero è quel padre che ad un tratto la lascia sola nell’attesa di una telefonata che non arriva quasi mai ed è in quell’attesa che la vita di Viola si sfalda e che la felicità diventa sempre più lontana.

Con l’andare del tempo la venerazione che Viola provava per suo padre diventa rabbia, di quella che si mangia qualunque cosa, anche i ricordi belli, anche le volte che lui la teneva sulle gambe e anche le storie bellissime che le raccontava da bambina.

Un giorno, però, suo padre si presenta dinanzi a lei, davanti a quel cumulo di rabbia e la invita a seguirlo in un viaggio nelle Marche alla scoperta della propria terra, delle proprie radici ,perché forse in quel passato si nasconde il peso di quel presente che si portano addosso tanto il padre quanto la figlia.

“Davanti al bancone del bar ,mentre un tizio con i capelli bianchi ci metteva di fronte due tazzine, mi domandai se qualcuno potesse notare in noi una qualche somiglianza. Io la versione giovane di mia madre, minuta, con lineamenti delicati, la pelle chiara e sottile; lui alto, scuro, il naso imponente, le labbra carnose. Fisicamente non c’eravamo mai assomigliati, e ormai avevo la sensazione che fossimo spaiati,definitivamente, come quelle carte da gioco che insieme non fanno un punto. ”

Dopo tante titubanze , Viola decide di seguirlo quel padre tornato da chissà dove.

Lascia per qualche giorno la sua bimba con suo marito Paolo e si avventura in un viaggio che le stravolgerà la vita.

Riuscira’ Viola in quei monti sibillini a trovare le risposte sul rapporto conflittuale con il padre?

Riuscira’ a ritrovare il proprio equilibrio in quella natura incontaminata, autentica, pura , dove tutto comincia e tutto finisce?

Un romanzo bello, sebbene io non vi abbia riconosciuto la solita bellissima penna della Sparaco, quella di ” nessuno sa di noi” , quella dell’ ” equazione di un amore” dove davvero riusciva a penetrare quasi in maniera autoptica, nelle emozioni.

Ho trovato ,invece, una Sparaco più descrittiva e , a tratti , per l’appunto, le meticolose e ripetitive descrizioni dei posti rallentavano la lettura, annoiandola.

Nonostante ciò lo consiglio perché nel complesso mi è molto piaciuto.

Il finale a sorpresa emoziona fino a piangere.