Sandro Bonvissuto. La gioia fa parecchio rumore

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Sandro Bonvissuto
La gioia fa parecchio rumore.

Un libro potente, una scrittura potente per narrare un amore altrettanto potente.
Non c’è un protagonista, in questa storia, c’è un ragazzino che racconta una coralità fatta dal nonno, dal padre, dalla madre, da Zio e da tutti quelli che hanno lo stesso potente amore “noatri “
“La vita inizia nel momento in cui si comincia ad amare “”Io sono nato davvero quando ho cominciato
ad amare “

Nella sua famiglia c’era un’unica legge:” esiste solo chi ama “
È cominciato nel l’infanzia, la prima cosa che ha amato,” è la mia squadra di calcio del cuore. Il suo nome è A.S.Roma.

Un collante fenomenale questo amore smisurato, una comunità che si riconosceva e si rispettava nella buona e cattiva sorte, di più nella cattiva, che nella buona sono bravi tutti.
Il tempo era scandito dalla Roma e in virtù della stessa.
In ossequioso silenzio seduti sul divano nuovo ed ognuno al suo posto, la scaramanzia è sempre presente, davanti alla radio a sentire le partite, ma anche nelle tante trasferte in casa e fuori, dei veri e propri pellegrinaggi, con la macchina di Zio che posteggiava lontano dallo stadio a Roma, o con un pulmino: “ di chi è?” .

“ È nostro “, con gli immancabili panini con la frittata che mamma preparava per tutti, un altro rito.
Quando non era impegnato con la famiglia per la Roma, il nostro protagonista andava a trovare Barabba ( l’unico ad avere un nome proprio in questo romanzo), un personaggio tutto da scoprire, uno che stava al margine, ebreo, ma un grande maestro di vita e non solo.
È un’infanzia felice, in un quartiere popolare che è una famiglia allargata.
Roma è onnipresente in questo libro, oltre la squadra di calcio, Roma i suoi quartieri, le sue vie, la sua storia, narrata nei vari spostamenti che avvengono a coronare il tutto. E anche in questo caso un amore sconsiderato, il vero romano nasce e muore a Roma.
È il ritratto della Roma degli anni 70/80, quella che si percorre a piedi senza il caos che la caratterizza oggi, come una bella cartolina in bianco e nero, così come è una bella fotografia in bianco e nero quella che rivela “la famiglia “, magari col vestito buono della festa.
Poi qualcosa cambia nel calcio che si apre agli stranieri e all’A.S. Roma, arriva un brasiliano, “che manco sapevo dov’era il Brasile “. Il suo nome era pronunciato con la r invece della l, avrà la maglia numero 5.
Una grande festa ad accoglierlo all’aeroporto, c’era tutta la Roma, un benvenuto mai visto, festa che è continuata anche subito dopo che lui è salito sulla macchina che lo prelevava. In un batter d’occhio il piazzale è stato apparecchiato, sono spuntati tavoli e vettovaglie di ogni genere. Che spettacolo!
Grandi novità ha portato il brasiliano, quando segnava saltava col pugno alzato verso la tribuna sud ( Foto di copertina), che numeri.

E l’amore si è concentrato da quel momento su di lui, ed è la prima volta che si stacca un po’ dalla famiglia. Amore che lo fa esultare anche quando gioca con la sua squadra contro la nazionale.
La riduzione della recensione non rende la bellezza del libro.
Che arriva a spiegare come, quando è perché la gioia fa troppo rumore, da commuoversi.
È un libro molto bello, scritto molto bene, non è un libro sul calcio, è un libro sulla vita, un tipo di vita che ti forma e ti plasma al meglio.
È un libro di filosofia di vita, quella che ha origini antiche e da queste muove in avanti. È un libro che insegna come è possibile amare senza pretesa di ricambio.
Impararlo da piccoli, certo, è meglio, ma rifletterci da adulti non fa male.
Complimenti allo scrittore.
È ovviamente consiglio di leggerlo.

Anna