Rwanda

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Daniele Scaglione
Rwanda

A cura di Anna Cavestri 

Per cento giorni a partire dal 7 aprile 1994, avviene il più grave genocidio del ‘900, dopo la seconda guerra mondiale.La 
Almeno 800.000 persone trovano la morte.
Una situazione politica e sociale molto particolare di cui offre un notevole contributo di analisi Scaglione, per fa capire il perché, sempre che tale possa definirsi, di tanta gratuita crudeltà, nella quasi totale “assenza” della comunità internazionale.
Comunità che, pur avendo i mezzi, non ha impedito questo genocidio.
Nella presentazione del libro l’autore ha fatto un quadro molto preciso di quello che è successo e che si è voluto e si vuole dimenticare in fretta.

Una splendida prefazione di Ascanio Celestini:

“ Senza stare a mettere in fila gli altri aggettivi che usiamo per le grandi tragedie, c’è da dire che la vicenda del Rwanda è un racconto da fare a tavola con gli amici, al bar…………Provate a leggere questa storia e a raccontarla…….Certo qualcuno penserà che sia meglio parlare del mondiale di calcio o delle fidanzate……
Un paese piccolissimo dell’ Africa, quasi un mondo fiabesco, che all’improvviso si trasforma in un mostro divoratore di esseri umani.
E poi ci siamo anche noi in questa storia, con qualche informazione qua e là……. ci siamo come europei colonialisti…… con le nostre operazioni di pace e guerra……..
In spiaggia col cremino in mano..sotto l’ombrellone, al vostro vicino di asciugamano raccontate del bambino che chiese a suo padre di seguirlo quando tutti i giorni va a compiere il suo dovere di massacratore….che il papà gli disse:” sei troppo piccolo, non sei utile a niente “ e il figlio rispose “ ma posso almeno uccidere un bambino della mia età “

È una storia terribile e non va dimenticata, soprattutto in tempi in cui l’oscurantismo sembra prendere il sopravvento.
Oggi il Rwanda è un paese, un paese in cui si vive bene, racconta Scaglione, un paese dove la popolazione è occupata, non c’è migrazione.
Un paese molto bello da visitare in assoluta tranquillità,… oggi.

È un libro che fa male e questo deve far riflettere.

Anna