S. e A. Bartolini Il viaggio dell’airone

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Silvia e Andrea Bartolini
Il viaggio dell’airone

A cura di Anna Cavestri 

Libro scritto a quattro mani dai fratelli Bartolini.
1934, Rubus, un ragazzino, viene imbarcato dai genitori, da Heidelberg verso l’America per salvarlo, dalle persecuzioni che erano in atto ” andrai in avanscoperta”, gli avevano detto, rassicurndolo, i genitori e che presto l’avrebbero raggiunto.

In tasca aveva l’indirizzo della persona che l’avrebbe accolto a New York.
Era salito sull’imponente Stella Bianca con grande tristezza, un pomerigio mentre ricordava le parole dei genitori, sdraiato ad annusare la brezza marina, incontra Spinone un anziano signore che andava avanti e indietro sul ponte della nave.
All’improvviso una luce in cielo, che si stava dirigendo proprio verso di lui, era un airone, aveva delle piume rosse sul capo ed era particolarmente grande. Anche Spinone se n’era accorto e si era inchinato tre volte alla sua vista.

Tra loro nasce subito un’amicizia che aiuta Rubus a sopportare meglio quel noioso viaggio.
Spinone gli racconta di essere un botanico, “ uno che osserva le piante, le studia nella loro particolarità e le ama”. , egli va spesso in giro a cercare rarità e poi le scrive sulla rivista “Il viaggio dell’airone”, una rivista specializzata cha ha fondato dopo l’università.

In seguito verrà spiegato il motivo di questo titolo.
L’Università che aveva frequentato in Belgio, godeva di fama internazionale, retta dal professor Hecke, membro della Confraternita della Foglia Argentata, pionieri della della ricerca e della botatica farmaceutica. Fra lui il professore s’era creato un buon rapporto tanto che lo invitava a fare esperimenti nel laboratorio di casa sua: aveva scoperto l’artiglio del diavolo, una pianta della Nambia che aveva effetti terapeutici.

Nel laboratorio aveva incontrato altri botanici, tra cui Calla, che oltre alla passione per la botanica era una brava disegnatrice e fotografa.
Tra gli studenti c’era molto affiatamento e molto di più con Calla che diventerà sua moglie.
Il romanzo prosegue come una favola, o ramanzo fantasy, raccontando l’avventura di un suo ex compagno di studi che era andato in centro America, in una riserva naturale, presso un villaggio sconosciuto e lontano dal mondo civilizzato, dove si era imbattuto in un albero di Ginko di dimensioni eccezionali, e che lo invitò a raggiungerlo.

Insieme a Calla , hanno cercato di raggiungere l’amico, ma arrivati sul posto, hanno trovato molti misteri, ma non l’amico. In quel luogo Calla gli racconta che anche suo padre si era avventurato in una foresta trovandosi davanti ad un albero di Ginko.
“Era un giorno di primavera quando gli abitanti di Latsia, un villaggio di trenta anime nascosto tra i pendii del Taigheto, videro arrivare un uomo alto, imponente, vestito con una divisa militare scura. Portava sulle spalle un grande zaino e tra le mani, piene di piaghe, un lungo bastone. Non fu un caso che Pavlos arrivò in quel luogo sperduto, gli era stato dato l’arduo compito di vegliare su un albero di Ginkgo che nascondeva un passaggio verso un altro pianeta.

“La storia narra che, quando gli Dei dei Mondi decisero che la Terra avrebbe accolto la razza umana, nove alberi di Ginkgo furono donati da un Pianeta antico e precedente al nostro, affinché creassero l’ambiente e producessero l’ossigeno necessario alla nascita dell’uomo. Questo mondo si chiamava Heilun e gli fu affidato il compito di vegliare sulla Terra”.

La storia del padre di Calla, Pavlos e di Spinone alla ricerca dell’amico, si intrecciano, si assomigliano. Sono storie piene di eventi “innaturali” “magici” ed anche tragici, una lotta impari tra uomo civilizzato, abitanti della foresta e natura.
Nonostante le vicissitudini, Spinone sopravvissuto a questa esperienza era riuscito a tornare a casa con tanto materiale, piante rare e terapeutiche catalogate per la loro rivista.
Anche quello che succede all’arrivo a New York ha dell’incredibile, ed inizia una nuova storia, tra Rubus e Spinone.
Un romanzo /favola, interessante, dove la fantasia si mescola con la verità, dove tutto può sembrare vero, ma il mistero degli eventi è sempre in agguato.