Il rumore dei tuoi passi

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Il rumore dei tuoi passi

Valentina D’Urbano

Tea edizioni 2012 319 pp.

Recensione a cura di Antonella Gagliardo

È la prima volta che leggo quest ‘autrice ma non sarà , di certo, l’ultima , perché la sua penna chirurgica, incisiva, tagliente, mi ha letteralmente conquistata. La D’Urbano mi ha ” risucchiata ” nel vortice di un giovane dolore , che difficilmente potrò dimenticare. I protagonisti di questo dolore sono Beatrice e Alfredo. Sono gemelli ma non fratelli. I gemelli, ci chiamavano.

<<Dicevano che eravamo uguali , anche se non ci assomigliavano per niente. Dicevano che a forza di stare insieme eravamo diventati identici, sputati, come due gocce d’acqua. >>

Ciò che li unisce è un legame profondo che inizia dalla fratellanza, evolve nell’amicizia e diventa una forma d’amore diversa dall’idea che io stessa posso avere d’amore. Crescono insieme in un quartiere degradato, serrato su una collina un po’ fuori dal mondo , chiamato la ” Fortezza”.

<<Gli hanno affibbiato un nome antico e poetico , ma qui non c’è niente di nobile. Non abbiamo bisogno di una fortezza. I muri non servono a niente quando è da noi stessi che dobbiamo difenderci. >>

Ed è in quel posto sporco, volgare, misero che diventano uguali. Sviluppano la stessa rabbia per la vita, lo stesso modo di farsi del male e lo stesso modo di amarsi e odiarsi ad intermittenza. Sulla loro pelle bambina si riflette lo schifo che è intorno. Il dramma per Alfredo è amplificato dalla morte della madre e dalla violenza che subisce , insieme ai due sue fratelli, dal padre ubriaco che li picchia brutalmente. Crescendo però è Bea, l’unica voce narrante di questo romanzo, a diventare più forte.

<<Perché una delle cose buone di Alfredo era proprio questa : sapeva amare incondizionatamente. Ma non aveva il mio carattere. Se nella nostra amicizia c’era un pilastro portante, quello ero io. Lui amava come un cane, con la stessa insensata fiducia, con lo stesso trasporto. Io invece odiavo. >>

Bea, odia, perché ci spera di uscire da quel mondo, da quella prospettiva spettrale della vita. Non si rassegna come tutti gli altri. Bea spera, Bea sogna , anche se poi si scontra con la realtà e anche le migliori aspettative diventano solo un’utopia. <<Non sarò mai più al sicuro come lo sono qui dentro , in questo quartiere di ladri e di spacciatori, di tossici e di delinquenti, questo posto con gli angoli sporchi e gli androni che puzzano di piscio, con i lampioni rotti e le strade che annegano nel buio, e i confini sorvegliati affinché nessuno entri a ficcare il naso, a vedere cosa facciamo. >>

Crescono negli anni di piombo, nel tempo della violenza più truce, nel terrorismo. Bea , che resta sempre la più forte, sostiene sempre il suo Alfredo, che si infragilisce sempre di più diventando adolescente. Il suo dramma privato lo divora. I due , segretamente, e senza dirselo , nei loro quindici anni già si amano. Alfredo avrà sempre bisogno della sua Bea , Bea di Alfredo , in un rapporto simbiotico che li vedrà crollare insieme e insieme rialzarsi. Un amore taciuto perché non ha bisogno di parole. Un amore disperato. <<Avremmo dovuto viverci la vita. È invece ce ne stavamo lì abbracciati a cercare di non morire. >>

Il linguaggio crudo di Valentina, la trama della storia mi hanno riportato indietro nel tempo , in quel pessimismo di Giovanni Verga, dove un destino, specie il più crudele, non può mutare, dove le vite sono segnate, dove non c’è spazio nemmeno per i sogni.

<<Non lo so , forse era l’ambiente che ci aveva prodotti. Forse ce l’avevamo nel sangue. Forse era la gente che frequentavamo , la noia, la mancanza di obbiettivi. La consapevolezza di non poter mai essere niente di diverso , la presa di coscienza che saremmo stati così per tutta la vita. Fuori si susseguivano gli anni e il mondo cambiava. Dentro di noi rimanevamo fermi. >>

Il finale del romanzo spinge alle lacrime, nonostante fosse già stato espresso nell’incipit della stesso. Nel modo di arrivarci, pero’, mi ci sono immedesimata per intero, e non vi nascondo che le lacrime scendevano da sole. Leggeró anche il secondo volume ” Alfredo”, dove a raccontare la storia sarà proprio Alfredo perché sono sicura che una storia, non è mai la stessa, se le persone che la raccontano sono più di una.