Santa Severina

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@Ladolcevitaly e Loscrivodame oggi vi portano a sud, in Provincia di Crotone, A Santa Severina.

Questo è un antico borgo medievale, posto al centro della provincia di Crotone a circa metà strada tra il mare Ionio e i monti della Sila.

A percorrere il suo territorio collinare è il fiume Neto, il borgo è molto caratteristico e si fregia del titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia. Santa Severina sorge su uno sperone di tufo, da cui si domina la vallata e il fiume.

Il centro storico di Santa Severina è un chiaro esempio di passaggio architettonico dal periodo normanno a quello bizantino. Situazione tipica di queste aree e simile a Castelmezzano e Pietrapertosa in Lucania, dove siamo già passati.

Il nome

Un primo discorso va qui fatto sul nome. Il primo nome di Santa Severina fu greco, si chiamava Siberene, città dell’Enotria già nel V secolo a.C. Resta tuttora ignoto quando avvenne il cambio del nome. Qui vi sono due ipotesi: la prima è che avvenne una latinizzazione del nome in Severiana/Severina, cui i Bizantini aggiunsero poi l’appellativo di Santa, dopo aver riconquistato la città nell’886. L’alternativa è una Santa Severina, già venerata presso i Bizantini, a cui essi avrebbero dedicato la nuova patria. Ancora il mistero non è sciolto.

La storia di Santa Severina 

Come detto sopra in antichità era Siberene, presente nel V sec. a. C.e documentata da Ecateo di Mileto tra le città della Magna Grecia. Dopo il periodo romano, nell’VIII sec. d.C. diventa un avamposto dell’impero di Bisanzio, che per questo decide di edificare un kástron sulla parte più elevata dello sperone roccioso. Il secolo successivo viene elevata a sede metropolita di Bisanzio, e qui vi prende residenza l’arcivescovo. Tutto questo ha però fine nell’840, quando la città viene conquistata dai Saraceni. Ma nell’886, i Bizantini la riconquistano, grazie a Niceforo Foca, un valoroso generale al servizio di Basilio I.

Dopo le dispute tra Saraceni e Bizantini nel 1075, il normanno Roberto il Guiscardo, dopo un assedio di due anni, riesce ad impadronirsi di Santa Severina. Con i Normanni si inizia a costruire il castello.

Anche qui la storia ricorda un po’ la vicenda di altri borghi del Sud, ad esempio Pietrapertosa di cui abbiamo scritto qualche settimana fa.

La popolazione, che era di origine e di rito greca, è costretta a latinizzarsi. Poi, nel 1450 ca., vi immigrano gruppi di Albanesi.
Nel 1466, la città viene conquistata dagli Svevi.
Nel 1496, Santa Severina finisce in mano agli Aragonesi e viene infeudata ed elevata a sede di contea. L’intricata storia di Santa Severina continua e nel 1503, Andrea Carafa, un celebre condottiero, nonchè viceré di Napoli, ottiene da Federico d’Aragona il titolo di conte e la signoria di Santa Severina.

Nel 1510, avviene un primo caso di antisemitismo quando un editto del viceré spagnolo don Pedro di Toledo, ordina la cacciata degli Ebrei.

In seguito, nel XVII-XVIII sec., il borgo passa di mano in mano tra diverse famiglie nobili come i Ruffo di Calabria, gli Sculco e i Gruther) fino al 1806, quando il feudalesimo di fatto finisce e Santa Severina entra a far parte del Regno di Napoli.

Caratteristiche di Santa Severina 

Il borgo nasce su uno sperone di tufo da cui si domina dall’alto la vallata del fiume Neto. Una caratteristica del borgo è quella di sembrare una grossa nave pietra, soprattutto In certi giorni e in certe stagioni, quando la foschia avvolge la valle arrampicandosi fin sotto la base rocciosa.

Su questa nave, nei secoli, ci sono saliti in molti. Il quartiere Grecia, nella zona orientale, resta una testimonianza della dominazione bizantina, con le sue case arrampicate sullo sperone di roccia, con quelle delle famiglie più agiate in cima al colle e le altre scavate nella roccia. Da qui si domina il panorama del Marchesato.

Di fianco al rione Grecia, c’è il rione della Iudea, abitato dagli ebrei fino a quando nel 1510 furono, come scritto sopra, cacciati…

Il periodo d’oro della città fu tra il secolo IX e l’XI quando sorsero il battistero, la vecchia Cattedrale, la chiesa di Santa Filomena e altre rovine sparse sul territorio a testimonianza della dominazione bizantina. Il Battistero, raggiungibile da una porticina della Cattedrale, rimane  il più antico monumento bizantino della Calabria e fu realizzato tra l’VIII e il IX secolo. Costruito a base circolare con una croce greca inserita, era in origine un martyrium, poi fu adibito a battistero. Il fonte battesimale originario è posto al centro, mentre il portale ogivale in pietra è di origine sveva. I colori bizantini della decorazione interna purtroppo sono andati persi nel tempo.

La chiesa dell’Addolorata, è invece risalente all’epoca pre-normanna e sorge sui resti dell’antico vescovado. Conserva ancora numerosi elementi della vecchia cattedrale del 1036. L’interno è a tre navate, costruito nel XVII secolo e conserva un bellissimo altare barocco. La chiesa di Santa Filomena è un’interessante esempio di architettura bizantino-normanna, risalente all’XI secolo e formata da due cappelle sovrapposte a pianta rettangolare, con una cupoletta decorata da colonnine che ricordano le costruzioni armene e due portali ogivali normanni. 

Sempre i Normanni sono gli ideatori del castello, maestoso e imponente, ed eretto nel 1076 sui resti di una precedente fortificazione bizantina. Roberto il Guiscardo ne fu la guida e lo creò secondo la sua concezione. Nei secoli, però, di questa concezione rimase ben poco, poiché le famiglie che si succedettero al potere a Santa Severina lo modificarono via via, a partire da Andrea Carafa nel 1496, che decise di ampliare e ricostruire in buona parte il maniero. Poi vi furono altri restauri nei secoli successivi ad opera delle nobili famiglie che lo abitarono, come i Ruffo e i Gruther.

Ad inizio ‘900, il castello è stato acquistato dal Comune che lo ha ristrutturato, riportandolo all’antico splendore. Oggi rappresenta un’opera militare indubbiamente tra le più importanti della Calabria ed è composto da un mastio quadrato, risalente al quattrocento e quattro grosse torri angolari, in corrispondenza delle quali di presentano quattro bastioni sporgenti.

Il castello è cinto da maestose mura merlate ed è circondato su tre lati da un fossato. All’interno contiene labirinti sotterranei e alcune scuderie con resti di affreschi medievali. I grandi saloni interni sono ornati da decorazioni a stucco e dipinti barocchi, creati da Francesco Giordano.

Molto suggestivo è poi il belvedere, costruito nel 1535 da Galeotto Carafa, da dove è possibile ammirare tutto il Marchesato, Crotone e il mar Ionio.

La cattedrale invece fu eretta tra 1274 e 1295 da Ruggiero di Stefanunzia ed ha un impianto a croce latina a tre navate. Qui della struttura originale resta il portale, poi si nota un’epigrafe sulla facciata che ricorda il rifacimento del 1705 per opera dall’arcivescovo Berlingieri. La chiesa è dedicata a Santa Anastasìa, patrona del paese.

La chiesa di Sant’Antonio, col suo bel portale in tufo e all’interno il sacello dei duchi Sculco (1666) oltre ai due cicli di affreschi rappresentanti la vita di San Francesco d’Assisi e quella di Sant’Antonio da Padova, risale invece al seicento. 

La cattedrale e il castello danno sul “campo”, nome che i cittadini di Santa Severina danno alla piazza principale.

Storicamente il bello di Santa Severina è che tutte le grandi civiltà del mediterraneo hanno lasciato qui un segno visibile sotto forma di tracce, reperti, monumenti.

The charming little town is located in the province of Crotone, laying on a plateau overlooking the Neto valley not too distant from the Ionian cost known as the Saracen’s Coast.

It was probably founded by the Oenotrians, (“tribe led by Oenotrus” or “people from the land of vines – Οἰνωτρία”) ancient people (Italiotes) of unknown origin who inhabited a territory from Paestum (Campania) to southern Calabria before the colonization of the Greeks. By the sixth century BC, the Oenotrians had been absorbed with other Italiotes tribes.

Santa Severina appare misteriosa e austera, arroccata nel tufo. Chi l’ha vista la mattina all’alba, quando c’è la foschia che la avvolge fino a sotto la base rocciosa, sostiene assomigli ad una grande nave di pietra.

Il borgo è ricco anche di feste e tradizioni come la Processione del Cristo Morto, ovvero
la passione di Cristo che viene rappresentata per le vie del borgo, durante il Venerdì Santo.

Un’altra festa sentita è quella di Sant’Antonio, che si svolge l’11-12 e 13 giugno. Poi c’è l’estate Sanseverinese, ricca di manifestazioni musicali, teatrali, cinematografiche e sportive in piazza Campo e al castello. Questa si svolge da luglio a settembre e accompagna i turisti che visitano il paese.

Le passeggiate e specialità locali

Oltre al centro storico si possono intraprendere passeggiate lungo i sentieri di Monte Fuscaldo, che offre spettacolari vedute panoramiche.

A Santa Severina ci sono un paio di ricette veramente autoctone oltre alla cucina regionale calabrese. Una è la pasta “chjna”, ovvero rigatoni al forno ripieni di formaggio provola e salsiccia.

Il prodotto locale del borgo per eccellenza è invece l’aranciaru, l’arancia, che ha qui, grazie alle caratteristiche del terreno, alcune qualità organolettiche esemplari tanto da renderla richiestissima dal mondo della ristorazione.

Consiglio proprio Santa Severina, è davvero tipico, affascinante e ricco di storia come borgo….fede