Salviamo il nostro mare dalle ricerche petrolifere

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Ecco cosa succede in Italia quando un ” rottamatore ” va al potere, produce leggi come lo ” Sblocca Italia ” che nemmeno mio nonno avrebbe scritto, una visione del futuro del nostro ” Bel Paese ” che invece di proteggere la bellezza, la storia, la cultura ed il paesaggio unico della nostra Italia, cosa fa, come novello Nerone vuole distruggere il poco che resta. Parliamo di un luogo che per la bellezza del suo ambiente, bisognerebbe proteggere, come intelligentemente si è fatto con la riserva marina di Porto Cesareo. Dopo che ad est c’è il rischio sempre più imminente di un grosso tubo che trasporti il gas dall’Azerbaijan, ad ovest della nostra striscia di terra, posta quasi al centro del mediterraneo, lì dove infuocati tramonti incendiano l’aria, si vuole scavare pozzi petroliferi e fare sondaggi che sconvolgerebbero la fauna marina. Cosa resterà del golfo di Taranto? E’ questa la domanda che mi sovviene guardando l’enorme concessione petrolifera che la Schlumberger Italiana richiede al Ministero dell’Ambiente nel mar Ionio. Si tratta di un’ispezione sismica tridimensionale con air-gun ( pistola ad aria compressa ) in un area di oltre 4000 chilometri quadrati e per acquisire circa 4300 km di linee sismiche per una durata di 92 giorni. Ci sono dentro tutti proprio tutti, la Basilicata, la Puglia, la Calabria, con le province di Crotone, Cosenza, Matera e Lecce protagoniste loro malgrado.mare-lido-conchiglie La prima cosa che dicono è che “ non è contemplato, in nessun momento, di procedere con alcun tipo di perforazione finalizzata all’esplorazione, né tanto meno allo sfruttamento di eventuali giacimenti “. In nessun momento. Benone. Quindi fanno le indagini per passatempo? Per amore della conoscenza? O dicono cosi solo per prenderci in giro? Continuo a leggere e poi aggiungono: “La proposta di prospezione geofisica è scaturita dalla necessità di perfezionare la conoscenza del sottofondo marino in quest’area, caratterizzata da un’interessante potenzialità mineraria, e di mettere a disposizione delle compagnie che operano nell’area i dati ad alta risoluzione ottenuti con le prospezioni geofisiche.” Ah, eccola la verità: c’è una interessante potenzialità mineraria e le “ compagnie che operano nell’area ” possono usare questi dati, e quindi la Schlumberger offre di “perfezionare la conoscenza del sottofondo marino”. Ma, di quali compagnie si tratta? Di compagnie turistiche, di ditte di pesca? Molto più probabile che si tratti di ditte petrolifere che hanno come scopo quello di trivellare, soprattutto visto che la stessa Schlumberger si autodefinisce “la più grande compagnia al mondo di servizi per le società petrolifere”. Come dire: non preoccupatevi, prendiamo solo i dati, facciamo tre mesi di air-gun, chissà, magari ci lascia le penne qualche cetaceo, ma alla fine non siamo noi a trivellare, sarà un altro! La cosa che lascia interdetti è che questa concessione “si sovrappone” ad altre già esistenti, dell’Eni, dell’Enel Longanesi, della Transunion. Interessante soprattutto che qui si tratta di air gun, per le concessioni già in itinere si trattava di permessi di ricerca che di solito prevedono il pozzo. Ad ogni modo, la tecnica di air gun che la Schlumberger intende usare nello Ionio è la stessa che aveva proposto per i mari di Sardegna. Ci sarà una batteria di 24 pistole con violenti spari di aria compressa ogni 5-15 secondi fino a 260 decibel, un bombardamento di intensità elevatissima per le specie acquatiche. Più forte dell’air gun ci sono solo i terremoti ed i vulcani nei fondali marini. Tutto sarà fatto per la protezione dell’ambiente – ovviamente – ma è strabiliante il numero di parchi marini, di riserve naturali, di siti di importanza comunitaria, di zone speciali protette, di zone di sosta per uccelli migratori, e di aree sottoposte a vincoli paesaggistici che in qualche modo saranno impattate da questa proposta della Schlumberger e di chiunque ne comprerà i dati. C’è pure l’area protetta di importanza mediterranea di Porto Cesareo. Ci sono qui specie animali e vegetali protette da ogni convenzione europea e mediterranea possibile – fra cui la tartaruga Caretta Caretta, la tartaruga verde, la tartaruga liuto e la Posidonia Oceanica, nonché coralli e grotte sommerse.mare-salento Ci sono aree di riproduzione di naselli, gamberi, scampi. Continuo a leggere il progetto. Mi colpisce veramente la superficialità degli scriventi. E’ tutto estremamente ridotto, trascurabile, nullo. Elencano tutti i minimi dettagli del numero di abitanti della Calabria, e ci dicono che si fermeranno per venti minuti se incroceranno un cetaceo, ma poi… poi non riescono (o non vogliono!) vedere e a discutere il tutto in una ottica più grande. Cosa resterà del golfo di Taranto se questa concessione diventa produttiva, anche fra dieci o venti anni, e considerato che nella zona ci sono almeno altre sei concessioni petrolifere? Non si tratta solo di air-gun quanto del primo passo verso il trivellare l’intero golfo di Taranto allo scopo di tirare fuori una sostanza inquinante in un posto ecologicamente fragile che avrà bisogno di infrastruttura pesante per anni a venire. Se li lasciamo fare, cambierà tutto in un modo o nell’altro: l’ecosistema è uno solo, come uno solo è il golfo di Taranto, un mare semichiuso dove già c’è dell’altro. Ed è per questo che è veramente tragico che lo Sblocca Italia renda il processo decisionale meno partecipativo: che ne possono sapere i burocrati di Roma delle bellezze silenziose di Porto Cesareo? E di tutti quegli altri altri siti protetti? O della gente che va al mare di Santa Maria di Leuca? O vogliamo veramente credere che tutte queste trivelle mai e comunque avranno effetti e che tutto è veramente trascurabile, nullo, minimizzato? Dopo l’aggressione alle nostre terre con colate di cemento ed asfalto, ecco arrivato il momento di distruggere l’eco-sistema marino, ma il turismo non doveva essere il volano della nostra economia ?

 Raimondo Rodia