Salvatore Massimo Fazio. Regressione suicida

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Salvatore Massimo Fazio
Regressione suicida.

A cura di Anna Cavestri

Fare la recensione di questo libro è per me, non facile. Chiedo venia fin d’ora all’autore.
Proverò ad accennare di che parla in generale.
Intanto è un libro di filosofia, con specifico linguaggio colto e appropriato (e per addetti ai lavori )
Per poi arrivare alla tesi che da il titolo al libro, l’autore analizza, fino a frammentarne il loro pensiero , il filosofo rumeno, neutralizzato in Francia, Emil Cioran ed il filosofo Manilo Sgalambro.

Filosofi che sono stati per lui grandi maestri.
Entrambi sono definiti pessimistici o nichilisti, pur non appartenendo veramente a nessuna corrente filosofica ben definita come altri filosofici, qui citati. Accomuna entrambi, a Cioran prima e poi a Sgalambro,” la solitudine del pensare e la distanza dall’accademismo ….”
“Il filosofo è un solitario ,ignoro perché dovrebbe avere amici. ..”(Cioran )
Mentre Sgalambro si definiva pessimista, nichilista e di tuttista.

Persino chansonnier.
Questi argomenti qui ben articolati e supportati sia da scritti dei due autori sia confrontati coi filosofi di loro (presunta o reale ispirazione ) , portano lo scrittore a concludere , se ho capito , che è arrivato il momento di togliersi di dosso le zavorre che i due hanno lo hanno appesantito con il loro dissertare di filosofia.
Verso una regressione suicida, che è una rinascita, un ripartire e non un suicidio, per purificarsi dalle dipendenze dai due filosofi, che pure ha studiato molto e anche amato .
Il libro in fondo è un omaggio ai due , un libro di maturazione questo e probabilmente spunto per nuovi approfondimenti.
Sebbene, per i non addetti ai lavori come me, non si legge tutto d’un fiato, è comunque consigliata la lettura, perché non solo c’è sempre da imparare, ma sia Cioran che Sgalambro, sono due persone interessanti.