Scegli la tua parte

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Posso essere la spalla bagnata dal tuo pianto, il vaso che riempi di singhiozzi, di bestemmie e di lamenti

Oppure trasformarmi in una katana,

affondata nel silenzio di pietra che talvolta sappiam donarci.

Posso essere, se vuoi, come l’acqua leggera delle sorgenti montane, se la tua sarà sete di dolcezza.

Ma anche il trappeto indifferente e cinico che schiaccia le maschere che indossi.

Riesco, sorridendo e con gli occhi semichiusi, a sedere sulle radici di un platano spogliato dalle foglie e a fare l’amore con il silenzio.

Mentre sul mio capo coperto di cenere, piovono gocce di solitudine e come unico riparo ho un intreccio di rami spezzati.

E aspettare per ore, per giorni, un solo tuo sguardo.

O magari fissarti dritta negli occhi e non vedere che la tua ombra.

So restare abbracciato alla calma,

sommerso da fiumi di gente e ascoltarle tutte con attenzione.

Senza mai smettere di sentir la mia voce sullo sfondo.

Oppure isolare la tua, quando vuol colpirmi il cuore come un proiettile d’argento.

Posso insegnarti quel poco che so,

senza chiedere mai nulla in cambio se non la tua felicità innocente.

Cosi come posso tenerlo chiuso dentro il mio cassetto, e tirarlo fuori solo quando dormi.

Posso essere azzurro o rosso.

Posso essere ossigeno o zolfo.

Posso essere l’oro di uno scrigno che attende le tue mani, cosi come diventare il lucchetto di un baule vuoto.

Posso, se vuoi, essere un cestino per la tristezza, ma ricorda che saprò svuotartela addosso tutta,come un’onda, quando l’infame tua rabbia si farà cantrice delle mia.

Posso essere un cane al tuo fianco, pronto a morire di te per una sola carezza.

O il lupo che non vedrai più.

Che tace ammirando la luna piena, e ulula chiamandola quando rifugge la sua nera pupilla.

Posso essere le odi di un’amore o la ghigliottina di un’amore che odi.

Pero non posso, e non chiedermelo mai più, non posso non essere me stesso.

Quindi scegli la parte di me che desideri.

Con i gesti.

Non con le parole.

Con le mani, non con le promesse.

Con il cuore non con la mente.

Scegli una delle due.

Liberamente.

Ed io mi adatteró alla tua scelta.

Come tu, dovrai adattarti alla mia..

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Gianluca Sonnessa
Stupefatto vi ho osservato mentre uscivate da tele intrise d'astrazione. Ho mangiato dalle vostre anime, che colando giù dai fogli poggiavano su terre aride ed assetate di parole le loro poesie. Ho seguito con lo sguardo il vostro graffiar la creta, impegnati com' eravate nel donare la libertà a quell'animo intrappolato in una scultura, che ancora non esisteva. Ho prestato a quel sogno i miei timpani, soffocati dai clacson e dalle sirene, per riaverli leggeri e soffiati da note di corde pizzicate e chitarre distorte. Ho velato questi occhi col più gioioso dei pianti, perché sono stato testimone di come avete saputo porgere ad un mondo addormentato il cuore pulsante della creatività, che anco batte protetto da cento, mille, un milione di sterni. Son vostre le costole fatte di penne e pennelli, di legna e pannelli ,di lettere, segni e strumenti. Ed oggi Vi chiedo di unirvi. Non più sotto bandiere o striscioni e restando lontani da fari o gelatine. Vestite soltanto la caleindoscopica luce che guida una mano libera. Rompete il silenzio , fatelo Ora, coscienti d' essere i fortunati cantori dell'arte e mai suoi padroni. Io protetto da questo mantello che fa da sipario e che mi copre le spalle e l'età, sarò al vostro fianco. Guardate la mia maschera e rivedrete i vostri quadri, leggete le righe che ne descrivono i tratti e riscoprirete emozioni nascoste fra le pagine dei vostri racconti. Cercate i miei occhi, protetti dalla nera quiete della curiosità e ritroverete i vostri, assetati di note su pentagrammi. Questa nostra guerra con le penne in pugno, l'unica che non lascia alle spalle morti, portatela all'attenzione dell'umanità. Con ogni mezzo. Per ricordarle che dell'arte, dopo la natura, rimarrà l'unica depositaria.